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Siria, gli USA forzano l’accordo: le FDS arretrano, ma i Drusi si separano

Improvvisa precipitazione degli eventi nella disputa fra Hayat Tahrir al-Sham (HTS) e Forze Democratiche Siriane (FDS).

E’ evidente che gli USA necessitano della cooperazione della Turchia per implementare la fase due a Gaza, alla luce anche dei litigi con Israele, ed evitare eccessivi smottamenti nelle alleanze con il mondo islamico.

Pertanto, hanno incrementato le proprie pressioni affinché si giunga ad un accordo, assecondando le richieste di Ankara.

Dopo aver, infatti, dato il via libera ad HTS all’occupazione definitiva dei quartieri a maggioranza curda della città di Aleppo, con tutto il corredo di atrocità settarie messe in atto dalle truppe di Damasco, gli USA stanno costringendo le FDS a capitolare: “Sulla base degli inviti da parte di paesi amici e mediatori, e a dimostrazione della nostra buona fede nel completare il processo di fusione e del nostro impegno nell’attuazione delle disposizioni dell’accordo del 10 marzo, abbiamo deciso di ritirare le nostre forze domani mattina alle 7:00 dalle attuali linee contese a est di Aleppo, aree che sono state sotto attacco negli ultimi due giorni, e di ridistribuirle nelle aree a est dell’Eufrate”, aveva annunciato il capo militare delle FDS Mazloum Abdi il 16 gennaio.

In cambio, Al-Jolani ha emesso un decreto in cui si stabilisce che il curdo è riconosciuto come lingua nazionale, da inserire nei curricula scolastici, ed il newroz è considerato festa nazionale in tutta la Siria; inoltre viene riconosciuta piena cittadinanza ad alcune popolazioni curde che in precedenza avevano lo status di immigrati da decenni.

Anche questi provvedimenti non sono certo farina del sacco di Al-Jolani, ma sono verosimilmente risultato delle pressioni americane.

La mossa, però, non era propedeutica ad una vera pacificazione; anzi, l’autoproclamanto presidente siriano, pretendendo di parlare direttamente alla popolazione curda, ha descritto le FDS come espressione dell’agenda separatista di un’organizzaione terroristica esterna, il PKK, nell’intento di delegittimarle totalmente.

Il giorno successivo all’implementazione del ritiro a est dell’Eufrate, le cose sono precipitate ulteriormente: probabilmente a seguito di una serie di defezioni da parte di milizie tribali sunnite aderenti alle FDS, le forze di Damasco sono avanzate profondamente all’interno delle province di Raqqa e Deir-ez-Zor, conquistando, fra l’altro, i principali pozzi petroliferi del paese. In pratica, gran parte delle forze che durante la lotta all’Isis si erano alleate alle milizie curde Ypg/Ypj non per adesione politico-ideologica, ma su indicazione statunitense, hanno evidentemente ricevuto ordini di cambiare schieramento.

La serata del 18 gennaio, l’account ufficiale X di Al-Jolani ha riportato due fogli, recanti anche la firma di Mazloum Abdi – che però non ha potuto presenziare a Damasco ufficilamente a causa delle avverse condizioni meteo con l’elenco dei 14 punti dell’accordo d’integrazione con le FDS.

Quando scriviamo, da parte curda è arrivata la conferma , affidabile ma semi-ufficiale. Mentre l’inviato USA Tom Barrack ha confermato che è in viglore un cessate il fuoco fra le parti, con tanto di beffardo elogio per i “due grandi leader siriani [Al-Jolani e Mazloum Abdi], spinti dalla visione comune di liberare il loro Paese e il loro popolo dalla tirannia, si sono uniti per forgiare un futuro migliore per tutti i siriani .

Tali 14 punti costituiscono una vera e propria capitolazione per le milizie curde.

Prevedono, infatti, la loro integrazione nell’esercito di Damasco su base individuale, senza preservare le catene di comando, l’espulsione di tutti i membri non siriani, il passaggio sotto controllo totale di HTS dei confini con la Turchia, degl’interi governatorati di Raqqa e Deir-ez-Zor e dei campi di prigionia dell’Isis (sarà interessante verificare che sviluppi porterà questo incontro fra ex-commilitoni jihadisti). Un’amministrazione curda dovrebbe rimanere nel governatorato di Al-Hasaka, da verificare con quali margini di autonomia.

Si tratta di sviluppi realmente sorprendenti, la cui rapidità riecheggia in parte la caduta del regime baathista. Fino a qualche settimana fa le FDS rifiutavano accordi a condizione ben più favorevoli, forti delle tante dimostrazioni d’incapacità di controllare il territorio nazionale date da HTS e dei segnali di grande appoggio che venivano dagli apparati statunitensi e anche da Israele: il 17 gennaio, ad esempio, il comando CENTCOM aveva ufficialmente chiesto a Damasco di cessare gli attachi, mentre il senatore neoconservatore Lindsey Graham aveva minacciato di adoperarsi per reinserire il Caesar Act se gli attacchi sarebbero continuati.

Si tratta dell’ennesima dimostrazione di inaffidabilità da parte dell’imperialismo statunitense, che di certo un può costituire un alleato per la risoluzione della questione curda come fino ad ora ritenuto dalle FDS.

Ora, ovviamente, l’accordo dovrà essere pienamente confermato da fonti ufficiali curde e, soprattutto, poi dovrà essere implementato praticamente, cosa tutt’altro che scontata, vista la totale inaffidabilità delle autorità qaediste e delle loro milizie che, prevedibilmente, continueranno ad abbandonarsi a violenze settarie.

