Menu

Il discorso d’insediamento del Presidente della Bolivia Luis Arce

Onore e Gloria ai nostri avi che sempre ci accompagnano!

Onore e Gloria a tutte e tutti i martiri della liberazione!

Onore e Gloria ai caduti a Senkata, Sacaba, El Pedregal!

Onore e Gloria agli eroi del popolo che hanno recuperato la democrazia!

Saluto il popolo boliviano, il fratello Vice presidente dello Stato Plurinazionale di Bolivia e Presidente dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale, fratello jilata David Choquehuanca.

I fratelli: Re Felipe VI di Spagna, Felipe di Borbone e Grecia; presidente della Repubblica di Argentina, Alberto Fernández; presidente della Repubblica del Paraguay, Mario Abdo Benítez; presidente della Repubblica di Colombia, Iván Duque Márquez; presidente del Consiglio dei Ministri del Perú, Walter Roger Martos Ruiz; vicepresidente Secondo di Spagna, Pablo Iglesias.

I cancellieri della Repubblica Islamica dell’Iran, Repubblica Orientale dell’Uruguay, Repubblica Bolivariana del Venezuela, Repubblica del Chile. Almuhamed Al Jasmi’s, delegato di sua altezza, jeque Jalifa bin Zayed bin Sultan Al Nahayan​, presidente degli Emirati Arabi Uniti.

I parlamentari di paesi fratelli, delegati ufficiali di altri paesi che oggi ci accompagnano. Segretari generali della CAN, Parlasur; Segreteria Generale Iberoamericana, ALBA, Banco Interamericano di Sviluppo; rappresentanti di organismi internazionali, al corpo diplomatico accreditato in Bolivia; osservatori elettorali; al Presidente della Camera dei Senatori; al Presidente della Camera dei Deputati; a tutte le senatrici, senatori; deputate, deputati.

Autorità nazionali e sub-nazionali dello Stato Plurinazionale di Bolivia. Autorità degli organi dello Stato. Alto Comando Militare e di Polizia. Ex presidenti democratici, autorità religiose e spirituali.

Dirigenti delle organizzazioni sociali, contadine, indigene e operaie. Rappresentanti di partiti politici, alla dirigenza e ai militanti del MAS- IStrumento Politico Per la Sovranità dei Popoli.

Saluto la famiglia del nostro fratello, jilata David Choquehuanca, e un saluto molto speciale per la mia famiglia, per mia mamma Olga, mia moglie, Lourdes, i miei figli: Marcelo, Rafael, Camila. Per i miei nipoti e tutta la mia famiglia, che ringrazio oggi da questa tribuna per tutta la loro pazienza e appoggio. Durante gli anni in cui sono stato Ministro dell’Economia e Finanze Pubbliche, ho sacrificato molti anni con voi, per dedicarmi a servire la nostra patria, e oggi vi chiedo altri cinque anni di pazienza e tolleranza.

Saluto con molto affetto tutte le boliviane e boliviani che ci accompagnano in questo giorno storico per il popolo boliviano.

A partire dal 10 di novembre del 2019, dopo 21 giorni in cui si è sfuggiti alla volontà popolare espressa nelle urne e che avevano dato un vincitore, la Bolivia è stata scenario di una guerra interna e sistematica contro il popolo, specialmente contro i più umili.

I due compiti che il governo de facto si era imposto, pacificazione del paese e convocazione immediata a elezioni, non sono stati portati a termine, tutto il contrario. É stata seminata morte, paura e discriminazione, c’è stata una recrudescenza del razzismo ed è stata usata la pandemia per prorogare un governo illegale e illegittimo.

La persecuzione e criminalizzazione scatenata dal regime contro dirigenti del MAS-IPSP e dei movimenti sociali, contro donne e uomini umili del popolo, si è tradotta in morti, feriti, carcerati, perseguitati, richiedenti asilo ed esiliati.

