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Gaza. Il vertice arabo del Cairo dettaglia un piano per la ricostruzione, e non è quello di Trump

I leader arabi riuniti al Cairo hanno adottato un piano egiziano per il governo e la ricostruzione di Gaza e per contrastare la proposta di sfollamento dei palestinesi presentata dal presidente degli Stati Uniti Trump, ampiamente condannata dal vertice del Cairo.

La proposta include un piano di ricostruzione di Gaza da 53 miliardi di dollari e prevede che l’Autorità Palestinese (ANP) supervisioni il processo attraverso un Comitato di Amministrazione di Gaza per i primi sei mesi, seguiti dal pieno ritorno dell’Autorità Palestinese nella Striscia.

Il piano egiziano prevede la formazione di una commissione per gestire gli affari della Striscia di Gaza in un periodo di transizione di 6 mesi, a condizione che sia indipendente e composta da tecnici che lavorino sotto l’ombrello del governo palestinese. Secondo il piano, saranno forniti alloggi temporanei per gli sfollati a Gaza durante il processo di ricostruzione e aree in 7 località della Striscia ospiteranno più di 1,5 milioni di persone.

La fase di recupero dovrebbe durare 6 mesi con un costo di 3 miliardi di dollari per rimuovere le macerie dall’asse di Salah al Din e fornire 200.000 unità abitative temporanee.

Successivamente, inizierebbe la prima fase della durata di 2 anni con un costo di 20 miliardi di dollari per terminare il processo di rimozione delle macerie e creare stazioni di elettricità, acqua e telecomunicazioni. La seconda fase inizierà successivamente, con un costo di 30 miliardi di dollari, e si concentrerà sulla riforma agricola, sulla creazione di una zona industriale e di un porto marittimo, e sul completamento della costruzione e della ristrutturazione di 460.000 unità abitative.

Il piano prevede inoltre che Egitto e Giordania addestrino la polizia palestinese da dispiegare nella Striscia di Gaza. Il piano suggerisce la possibilità di dispiegare forze internazionali delle Nazioni Unite a Gaza e in Cisgiordania.

La road map araba sulla ricostruzione di Gaza uscita dal vertice del Cairomira a contrastare le proposte del presidente Donald Trump per una “Riviera del Medio Oriente” presentando un piano per ricostruire la striscia devastata senza spostare forzatamente la sua popolazione palestinese.

L’Egitto ospiterà il prossimo aprile una conferenza internazionale per la ricostruzione di Gaza al quale parteciperanno i rappresentanti di circa 100 Paesi, ha annunciato il presidente egiziano, Abdel Fattah al Sisi.

Hussein al-Sheikh, segretario del comitato esecutivo dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), ha detto a Middle East Eye a margine del vertice che la priorità immediata sia per i palestinesi che per gli arabi è quella di stabilire un cessate il fuoco permanente a Gaza e porre fine alla devastante guerra israeliana. “In primo luogo, un completo ritiro israeliano è essenziale per ripristinare la stabilità e la sicurezza”, ha detto al-Sheikh questo sottolineando che consentirebbe ai palestinesi di riaffermarsi sulla loro terra e iniziare a ricostruire.

L’esito del vertice arabo del Cairo non è piaciuto agli Stati Uniti nè ad Israele.

Il portavoce della sicurezza nazionale degli Stati Uniti, Brian Hughes, ha respinto la proposta degli Stati arabi per la ricostruzione di Gaza, sostenendo che questa non riconosce che l’enclave è “inabitabile” e disseminata di detriti e ordigni inesplosi, rendendo la vita impossibile ai suoi residenti. Hughes ha ribadito il piano di Trump di ricostruire il territorio “libero da Hamas”, una visione che è stata ampiamente criticata dai leader arabi come un tentativo sottilmente velato di prenderne il controllo da parte degli Stati Uniti.

Il ministero degli Esteri israeliano ha affermato che la dichiarazione del vertice arabo tenutosi al Cairo per discutere la ricostruzione di Gaza “non è riuscita ad affrontare” la realtà della situazione ed ha ribadito il sostegno all’idea del presidente degli Stati Uniti Donald Trump, che mira a sfollare con la forza i palestinesi e trasferirli in Giordania ed Egitto, affermando che gli Stati arabi l’hanno respinta senza darle una possibilità.

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