In Italia e in Europa c’è ancora gente – nelle redazioni dei giornali o nelle toilette di Montecitorio – che ci dice ogni giorno quanto sia “legittimo” bombardare un paese sovrano e rapirne il presidente perché lì c’è una “dittatura” e quindi bisogna esportarci la “democrazia”.
Neanche il fatto che il bombardiere-capo – un immobiliarista diventato ricco comprando e ricattando giudici – dica esplicitamente che a lui interessa soltanto il petrolio del Venezuela è sufficiente a far cambiare, se non altro, la “narrazione”.
E’ del tutto inutile cercare di sbugiardare questi “anti-dittatori” con prove o argomenti ragionevoli, perché la malafede è così esplicita da rendere impossibile un confronto serio. E’ preferibile, quindi, far parlare lo stesso Trump, che gode certamente di qualche informazione più attendibile, di prima mano.
Alla base della definizione del regime socialista bolivariano del Venezuela come “dittatura” c’è un’affermazione che è diventata un dogma di fede: “Nelle elezioni dell’estate 2024 Edmundo González, leader dell’opposizione, aveva vinto con circa il 65-70% dei voti, mentre Maduro risultava nettamente sconfitto”. Come propaganda funziona, visto che persino gente “di sinistra” ripete questo mantra senza chiedersi nulla…
Dunque all’interno del Paese l’opposizione sarebbe fortissima, pronta a cambiare totalmente il sistema e la repubblica, se solo “qualcuno” colpisse il regime impedendogli di continuare ad “opprimere” questa maggioranza oceanica.
Questo evento è accaduto “finalmente” il 3 gennaio, lasciando sul terreno un centinaio di morti e il rapimento del presidente Maduro, nonché di sua moglie, portati immediatamente a New York per girare un “processo” che si vorrebbe spettacolare – siamo pur sempre nel regno di Hollywood… – pur essendo “legalmente” una farsa.
“Decapitato il regime”, come hanno titolato tutti i media occidentali, grazie anche a “tradimenti interni” (prosegue la narrazione), ci si aspettava che quella “opposizione straordinariamente maggioritaria” prendesse il potere o venisse paracadutata a Miraflores. In fondo, che ci vuole? Il “dittatore” è in manette, i suoi “complici” allo sbando, “il popolo” è felice, l’America sorveglia dall’alto con i cacciabombardieri…. date le chiavi del potere al “candidato vincente” alle elezioni, o almeno alla sua sodale, fresca di premio Nobel “per la pace”, e facciamola finita.
Ma proprio il bombardiere-capo emana la sentenza: “Maria Corina Machado non ha il sostegno o il rispetto per guidare il Venezuela”. Quindi neanche Edmundo Gonzalez…
Ma come? Il 65-70% dei voti non garantisce abbastanza “sostegno e rispetto”? E quanti voti servirebbero?
Peggio ancora: il “regime dittatoriale” passa il ruolo di presidente pro-tempore alla sua vice, Delcy Rodriguez, con regolare sentenza della Corte Suprema e seguendo tutte le procedure costituzionali che vigono – sul punto del trasferimento dei poteri – in qualsiasi “democrazia occidentale” (se pensate che in Italia ciò significherebbe avere La Russa al Quirinale, fate bene a preoccuparvi, ma purtroppo sarebbe “costituzionalmente corretto”).
Insomma: il governo bolivariano resta in piedi, apre trattative con l’aggressore statunitense, il popolo manifesta tutti i giorni (ma a sostegno del presidente rapito e del “regime”, contro l’aggressore), e la “straordinaria maggioranza” dell’opposizione tace. Come se non esistesse o fosse rilevante quanto – “vi ricordate?” – Guaidò (un narcotrafficante vero, autonominatosi “presidente” dopo un’altra tornata elettorale perduta e riconosciuto tale dalla “comunità internazionale”, Enrico Mentana compreso).
Un silenzio che ne dimostra l’inconsistenza e conferma – cosa tocca scrivere, signora mia… – quanto affermato da Trump: “non ha sostegno e rispetto per guidare il Venezuela”. Il governo bolivariano invece sì. Anche se Trump vorrebbe ammazzarli tutti, “purtroppo” il popolo è con loro e non con Machado e Gonzalez.
Poi, certo, proseguendo con bombardamenti e minacce, tentativi di corruzione e manovre golpiste, praticando l’embargo sul petrolio e su tutto, col tempo le cose potrebbero cambiare. Ma per ora è così: il governo bolivariano ha il consenso popolare, l’”opposizione democratica” – o semplicemente al servizio degli Stati Uniti – no. E non c’è nessun “cugggino venezuelano” che possa cambiare questo fatto.
Conclusione logica, rifiutata per principio dai propagandisti a libro paga: Maduro era e resta il legittimo presidente del Venezuela. Il “dittatore” sarebbe chiunque altro venisse insediato al suo posto per distruggere l’opera sua e del predecessore, Chavez.
P.S. Chi volesse maggiori informazioni sul sistema elettorale venezuelano e sul perché, di conseguenza, i “brogli” sono quasi impossibili, può leggersi la descrizione fatta dagli osservatori internazionali presenti al momento del voto.
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