Sacaba, Senkata e El Pedregal sono una prova inconfutabile della brutalità del regime, però sono anche simbolo di dignità e resistenza insieme a uomini come Carlos Orlando Gutiérrez Luna, grande dirigente minerario che ha lottato con coraggio per il recupero della democrazia e che sempre vivrà nel cuore del popolo.

Però, come direbbe Marcelo Quiroga Santa Cruz, quel leader socialista assassinato nell’altro colpo di Stato nel 1980, non è l’odio quello che spinge le nostre azioni, bensì una passione per la giustizia.

Questo 8 di novembre del 2020 iniziamo una nuova tappa nella nostra storia, e vogliamo farlo con un governo che sia per tutte e tutti, senza discriminazioni di alcuna natura.

Il nostro Governo cercherà in ogni momento di ricostruire la nostra patria in unità per vivere in pace.

In questo cammino, la democrazia è un valore fondamentale dei popoli ed è quella in cui si esprime in maniera inequivocabile la volontà della popolazione ed è anche un asse portante della nostra istituzione e della nostra società.

La democrazia non è solo il voto per eleggere autorità a tutti i livelli, ma anche elezioni aperte, giuste. È la partecipazione di tutte e tutti senza esclusione di nessuno, e meno che mai delle maggioranze sociali e nazionali culturali. É la protezione dei diritti civili e politici come la libertà di espressione e la libertà di organizzazione. È pluralismo politico.

Tutti questi requisiti, che qualificano un sistema democratico, sono stati mutilati in un anno di un governo de facto. Per mesi si sono riempiti la bocca di democrazia per pochi, mentre tentavano di proscrivere non solo il MAS, ma il popolo nel suo insieme.

Dal recupero della democrazia in Bolivia, nel 1982, che è stato il prodotto della lotta del popolo boliviano, mai come ora è stata evidente una democrazia mutilata dei suoi contenuti centrali. Una immensa maggioranza plurinazionale ha affrontato il pericolo della proscrizione, della criminalizzazione e della persecuzione.

Sono stati stigmatizzati i movimenti sociali, i contadini, gli indigeni e gli operai. Siamo stati chiamati selvaggi, sediziosi, terroristi. Sono state umiliate le donne con la maglietta, è stata bruciata la nostra Wiphala, che è come bruciare noi stessi, come bruciare le nostre radici, da parte di settori minoritari della popolazione. Come è stato messo in evidenza nelle elezioni dell’ottobre scorso, si voleva una democrazia solo per pochi.

Di fatto, questi settori minoritari alzano la bandiera della democrazia solo quando gli conviene, e quando no, ricorrono alla destabilizzazione, alla violenza, ai colpi di Stato per impossessarsi del potere.

Purtroppo, alcuni gruppi vogliono tornare alla democrazia escludente, mutilatrice della nostra plurinazionalità, nella quale non partecipino quelle maggioranze che con lo sforzo del loro lavoro rendono possibile la Bolivia di tutti i giorni.

Invece, malgrado queste condizioni avverse, malgrado la partecipazione del popolo sia stata minacciata dalla violenza del governo de facto e da gruppi paramilitari, nelle elezioni del 18 di ottobre abbiamo ottenuto una storica vittoria nelle urne con oltre il 55%.

Siamo maggioranza. Questo vuole dire che la popolazione boliviana ha votato per la pace e la stabilità, per la speranza e la dignità, per il rincontrarsi di tutti e tutte le boliviane e i boliviani.

Questo voto del 55.10% non è di Luis Arce né di David Choquehuanca. Questo voto è il prodotto della coscienza e dell’organizzazione di un popolo che non vuole libertà per pochi, ma per tutti. 

È il voto di un popolo che non vuole benessere per pochi, ma per tutti; che non vuole allegria per pochi, ma per tutti.

Assumiamo questo mandato che ci da la popolazione, il popolo, per lavorare instancabilmente e con umiltà per la ricostruzione della nostra Patria, e ci impegniamo a rettificare quello che è stato mal fatto e ad approfondire quello che è stato ben fatto.

