Al momento, nessuna fonte attendibile conferma l’arresto di Jonathan Ross, l’agente dell’ICE (Immigration and Customs Enforcement) identificato dai media come l’autore dello sparo che ha ucciso Renee Nicole Good a Minneapolis.
Sebbene il Dipartimento della Sicurezza Nazionale (DHS) non abbia ufficialmente rilasciato il nome dell’agente, testate come il Minnesota Star Tribune, The Guardian e Associated Press lo hanno identificato come Jonathan E. Ross, un veterano con 10 anni di servizio nell’ICE e precedente esperienza militare.
Il caso è sotto la giurisdizione dell’FBI. Il DHS e l’amministrazione federale hanno difeso l’operato dell’agente, parlando di “legittima difesa” e sostenendo che l’agente temesse per la propria vita.
Esiste una forte tensione tra le autorità federali e lo stato del Minnesota. Il governatore Tim Walz e le autorità locali hanno espresso frustrazione per il fatto che l’FBI abbia limitato l’accesso ai documenti dell’indagine alla polizia statale (BCA), rendendo difficile per i procuratori locali valutare eventuali incriminazioni.
Jonathan Ross è il volto di un sistema che si autoprotegge dietro l’acronimo dell’ICE e le mura del Dipartimento della Sicurezza Nazionale. Sappiamo chi è grazie alla perizia dei cronisti, non per la trasparenza dello Stato. Dieci anni di servizio, un passato militare: le credenziali perfette per chi, in una mattina di gennaio, decide che la “paura per la propria vita” vale più della vita di una donna.
Ross, attualmente, non è un sospettato nei registri federali; è un “agente in missione” protetto da una dottrina che trasforma l’aggressione in difesa e la vittima in un tragico incidente di percorso. O addirittura “terrorismo interno”. Come spergiurato da quei due sociopatici di Kristi Noem e JD Vance.
Assistiamo a un paradosso grottesco. Da una parte, lo Stato del Minnesota che chiede risposte; dall’altra, l’FBI che chiude i faldoni. È una guerra di giurisdizione che serve solo a una cosa: far passare il tempo. Perché il tempo è l’alleato dell’oblio.
La storia ci insegna che il silenzio delle istituzioni è il rumore più assordante. E finché non ci sarà un’incriminazione, finché la trasparenza non vincerà sulla segretezza del DHS, Renee Nicole Good non sarà stata uccisa una sola volta, ma ogni giorno in cui il suo assassino camminerà libero nel sole gelido del Minnesota.
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MAURIZIO
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