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Uccisa una palestinese di 16 anni durante un raid dell’esercito israeliano

Con una sorta di ammissione parziale delle sue responsabilità, l’esercito israeliano ha comunicato di aver avviato indagini per “accertare” se i suoi soldati hanno aperto il fuoco verso una ragazzina palestinese, uccidendola, la scorsa a Jenin, in Cisgiordania Pagine Esteri territori formalmente appartenenti allo Stato di Palestina, ndr].

Una uccisione che descrive come “accidentale” perché, afferma in un comunicato il portavoce militare, è avvenuta “durante uno scontro a fuoco con uomini armati palestinesi”. 

Jana Zakarna, 16 anni, è stata trovata morta sul balcone di casa con una ferita da arma da fuoco alla testa dopo che le truppe israeliane si erano ritirate da Jenin.

Secondo la tv israeliana Kan e il portale di notizie Ynet, Zakarna potrebbe “essere stata erroneamente presa di mira” mentre osservava le truppe dal terrazzo.

I soldati, affermano gli stessi media israeliani, hanno effettivamente sparato contro i tetti di diverse abitazioni di Jenin, da dove, affermano, combattenti palestinesi avrebbero aperto il fuoco sulle forze israeliane che stavano arrestando due fratelli “ricercati”, Thaer e Muhammad Hatnawi, di 40 e 33 anni, e Hassan Marei, 30 anni.  Altri tre palestinesi sono stati feriti negli scontri a fuoco.

La “Brigata Jenin” ha comunicato di aver resistito con un intenso fuoco di armi automatiche al raid israeliano al quale hanno preso parte anche soldati di unità speciali sotto copertura e cecchini piazzati sui tetti. Tra gli israeliani non si segnalano feriti. La scorsa settimana i militari avevano ucciso altri tre palestinesi a Jenin.

Ieri mattina due giovani militanti sono rimasti feriti in un’esplosione avvenuta nel campo profughi della città causata, secondo la Brigata Jenin, dal fuoco di un drone israeliano. Questa versione non ha però trovato una conferma indipendente.

Jana Zakarna è il 218esimo palestinese ucciso dalle forze armate israeliane quest’anno, in gran parte in Cisgiordania durante ripetute incursioni in città e villaggi scattate dopo gli attacchi armati della scorsa primavera a Tel Aviv e altre città che hanno ucciso 18 civili israeliani.

Tra le vittime palestinesi figurano una cinquantina di minori e una giornalista, Shireen Abu Akleh, della tv qatariota Al Jazeera, anche lei colpita “accidentalmente”  secondo la versione fornita dall’esercito israeliano.

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1 Commento


  • Gianni Sartori

    Nonostante il parere contrario di alcuni compagni, colgo più analogie che differenze tra la situazione dei palestinesi e quella dei curdi. Entrambi calpestati, umiliati, offesi…usque tandem?
    GS

    TURCHIA: damnatio memoriae per i ribelli curdi

    Gianni Sartori

    Perfino dittatori sanguinari come Francisco Franco (o in Italia, terroristi e stragisti) hanno avuto l’estremo conforto (o meglio: lo hanno avuto i loro familiari) di funerali religiosi.

    Ma anche per i ribelli di sinistra (nonostante la scomunica vaticana del dopoguerra per chi votava PCI) in genere si è chiuso un occhio.

    Ma in Turchia evidente vogliono strafare.

    Per Bahoz Mijînî (Mücahit Tok), frettolosamente sepolto in questi giorni nel cimitero di Silopi, nemmeno la concessione di una preghiera recitata dall’iman sulla tomba.

    Una conferma che lo stato turco non lascia in pace nemmeno i morti. Perlomeno quando si tratta di curdi ribelli. Così come non perde occasione per umiliarne i familiari.

    Caduto da guerrigliero il 4 luglio 2022 nella regione di Kato Jîrka, a Sirnak, in una regione del Nord-Kurdistan (Bakur, entro i confini della Turchia), il giovane curdo veniva qui sepolto anonimamente dalle autorità.

    Soltanto dopo cinque mesi e lunghe procedure (tra cui l’indispensabile analisi del DNA per il riconoscimento) il cadavere è stato riesumato e restituito alla famiglia.

    Ma questo evidentemente non bastava.

    Nel giorno del funerale il cimitero di Silopi (provincia di Sirnak) veniva occupato militarmente, letteralmente circondato. E la polizia ha consentito l’accesso soltanto a pochissimi familiari stretti.

    Veniva inoltre impedito qualsiasi rituale religioso, perfino la lettura di una semplice preghiera. Tutta l’operazione di sepoltura si è quindi svolta in un assoluto e spettrale silenzio e subito dopo la famiglia ha dovuto lasciare in fretta il cimitero.

    Gianni Sartori

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