In ottobre del 2020 ha trionfato la democrazia interculturale, ha trionfato la democrazia che permette la deliberazione e l’organizzazione dal basso e ha trionfato la democrazia che traduce quella volontà, quella forza creativa attraverso il voto. Però democrazia è anche materializzazione dei diritti contenuti nella nostra Costituzione Politica dello Stato.

A niente serve eleggere le autorità mediante il voto se allo stesso tempo il popolo, al quale si deve la democrazia, è privato dei diritti fondamentali, come quelli dell’accesso alla salute, all’educazione, al lavoro, alle entrate e all’abitare.

Democrazia è avere il diritto di usufruire della ricchezza che è per tutti e non per alcuni, e questo l’abbiamo fatto in 14 anni e questo porteremo avanti nel nostro Governo: la ridistribuzione delle entrate, le obbligazioni andranno sempre di pari passo con la nostra politica economica.

Lavoreremo tutte e tutti per recuperare i livelli di crescita che il governo de facto ha fatto a pezzi, e lo faremo riducendo la povertà, come pure le disuguaglianze economiche e sociali. Questi sono i principi che guidano il nostro modello economico sociale comunitario produttivo al quale ritorneremo.

Oggi la nostra Patria affronta una tripla crisi iniziata a novembre del 2019 con il colpo di Stato peggiorata con la pandemia.

La crisi politica che è stata generata da un governo che non è uscito dalle urne né dal rispetto dei regolamenti dell’Assemblea Legislativa Plurinazionale né tanto meno dalla sua aderenza alla Costituzione Politica dello Stato.

La crisi sanitaria, prodotto della comparsa della pandemia mondiale del COVID-19 in Bolivia, e alla quale il governo de facto non ha potuto offrire alcuna risposta integrale adeguata.

La crisi economica derivata dall’incapacità del governo di generare stabilità e crescita con giustizia sociale. In un anno si è retrocesso in tutte le conquiste del popolo boliviano.

Ci sono quelli che sostengono che la situazione attuale è prodotto unicamente ed esclusivamente dell’azione di quel nemico silenzioso chiamato COVID-19. Però voler attribuire tutta la colpa di questa situazione alla pandemia non è corretto, la crisi si veniva delineando all’orizzonte dal colpo di Stato, dopo il cambiamento brusco della politica economica e si è acuito a seguito degli effetti della crisi sanitaria.

Oggi la nostra economia nazionale è in mezzo a una recessione profonda. Attualmente c’è una caduta del PIL dell’11,1%.

Secondo dati pubblicati dall’Istituto Nazionale di Statistica, nel secondo trimestre di quest’anno il nostro paese è passato dal guidare la crescita economica del Sudamerica per sei anni nel periodo tra il 2006 e novembre del 2019, al presentare la caduta più forte dell’economia negli ultimi quasi 40 anni. Allo stesso modo il déficit fiscale programmato per la gestione 2020 arriva al 12,1% e diventa il più alto dal periodo della UDP, il déficit del settore pubblico finanziario a settembre arriva già a 5,6%.

Da parte sua, il Tesoro Generale presenta un déficit programmato già del 8,7% spiegato principalmente dall’aumento della spesa corrente, poiché il déficit corrente del Tesoro raggiunge l’8,1% della presente gestione. Queste cifre mostrano che in un solo anno di gestione economica del governo de facto si è passati da un’economia che privilegiava l’investimento pubblico e la ridistribuzione delle entrate, ad avere la necessità di contrarre debito pubblico per pagare gli stipendi e i salari del settore pubblico, c’è stato pure un drastico incremento dell’indebitamento pubblico, tra novembre del 2019 e ottobre del 2020.

Il governo transitorio ha indebitato il paese per oltre 4.200 milioni di dollari tra debito interno ed estero. Da notare principalmente la contrazione del debito con la Banca Centrale di Bolivia per 1.900 milioni di dollari circa e 800 milioni attraverso le subaste pubbliche di buoni del Tesoro Generale. Nell’ambito del debito estero si sono impegnati crediti esteri per oltre 1.500 milioni di dollari. Per chiudere l’anno hanno programmato un indebitamento di 4.400 milioni di Bolivianos in aggiunta nel mercato interno.

