Non è solo riguardo all’omicidio di Renee Nicole Good che è in corso un duro scontro istituzionale negli Stati Uniti, mentre le strade del paese sono attraversate da decine di migliaia di manifestanti contro l’ICE. La tattica della seconda amministrazione Trump, di tirare dritto contro tutti coloro che non si allineano ai suoi desiderata con ogni strumento possibile, ha portato all’apertura di un’indagine sul presidente della Federal Reserve, Jerome Powell.
La procura del distretto di Washington DC ha ufficialmente aperto un’indagine penale nei confronti del vertice della banca centrale stelle-e-strisce. È stato lo stesso Powell, domenica, a riferire che il Dipartimento di Giustizia ha notificato alla Fed dei mandati di comparizione del grand jury, minacciando di incriminarlo per la testimonianza resa al Senato lo scorso giugno, riguardo alla ristrutturazione della sede centrale della FED.
Le accuse riguardano la gestione dei lavori, i cui costi sono lievitati ogni oltre previsione, e quello che viene indagato è la possibilità che Powell abbia fornito testimonianze mendaci al Congresso sulla portata del progetto. Infatti, il budget iniziale di 2,5 miliardi di dollari, per 5 anni di lavoro dal 2022 al 2027, sarebbe lievitato di circa 700 milioni. La Federal Reserve ha chiarito che gli aumenti sono dovuti all’aumento dei prezzi dei materiali e della manodopera, oltre alle spese non previste per la rimozione di grandi quantità di amianto.
Powell, che nelle sue apparizioni pubbliche e in alcuni video al fianco di Trump (uno in cui il tycoon faceva domande proprio sui lavori di ristrutturazione) ha sempre mostrato un’inappuntabile pacatezza e diplomaticità, questa volta è stato molto esplicito nella sua risposta. Ha respinto ogni accusa, definendo i costi edilizi come un pretesto utilizzato dalla Casa Bianca per intimidire la banca centrale.
“Nessuno, e certamente non il presidente della Federal Reserve, è al di sopra della legge, ma questa azione senza precedenti dovrebbe essere vista nel contesto più ampio delle minacce e delle continue pressioni dell’amministrazione” riguardo alla politica tenuta sui tassi di interesse. È da tempo, infatti, che Trump chiede un taglio drastico dei tassi di interesse, ma la FED, nella sua indipendenza, si oppone per paura di una spirale inflazionistica.
Negli ultimi mesi, The Donald ha cercato a più riprese di influenzare la politica monetaria, arrivando a ordinare il licenziamento (poi sospeso dalla Corte Suprema) di Lisa Cook, parte del Consiglio dei governatori della banca, e minacciando allo stesso modo pure Powell. Il quale, però, è protetto dalla legge che garantisce l’indipendenza del presidente della FED. Trump ha affermato di non sapere nulla di come si muove il Dipartimento della Giustizia, ma che in sostanza capisce bene perché Powell è finito sotto accusa.
Il caso ha scosso anche le fila dei repubblicani. Thom Tillis, membro della Commissione bancaria del Senato, ha duramente criticato l’operato del Dipartimento della Giustizia, affermando che questa mossa ne compromette la credibilità. Tillis ha annunciato che si opporrà a qualsiasi nuova nomina di Trump per la FED, compresa la scelta del successore di Powell, finché la vicenda legale non sarà chiarita.
Difatti, il mandato di Powell come presidente scadrà a maggio. Trump ha detto di aver già pensato con chi sostituirlo. L’attuale presidente, viste le recenti diatribe, potrebbe decidere di non seguire la tradizione che vede i presidenti uscenti lasciare anche il posto di governatore nel consiglio della banca (in questo caso, la scadenza è il 2028).
Ma maggio, e tantomeno il 2028, sono tempi che Trump può aspettare, in vista delle elezioni di mid-term e dell’apprezzamento in calo. Ma in gioco c’è anche la credibilità della FED e la reazione dei mercati, già nervosi di fronte a una crisi istituzionale che non ha eguali nella storia statunitense recente, con possibili effetti a cascata su tutto il sistema.
“È ormai un anno che il mercato sente minacce sull’indipendenza della FED e le ignora sistematicamente, ma a un certo punto ci sarà un punto di rottura“, ha dichiarato via email a Fortune Christopher Hodge, che in passato ha ricoperto il ruolo di principal economist presso la FED di New York. Hodge ha sottolineato che se Powell finisse sotto indagine, probabilmente accadrebbe lo stesso all’intero consiglio, portando all’erosione della credibilità della banca.
Il gioco duro nella ridefinizione interna dell’establishment statunitense e anche delle regole, scritte o meno, della dialettica politica, si presenta come assai pericoloso. Soprattutto, mentre le strade sono piene di manifestanti contro le violenze poliziesche.
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