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Primi intoppi sugli accordi tra Israele e petromonarchie del Golfo

Alla vigilia delle ennesime elezioni politiche in Israele, si segnalano i primi intoppi negli accordi di Abramo, fortemente voluti da Trump, tra Tel Aviv e le piccole petromonarchie arabe del Golfo.

Gli intoppi in realtà sono cominciati assai più vicino del Golfo. E’ ormai dai primi di febbraio che si parla di una visita di Netanyahu negli Emirati, ma la cosa continua a saltare. La settimana scorsa, la mattina dell’11 marzo, secondo il Jerusalem Post,  l’aereo con a bordo una delegazione israeliana guidata da Netanyahu e diretta ad Abu Dhabi, non era potuta decollare perchè la Giordania aveva chiuso lo spazio aereo in risposta a problemi insorti con Israele sulla sicurezza alla Spianata delle moschee a Gerusalemme.

Si era poi parlato di un viaggio di Netanyahu questa settimana sempre in Abu Dhabi, Ma lo stesso ha comunque negato che fosse stato programmato un viaggio, affermando all’emittente “Radio Galey Israel”: “Non andrò ad Abu Dhabi prima delle elezioni. È una notizia falsa. Non so chi l’abbia diffusa“.

Quello che sta emergendo è che il viaggio di Netanyahu potrebbe essere strumentalizzato a fini elettorali in occasione delle nuove elezioni politiche in Israele (le quarte in solo due anni) previste per il prossimo 23 marzo.

Gli sceicchi non vogliono rimanerne imbrigliati, magari puntando su un cavallo come Netanyahu che potrebbe non risultare vincente.

L’agenzia Nova News, riferisce che gli Emirati Arabi Uniti, tramite un commento dell’ex ministro di Stato per gli Affari esteri, Anwar al Gargash, hanno voluto rimarcare la loro estraneità a qualsiasi tentativo del premier israeliano Benjamin Netanyahu di sfruttare una futura visita nel Paese del Golfo a fini elettorali.

Dal punto di vista degli Emirati Arabi Uniti, lo scopo degli Accordi di Abramo è fornire una solida base strategica per promuovere la pace e la prosperità con lo Stato di Israele e a livello regionale. Gli Emirati Arabi Uniti non parteciperanno a nessuna campagna elettorale interna in Israele, né ora, né mai”, ha dichiarato Gargash,

In Israele intanto, secondo il Times of Israel, anche con le nuove ed ennesime elezioni politiche, si profilerebbe di nuovo una situazione bloccata. Un sondaggio della tv Canale 13 diffuso domenica prevede di nuovo lo stallo politico, dopo le elezioni del 23 marzo, con i blocchi pro e anti Netanyahu praticamente alla pari.

Il sondaggio assegna 28 seggi al Likud di Netanyahu, seguito da Yesh Atid che ne riceverebbe 20. Yamina di Naftali Bennett rimane stabile al terzo posto con 11 seggi, mentre per il partito Nuova Speranza di Gideon Sa’ar (uscito dal Likud in polemica con Netanyahu) i sondaggi continuano a prevedere seggi a una sola cifra (in questo caso 9).

La Lista (araba) Congiunta otterrebbe 8 seggi, seguita dal partito laicista di Avigdor Lieberman, Yisrael Beytenu che ne prenderebbe 7, così come il partito ultra-ortodosso ashkenazita Ebraismo Unito della Torà, mentre al partito ultra-ortodosso mizrahi Shas vengono attribuiti solo 6 seggi rispetto ai suoi nove attuali.

Il partito di estrema destra Sionismo Religioso, che i sondaggi davano costantemente a quattro o cinque seggi, ne riceve 6 in quest’ultimo sondaggio, alla pari con il partito Laburista guidato da Merav Michaeli. A completare il sondaggio, il pareggio a tre di Meretz, Blu-Bianco e partito islamista Ra’am che otterrebbero ciascuno 4 seggi superando di poco il quorum minimo del 3,25% dei voti validi.

Se questi numeri venissero confermanti dalle urne, né Netanyahu con i suoi alleati né coloro che a lui si oppongono sarebbero in grado di formare una coalizione di maggioranza con almeno 61 seggi.

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