Le riserve internazionali nette sono diminuite di 881 milioni di dollari tra novembre del 2019 e ottobre del 2020. E questo rappresenta una caduta del 13%, circa.

A novembre del 2019, le riserve internazionali erano 6.459 milioni di dollari e a ottobre di quest’anno sono solo 5.578 milioni di dollari. Solo nel mese di ottobre le riserve sono diminuite di 777 milioni di dollari.

Il governo de facto lascia un’economia con cifre che non si vedevano in nessuna delle peggiori crisi che ha sofferto la Bolivia nel governo della UDP durante gli anni ‘80 del secolo scorso. Sono aumentate la disoccupazione, la povertà e le disuguaglianze. Abbiamo davanti a noi la grande sfida di tornare a ricostruire la nostra economia, di generare certezza, di generare crescita con la ridistribuzione delle entrate, di ridurre le disuguaglianze economiche e sociali. Però siamo sicuri che lavorando insieme al popolo riusciremo ancora una volta a superare le avversità.

Oggi siamo qui per inviare un messaggio di speranza a tutte le nazioni che compongono la Bolivia, a quelle donne e uomini coraggiosi che escono giorno dopo giorno a lottare per superare questa difficile situazione. Loro sono l’esempio per una classe politica che deve far passare questa pagina oscura nella sua storia, guardare al presente con responsabilità e impegno e al futuro con ottimismo, focalizzandoci su un solo obiettivo, il vivir bien di tutte e tutti i boliviani.

Per questo daremo continuità alla costruzione di un’economia plurale e diversa che recuperi, rafforzi e promuova tutto il potenziale che abbiamo, iniziative e capacità della Bolivia, da quello comunitario dei popoli originari e contadini, da quello statale, privato, cooperativo e dell’ampia diversità naturale e culturale.

Per mesi abbiamo pianificato una serie di azioni per attivare la nostra economia e si prende la dinamizzazione della domanda interna. Abbiamo grandi progetti che metteremo in marcia gradualmente nei prossimi mesi, portando così a buon fine il nostro impegno di campagna con il popolo, perché ogni giorno che passa senza agire, è un giorno che la situazione della Bolivia.

La nostra patria oggi più che mai richiede sforzo e mobilitazione sincronizzata tra la società civile e tutti gli organi dello Stato, tra il settore pubblico e il settore privato; e così pure tra i differenti raggruppamenti politici. Malgrado le differenze abbiamo l’obbligo di essere all’altezza del popolo, che ci domanda unità, pace e certezza. Unità e complementarità tra oriente e occidente, tra la campagna e la città. Tutti siamo la Bolivia, dobbiamo porre fine alla paura in Bolivia.

Credo nella giustizia, non nel fomentare un ambiente di risentimento e di vendetta, che non rispetti la diversità di pensiero, dove essere di un altro partito o colore politico ti rende oggetto di odio. Questo deve finire.

Credo e appoggio il rafforzamento, l’istituzionalità dello Stato nel generare un ambiente sicuro e stabile dove gli unici che hanno motivo di timore sono i delinquenti, i criminali, i violenti e quelli che commettono atti di corruzione.

Il nostro Governo lavorerà orientato nel presente e futuro, servendo il popolo boliviano, gli interessi collettivi e non meschini interessi individuali.

Da questa tribuna in cui si concentra la volontà democratica del nostro popolo, voglio anche dirigermi alla comunità internazionale, alle sorelle e fratelli di altri paesi che oggi sono in visita. Siamo una nazione sovrana, con un Governo nato nelle urne ed è nostra volontà quella di lavorare per un mondo multipolare, nel quale non esista la supremazia di alcuna potenza e nel quale tutti gli Stati e gli esseri umani possiamo vivere senza paura, senza guerre, senza odio, senza saccheggio delle nostre risorse naturali, senza sfruttamento, senza razzismo e discriminazione, senza minacce, senza pressioni di alcuna natura.