La Turchia, invece, potrà rivendicare lo scioglimento formale di quella che viene definita l’ala siriana del PKK, per poi procedere con il disarmo definitivo delle milizie curde sui monti del Qandil, corredate da qualche amnistia parziale e qualche concessione sulla lingua e la cultura curda simile a quelle effettuate da Al-Jolani. A meno che la popolazione curda del sud-est non si ribelli in massa.

Sul fronte sud, invece, le cose non vanno bene per HTS. Le atrocità settarie perpetrate nei mesi scorsi nei confronti della minoranza drusa, infatti, stanno spingendo i maggiori referenti di quest’ultima definitavamente nelle braccia di Israele.

Intervistato a Ynet, lo sceicco Hikmat al-Hijri ha affermato:” Non è un segreto che Israele sia stato l’unico Paese al mondo ad intervenire militarmente e a salvarci dal genocidio in corso. Ciò è stato fatto attraverso attacchi aerei che hanno davvero fermato il massacro….Ci consideriamo parte integrante del quadro strategico di Israele, un braccio armato alleato con Israele. Il rapporto è internazionale e significativo. Israele è l’unico attore responsabile e competente per gli accordi futuri”.

La milizia locale drusa fondata da Hikmat al-Hijri, denominata “guardia nazionale”, dunque, non ha in progetto di integrarsi con Damasco. Anzi, nella stesso intervista egli rivendica addirittura l’indipendenza:”Chiediamo non solo l’autogoverno, ma anche una regione drusa indipendente”.

Al momento, l’Amministrazione USA non è ancora intervenuta in maniera incisiva sul capitolo druso, come sta facendo su quello curdo. In ogni caso le regioni meridionali sono designate per essere aree d’influenza sionista, il cui controllo è necessario a Tel Aviv per evitare la ripresa di rifornimenti di armi verso Hezbollah.

Riportiamo i 14 punti dell’accordo così come comunicati da fonti ufficiali di Damasco.

Cessate il fuoco e accordo di piena integrazione

Primo: un cessate il fuoco completo e immediato su tutti i fronti e punti di contatto tra le forze governative siriane e le Forze democratiche siriane, parallelamente al ritiro di tutte le formazioni militari affiliate alle “SDF” nell’area a est dell’Eufrate come passo preliminare per il ridispiegamento.

Secondo: l’immediato e completo passaggio di consegne dei governatorati di Deir ez-Zor e Raqqa al governo siriano, sia dal punto di vista amministrativo che militare. Ciò include l’acquisizione di tutte le istituzioni e strutture civili, l’emanazione di decisioni immediate per la conferma degli attuali dipendenti dei ministeri competenti dello Stato siriano e l’impegno del governo a non prendere di mira i dipendenti e i combattenti delle SDF e dell’amministrazione civile nei due governatorati.

Terzo: Integrare tutte le istituzioni civili del governatorato di Al-Hasakah nelle istituzioni dello Stato siriano e nelle sue strutture amministrative.

Quarto: il governo siriano assumerà il controllo di tutti i valichi di frontiera e dei giacimenti di petrolio e gas della regione e ne garantirà la protezione tramite forze regolari per garantire il ritorno delle risorse allo Stato siriano.

Quinto: integrare tutti gli elementi militari e di sicurezza delle “SDF” nella struttura dei Ministeri della Difesa e degli Interni siriani su base “individuale”, dopo aver effettuato i necessari controlli di sicurezza, concedendo loro gradi militari e diritti materiali e logistici secondo necessità, proteggendo al contempo la privacy delle regioni curde.

Sesto: La leadership delle SDF si impegna a non includere tra le sue fila i resti dell’ex regime e a consegnare gli elenchi degli ufficiali rimasti dell’ex regime presenti nelle aree della Siria nordorientale.

Settimo: emanare un decreto presidenziale che nomini un candidato per ricoprire la carica di governatore di Al-Hasakah, come garanzia di partecipazione politica e rappresentanza locale.

Ottavo: Evacuare la città di “Ain al-Arab/Kobani” dalla forte presenza militare, formare una forza di sicurezza composta dai residenti della città e mantenere una forza di polizia locale amministrativamente affiliata al Ministero degli Interni siriano.

Nono: Unire l’amministrazione responsabile del fascicolo sui prigionieri e sui campi dell’ISIS, nonché le forze incaricate della protezione di queste strutture, con il governo siriano, in modo che quest’ultimo si assuma la piena responsabilità legale e di sicurezza nei loro confronti.

Decimo: Adottare un elenco di leader nominati, presentato dalla leadership delle SDF, per ricoprire posizioni di alto livello nei settori militare, della sicurezza e civile nella struttura centrale dello Stato, al fine di garantire la partnership nazionale.

Undicesimo: Accoglienza del decreto presidenziale n. 13 del 2026, che stabilisce il riconoscimento dei diritti culturali e linguistici curdi, la risoluzione delle questioni civili e legali non registrate e il ripristino dei diritti di proprietà accumulati nei decenni precedenti.

Dodicesimo: l’impegno delle SDF a rimuovere tutti i leader non siriani e i membri del Partito dei Lavoratori del Kurdistan (PKK) dai confini della Repubblica araba siriana per garantire la sovranità e la stabilità del vicinato.

Tredicesimo: Lo Stato siriano si impegna a proseguire la lotta contro il terrorismo (ISIS) come membro attivo della coalizione internazionale, in coordinamento con gli Stati Uniti a tal fine, per garantire la sicurezza e la stabilità della regione.

Quattordicesimo: Lavorare per raggiungere intese in merito al ritorno sicuro e dignitoso delle popolazioni delle aree di Afrin e Sheikh Maqsoud nelle loro regioni.

Presidente della Repubblica araba siriana

Comandante delle Forze Democratiche Siriane

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