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Il palazzinaro Trump non sa costruire

Tra il dire e il fare ci sono problemi anche per Trump. Il pretenziosissimo Board of Peace che avrebbe dovuto  rimettere a posto il mondo sostituendo l’Onu e fissando un “nuovo ordine internazionale” ha preso la prima forma a Davos, nei postumi della brutale strigliata imposta ai paesi europei, che hanno ceduto senza combattere le parti di Groenlandia che gli Usa sceglieranno di prendersi.

I problemi non nascondibili sono pressoché innumerevoli. Il più evidente sta nel numero e nel “peso geopolitico” dei paesi che hanno dato l’adesione: appena 22 sui circa 60 che avrebbero ricevuto la lettera di invito spedita dallo stesso Trump. E non certo paesi guida nel mondo…

Bahrein, Marocco, Argentina, Armenia, Azerbaigian, Bulgaria, Egitto, Ungheria, Israele, Indonesia, Giordania, Kazakistan, Kosovo, Mongolia, Pakistan, Paraguay, Qatar, Arabia Saudita, Turchia, Emirati Arabi Uniti e Uzbekistan sono Stati piuttosto differenti tra loro, assolutamente disomogenei per regime politico, peso internazionale e grado di subordinazione agli Stati Uniti, di sicuro non classificabili tra le “grandi democrazie”.

Se, infatti, i paesi arabi e musulmani “ci stanno” nella misura in cui devono compensare la presenza di Israele e l’influenza del “Grande Cognato”, Jared Kushner – che sta lì solo per realizzare la più grande speculazione edilizia che si sia mai vista sopra il teatro di un genocidio, mentre ancora è in corso a un ritmo appena più lento – la presenza di altri è spiegabile solo con il servilismo (Paraguay e Argentina uber alles).

Degli europei ci sono soltanto l’Ungheria di Orbàn, la Bulgaria appena entrata nell’euro (il Belgio, sede europea per eccellenza, si è ritirato all’ultimo momento), mentre gli altri 24 membri se ne stanno ben distanti, ma per i motivi più differenti.

La posizione più ridicola, manco a dirlo, è quella italiota, che non c’è – come ripetono i paggetti di “Gioggia” – “solo perché c’è l’art. 11 della Costituzione che ci crea un problema”, segnalato peraltro da quel Colle che dello stesso articolo ha fatto spesso strame (c’era certo un ministro della difesa nella guerra contro la Jugoslavia, giusto?). E la presenza penosa dell’altrimenti ignorato Kosovo sta lì a ricordarcelo.

Se infatti “il ripudio della guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” è passato in cavalleria anche tra i liberali ad ore alterne (figuriamoci per i post-fascisti), quell’articolo consente le limitazioni di sovranità necessarie ad un ordinamento che assicuri la pace e la giustizia fra le Nazionima solo in condizioni di parità con gli altri Stati”. Almeno formalmente, se non altro.

Il Board di Trump, come abbiamo spiegato fin da quando è apparso il testo, è addirittura una sorta di “organismo privato”, dove c’è un “presidente a vita” (breve, quella rimasta, visto che ha 80 anni) autonominato e senza limitazioni di sorta, che si attribuisce il potere di decidere le sorti di un qualsiasi paese del mondo – compresi quelli aderenti al Board – anche una volta perso il posto di Commander in chief degli Stati Uniti. 

Un caso di psichiatria estrema, insomma, che ridicolizza qualsiasi pretesa di “sovranità” dei nazionalisti da operetta alla guida di molti esecutivi aderenti. Oltretutto, se già aderisci all’Unione Europea, si crea un “conflitto di attribuzione” su quale tra i due organismi, eventualmente, avrebbe la prevalenza. Non dal punto di vista di un ormai defunto “diritto” (sia nazionale che internazionale), ma proprio sul piano pratico: valgono gli ordini della Commissione Europea o quelli di The Donald?

