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Accademia israeliana in allarme: il boicottaggio funziona

Mentre l’università di Bir Zeit, in Cisgiordania, è stata presa d’assalto dall’IDF, con 11 feriti e alcuni giornalisti arrestati ma senza nemmeno la minima decenza di inventarsi un motivo che potesse “giustificare” l’operazione militare, l’Accademia Israeliana delle Scienze e delle Lettere lancia l’allarme sul futuro del settore scientifico dello stato sionista.

Nel suo rapporto annuale, di cui le informazioni sono state riportate da Haaretz lo scorso 4 gennaio, l’Accademia si preoccupa di come il combinato disposto tra taglio dei fondi governativi e i risultati raggiunti dal boicottaggio accademico stiano mettendo in crisi le ricerche degli studiosi israeliani.

Ciò che è stato minato è la “cooperazione scientifica”, che è in realtà l’utilizzo dei fondi di ricerca internazionali – europei in primis – per garantire la carriere di studiosi dell’accademia israeliana, risaputamente coinvolta in maniera attiva nella politica di apartheid nei confronti dei palestinese e nel complesso militare-industriale sionista.

Tel Aviv, infatti, sembra affidarsi ai fondi altrui per finanziare la propria ricerca: tra il 2014 e il 2023 la spesa nel settore è diminuita del 4% all’incirca, mentre tra i paesi OCSE è aumentata in media del 20%. Il 93% della spesa israeliana in ricerca e sviluppo è diretta verso il settore privato, e così molti accademici – soprattutto quelli nelle fasi iniziali della carriera – devono contare su finanziamenti esteri.

È qui che interviene il boicottaggio, sia esplicito sia, diciamo così, “mascherato”. Molte conferenze che si sarebbero dovute tenere in Israele tra il 2024 e il 2025 sono state cancellate, e molte università hanno rescisso accordi precedentemente firmati. Ma il colpo più duro è arrivato sul lato dei soldi.

Il programma di ricerca europeo Horizon, tassello fondamentale del sostegno garantito da Bruxelles agli apparati di Tel Aviv coinvolti nel genocidio dei palestinesi, ha visto crollare il tasso di successo delle richieste israeliane di fondi European Research Council dal 30% degli anni precedenti all’8% dello scorso anno.

Il presidente dell’Accademia, David Harel, ha sostenuto che la ricerca scientifica non è un lusso, ma è fondamentale per rimanere al passo con evoluzioni importanti in cui segnala alcune mancanze, come nel settore dell’intelligenza artificiale. Secondo Harel bisogna aumentare i finanziamenti e, con essi, la protezione della libertà accademica.

Detto da chi ha appena bersagliato gli studenti dell’università di Bir Zeit (con l’assordante silenzio, ad esempio, di una ministra Bernini sempre pronta a urlare contro “squadristi rossi” e “islamisti” quando gli studenti protestano in Italia) risulta un insulto. Nel frattempo, vari istituti israeliani peggiorano la propria posizione nella classifica delle università redatta da Nature.

La paura è che ciò posso risultare in una fuga di cervelli. Poiché il boicottaggio non è contro singole persone, ma contro il legame strutturale tra l’accademia israeliana e la sua macchina di morte, ciò significherebbe davvero togliere il “carburante” alla partecipazione della ricerca nei crimini contro l’umanità di Tel Aviv.

Bisogna però fare un ultimo chiarimento. È abbastanza evidente come l’allarmismo lanciato dall’Accademia è anche uno strumento che ha lo scopo di orientare la spesa israeliana, e allo stesso tempo di attribuire le responsabilità delle difficoltà delle università sioniste alla legittima risposta dei solidali con la Palestina.

Bisogna fare la tara alle dichiarazioni e alle valutazioni provenienti da questi organi. Quello che invece è certo e comprovato dai dati sono proprio i risultati del boicottaggio. Se col programma Horizon, dal 2021 al 2024 Israele ha ricevuto 1,1 miliardi di euro, nel 2025 i tassi di approvazione per i progetti con uno o più partner di ricerca israeliani sono diminuiti del 68,5%, si legge tra le informazioni pubblicate sul sito della campagna BDS.

Un’altra recente pubblicazione dell’Academic Boycott of Israel Monitoring Team, creato dal Committee of University Presidents (VERH), ha indicato in un migliaio le azioni di boicottaggi subite dalle istituzioni israeliane, il doppio rispetto allo scorso marzo. Anche in questo caso le valutazioni possono essere state “gonfiate” per millantare in maniera propagandistica un “antisemitismo” dilagante.

Ma rimane certo, appunto, che il boicottaggio accademico sta sortendo importanti effetti, e la preoccupazione crescente dimostrata da questi rapporti lo testimonia. È importante, dunque, dare un’ulteriore spallata alla normalizzazione dei rapporti con uno stato genocida dentro tutti i dipartimenti e le aule del nostro paese.

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1 Commento


  • palestina-libera

    ogni tanto una buona notizia

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