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Un calcio al vespaio. Drone Usa uccide al Zawahiri

Il presidente statunitense, Joe Biden, ha annunciato nella serata di ieri che sabato scorso, 30 luglio, gli Stati Uniti hanno effettuato un attacco aereo in Afghanistan, uccidendo Ayman al Zawahiri, il leader di Al Qaeda e braccio destro di Osama bin Laden.

Il portavoce dei talebani, Zabihullah Mujahid, ha definito l’attacco con droni in cui è morto il leader di Al Qaeda, Ayman al Zawahiri, una violazione dei “principi internazionali” e dell’accordo di Doha del 2020 sul ritiro delle truppe statunitensi dall’Afghanistan.

In un comunicato stampa diffuso sul suo profilo Twitter, Mujahid precisa che l’attacco con droni è avvenuto nella zona di Shirpur, a Kabul.

L’intelligence Usa aveva localizzato il leader di Al Qaeda quest’anno, dopo che si era spostato a Kabul, in Afghanistan, per riunirsi con i suoi familiari.

“Dopo attente valutazioni e verifiche, ho autorizzato la sua eliminazione: l’operazione è stata un successo, senza vittime tra i suoi familiari o altri civili”, ha affermato Biden.

Secondo la Casa Bianca Al Zawahiri era stato direttamente coinvolto nell’organizzazione dell’11 settembre e di dozzine di altri attacchi, compresi i bombardamenti delle ambasciate statunitensi in Kenya e in Tanzania. Dopo l’uccisione di Osama Bin Laden da parte di un commando Usa, al Zawahiri è subentrato al suo posto come leader di Al Qaeda.

L’esercizio della vendetta da parte degli Stati Uniti rischia adesso di aver dato un calcio ad un vespaio. Al Qaida da tempo ha sospeso gli attacchi contro strutture o individui statunitensi riconfigurando la sua attività su scenari come il Sahel e, parzialmente, contendendo spazio politico all’Isis tra Iraq e Siria. Ucciderne il leader dopo 21 anni dagli attacchi alle Torri Gemelle potrà essere motivo di soddisfazione per lo spirito vendicativo degli Usa ma rischia di riattivare reti dormienti e nemici ormai sopiti.

Una scelta a metà tra l’arroganza e la stupidità, insomma una scelta caratteristica degli Stati Uniti.

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