Il destino della Groenlandia ha già dato una risposta…

La presenza di altri paesi risponde a criteri diversi. La Bielorussia di Lukashenko (in parte anche il Vietnam o qualche paese già associato ai Brics) sembra l’orecchio di Putin dentro le stanze dove si discuterà non si sa bene cosa. Ma sia Mosca che gli altri invitati “strategici”, ossia Cina e India, hanno di fatto declinato l’invito spiegando che per certi scopi c’è già l’Onu, e bisognerebbe semmai farla funzionare di nuovo.

Il problema decisivo è però quello delle finalità reali di questo Board of Peace. Cosa fare a Gaza – la motivazione ufficiale presa ancora per buona dal sistema mediatico occidentale – non è tra gli scopi dichiarati, nonostante le slides in stile “Riviera” o Las Vegas presentate da Trump e Kuchner, al punto che la Striscia non è nemmeno nominata.

In teoria, vista l’ambito illimitato dell’operatività immaginata alla Casa Bianca, ci potrebbe anche rientrare. Ma certamente non è questo lo scopo principale. Che resta quello di sostituire l’Onu con un comitato di servi (e “infiltrati”) che difficilmente potrebbe reggere a prove più complesse. Bielorussia e Vietnam, per esempio, come potrebbero partecipare o avallare aggressioni contro Cuba o il Venezuela? E Uzbekistan e Pakistan, nonché altri paesi mussulmani, come reagirebbero se l’obiettivo – come sembra in questi giorni – tornasse a essere il confinante Iran?

Per non dire infine dell’inconcepibile ammissione al Board non solo di Stati, ma anche di enti privati e fondi finanziari. Una riprova, certo, del fatto che il capitalismo neoliberista è approdato ad una fase in cui le multinazionali privati rivaleggiano apertamente con la “sovranità” delle istituzioni politiche storiche, ma anche della babelica confusione con cui la “nuova istituzione globale” è stata improvvisata nello studio ovale.

Resta perciò lo spettacolo per fortuna ridicolo di una “firma istitutiva” pacchianissima e autocelebrativa, ma senza partecipanti di primissimo piano. Come distruttore Trump mostra qualche perversa capacità, ma come “costruttore” – quasi paradossalmente, per un immobiliarista – è un fallimento totale.

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4 Commenti


  • Giovanni

    «Breve», speriamo…


  • Elena

    Condivido interamente queste parole di Tomaso Montanari.
    “Così nasce il mostruoso Board of Occupation (come lo ha ribattezzato Tristano Mariniello), con dentro il Boss dei Boss, il Boia di Gaza e tutti i suoi complici. Un plotone di esecuzione, un’orda di rapinatori, un collettivo di colonialisti assatanati.
    E Giorgia Meloni si lamenta di non poterci entrare per “problemi costituzionali”: sì, la Costituzione è sempre un problema per i fasci**i. E anche per i colonialisti, per i complici del genoci**o, per chi lavora contro l’umano nell’uomo.
    Sia benedetta la Costituzione, che salva l’Italia da questa estrema vergogna. Per Gaza, per la nostra stessa dignità”.


    • Redazione Contropiano

      la Costituzione è una carta, che vale finché i rapporti di forza non cambiano… una trincea debole, diciamo… ahinoi, stavolta è contata di più la contrarietà degli altri grandi paesi europei…


  • germano claudino raniero

    il Board of peace non va confuso con la Conferenza di Yalta. Là i vincitori si spartirono il mondo Qui i due responsabile del genocidio, occupato il terreno. passano all incasso. Una operazione sionista e neocoloniale.. Gaza difficilmente diventerà la riviera di lusso, ma intanto i palestinesi saranno confinati in nuove bantustan. Opporsi al disegnò dell immobiliarista trump è il minimo se vogliamo che la lotta del popolo palestinese abbia prospettive.. Dovranno combattere., nelle nuove e mutate condizioni. E se ci saranno prospettive per loro ci saranno prospettive per tutti

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