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Quelle relazioni “particolari” tra fascisti italiani e ucraini

Una indagine della Procura di Napoli ha confermato le relazioni tra neofascisti italiani e quelli ucraini. Attraverso chat e piattaforme Telegram e WhatsApp, si addestravano in maniera costante e avevano rapporti con organizzazioni ucraine apertamente neonaziste come il famigerato Battaglione Azov.

L’inchiesta ha portato a perquisizioni nell’area di Napoli, nelle province di Caserta e Avellino ma anche a Roma, Siena, Lecce e Ferrara, coordinate dai pm di Napoli che indagano su una organizzazione sovversiva suprematista e neonazista. Risultano essere state perquisite abitazioni e uffici di 26 persone.

I fascisti ritenuti a capo della rete di estrema destra sono Maurizio Ammendola e Michele Rinaldi, rispettivamente di 40 e 46 anni, presidente e vice presidente di una organizzazione denominata “Ordine di Hagal”, cui viene contestato anche il possesso di armi.

Questo gruppo risulta fondato nel settembre 2018 a Caserta. Nel loro sito si legge che:

E’ costituita l’associazione Religiosa/Social-Spirituale denominata “L’ORDINE DI HAGAL” per volontà di un gruppo di persone Umane, Risvegliate dal sonno ipnotico materialista del “presente”, riconosciuti come soci fondatori, come più avanti specificato. La costituenda, ( da ora in avanti semplicemente: “L’ORDINE DI HAGAL”, oppure “ l’Associazione”), ispirata ai valori fondamentali ed eterni della Legge della Natura Divina, è un’ associazione fondante culto religioso, dunque sostanzialmente e basilarmente religiosa e in conseguenza sfociante in parte nella sfera social-politica, ed è creata e trova diritto di esistenza in base all’ articolo 36 della Costituzione Italiana, nel rispetto degli artt. del cod. civile che la regolano, e assolutamente in accordo con i principi del libero arbitrio e della libertà individuale, almeno come espresso negli articoli 18, 19 e 23 comma 1, della “Dichiarazione universale dei diritti umani” del 1948, e molte altre Costituzioni di diritti umani”.

Ma l’ultimo articolo leggibile sul sito dell’Ordine di Hagal risale all’8 aprile 2021 ed è la riesumazione di molto ciarpame antiebraico e sulla tesi del complotto ebraico per sottomettere i goym (i “gentili”, ndr) fino ad arrivare alla inquietante conclusione che: “E’ il momento di rimboccarsi le maniche e prendere atto di chi odia chi”. In un post su Facebook, l’Ordine di Hagal scrive che “dal primo momento si è opposto alle leggi contro le cosiddette fake news, a quelle contro la Ricerca storica definita revisionismo, contro l’istituzione del comitato Segre e contro l’assunzione della definizione di antisemitismo proposta dall’Ihra”.

Inutile dire che moltissimi post sono poi dedicati alla lotta contro il 5G e i vaccini anticovid o a sostegno della tesi del “Piano Kalergi” per la “sostituzione dei popoli europei”.

E fin qui sembrerebbe il solito gruppo neonazista un po’ pittoresco e un po’ complottista. Ma sembra esserci qualcosa di più. Secondo notizie di agenzia, a maggio scorso i pm di Napoli avevano già disposto perquisizioni nei confronti di alcuni degli indagati, dopo l’intercettazione di messaggi nei quali si faceva riferimento alla disponibilità di armi e alla programmazione di azioni violente eclatanti.

Le perquisizioni hanno permesso di sequestrare munizioni, armi – tra cui alcuni lanciagranate – abbigliamento tattico militare e device che poi sono stati oggetto di accertamenti tecnici. L’analisi dei dati acquisiti ha confermato l’ipotesi che l’associazione neonazista si era organizzata ed era caratterizzata da una compartimentazione gerarchica, addestrava militarmente i suoi componenti e alcuni hanno frequentato anche all’estero corsi per l’utilizzo di armi da sparo corte e lunghe e per il combattimento corpo a corpo. Le perquisizioni hanno riguardato anche persone non indagate ma che avevano contatti frequenti con gli indagati.

Secondo i magistrati la base operativa dell’associazione neonazista era in provincia di Napoli. Dalle indagini emerge che venivano svolte anche attività paramilitari e addestramento all’uso delle armi. Simulazioni di corpo a corpo e assalti avvenivano nei campi del Napoletano e del Casertano con ex militari e combattenti ucraini. In molti casi si trattava di armi soft air modificate per sparare proiettili veri.

Vedremo se le indagini porteranno alla luce altri elementi – in particolare sulle relazioni con i gruppi neonazisti ucraini – oppure se anche su queste calerà il silenzio.

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