Assumiamo con forza oggi più che mai i principi dell’autodeterminazione dei popoli, il non intervento, il non allineamento e la piena uguaglianza giuridica e politica di tutti gli Stati senza alcuna forma di subordinazione.

Puntiamo su una integrazione emancipatrice e non subordinata che consideri tutti gli ambiti della vita, dalla salute, all’educazione fino a quello la economico commerciale.

Rivendichiamo l’integrazione Sud-Sud in un mondo globalizzato in cui non s’impongano disegni dal Nord.

Propugnamo l’unità politica della diversità dell’America Latina e i Caraibi, la CELAC è la migliore via per conquistare tanto nobile e storica causa.

Torneremo a fare nostra la risoluzione della CELAC del 2014, quando abbiamo proclamato l’America Latina e i Caraibi come territorio di pace.

Alziamo la bandiera della diplomazia dei popoli per la vita e un mondo senza muri. Dobbiamo porre fine a tutto quello che ci impedisce di riconoscerci come uguali, come sorelle, come fratelli.

Nella sub-regione, proponiamo il recupero dell’Unasur come spazio d’integrazione e un meccanismo di concertazione politica nella quale ci troviamo tutti, indipendentemente dall’orientamento politico dei governi.

Caro popolo di Bolivia, sono oggi di fronte a tutti voi con molta emozione, però con un enorme senso di responsabilità che nasce dall’amore che ho per la nostra Patria, le nostre radici e il popolo, però anche dalle promesse fatte in questa campagna politica. Per questo voglio riaffermare da qui il mio impegno a onorare ciascuna di esse.

Assumo la Presidenza dello Stato Plurinazionale di Bolivia con molta umiltà, con molto onore e con molta gratitudine per la fiducia depositata in noi.

Governeremo con responsabilità e inclusione, rappresentandovi tutte e tutti, affrontando i cambiamenti necessari con l’obiettivo che la Bolivia torni sul sentiero della stabilità il prima possibile.

Oggi affrontiamo l’enorme sfida di dover scrivere le parole che definiranno i prossimi cinque anni della nostra storia, sperando di essere ricordati come il Governo nel quale il popolo boliviano si è alzato per recuperare la democrazia, la dignità, la pace, la crescita e la giustizia sociale.

Lavoreremo instancabilmente servendo il popolo boliviano. Vinceremo la pandemia, trionferemo sulla crisi come già abbiamo fatto negli anni precedenti, perché siamo un popolo combattente, perseverante e coraggioso che guarda senza paure e con ottimismo e con la forza di sapere che noi siamo capaci di farcela.

Nel mio percorrere tutta la Bolivia, insieme al fratello jilata David, ho sentito il dolore, ma anche la speranza di milioni di boliviani e boliviane.

Non dimenticherò mai le lacrime, gli abbracci, i sorrisi, le parole di forza che mi hanno dato in ogni momento, né le storie personali che hanno condiviso con me in ogni luogo per il quale sono passato.

Non dimenticheremo i desideri di coloro che sono stati tanto colpiti in quest’anno fatidico marcato dal golpe alla democrazia e da questa crudele pandemia.

I loro volti, le loro voci, il loro affetto e la speranza saranno sempre presenti oggi con me e mi accompagneranno in ogni momento durante i prossimi cinque anni.

Per vostro mandato, care sorelle e fratelli, assumo con molta umiltà e responsabilità la Presidenza dello Stato Plurinazionale.

Guardo il passato, tutto quello che abbiamo vissuto e superato. Alzo gli occhi e vedo che una Bolivia migliore è possibile, con la partecipazione e il lavoro di tutte e tutti i boliviani.

Camminiamo in pace, fianco a fianco per riuscire. Ce la faremo!

Viva lo Stato Plurinazionale di Bolivia!

Onore e gloria al popolo boliviano!

Molte grazie.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.