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Libia. L’ombra neocoloniale sull’omicidio di Saif Gheddafi

Saif al-Islam Gheddafi, figlio dell’ex leader della Libia Muammar Gheddafi (a sua volta deposto e ucciso nel 2011) è stato ucciso martedì da un commando all’interno della sua casa a Zintan, una città a circa 200 chilometri a sud-ovest della capitale Tripoli.

Mercoledì mattina, la Procura di Tripoli ha annunciato l’apertura di un’indagine sulla morte di Saif al-Islam Gheddafi, confermando che è stato ucciso a colpi di arma da fuoco nella sua casa nella città di Zintan.

Da quanto risulta dalle prime indagini quattro uomini armati e a volto coperto hanno fatto irruzione nell’abitazione di Saif Gheddafi, disattivando prima il sistema di videosorveglianza. Ci sarebbe stato uno scontro a fuoco tra il commando e lo stesso Saif, conclusosi con la morte di quest’ultimo.

Secondo il network saudita al Arabiya l’omicidio sarebbe avvenuto nel quadro degli scontri armati tra milizie locali e milizie fedeli all’ex regime di Gheddafi proseguiti per diverse ore nel pomeriggio, nella zona desertica di al-Hamada e nei pressi di Zintan.

Saif Gheddafi era uno dei più popolari leader politici della Libia e ambiva a presentarsi alle elezioni, una tappa che fino ad oggi è stata sistematicamente rinviata dal cosiddetto governo libico di Tripoli “riconosciuto dalla comunità internazionale”.

Contro di lui era stata emessa anche un condanna della Corte Penale Internazionale successivamente all’aggressione della Nato nel 2011 e alla violenta deposizione e uccisione del padre, Muhammar Gheddafi. Arrestato, era stato rilasciato nel 2017 grazie ad una amnistia.

Considerato a lungo come il successore del padre, nel 2021 Saif Gheddafi aveva annunciato la propria candidatura alla presidenza della Libia, ma le elezioni furono poi rinviate sine die.

Dalla morte del padre era considerato il leader della resistenza nazionale della Jamāhīriyya libica nel Consiglio nazionale di transizione (Cnt). Con l’acutizzazione della guerra civile in Libia Saif al-Islam Gheddafi ha acquisito sempre più importanza come riferimento della resistenza ad oltranza contro le milizie del Consiglio nazionale di transizione e contro la Nato.

L’analista libico Essam al-Zubair, sentito da Al Jazeera, ritiene che ad essere maggiormente colpite dalla morte di Saif al-Islam siano le correnti che si sono schierate con lui dopo aver abbandonato il loro sostegno al gen. Kalifa Haftar, mentre chi sostiene il generale ne trarrà beneficio.

Questo perché “i sostenitori di Gheddafi saranno costretti a schierarsi automaticamente con Haftar o dovranno affrontare una crisi interna che potrebbe portare alla disgregazione delle loro fila”. Sottolinea inoltre che la sua assenza eliminerebbe un elemento competitivo influente dalla mappa del conflitto politico, dando agli altri partiti un margine di manovra più ampio.

Secondo al-Zubair, l’emergere di Saif al-Islam come forte concorrente nel sud e l’estensione della sua presenza in aree dell’ovest e della Cirenaica, hanno approfondito lo stato di ostilità tra lui e Haftar, ed hanno spinto a tentativi di ostacolare la sua strada politica, incluso l’aver impedito ad alcuni suoi consiglieri di raggiungere la corte della Sabha durante il periodo della sua candidatura alle elezioni.

Anche un altro analista libico, Hazem al-Raisi, rileva che Khalifa Haftar potrebbe essere il “maggior beneficiario” della rimozione di Gheddafi dalla scena politica, ma non esclude un mandante internazionale per l’omicidio del leader libico.

E’ notizia di qualche giorno fa che Macron ha dato carta bianca ai suoi apparati di sicurezza per “ridimensionare” i leader africani che si sono sganciati dal controllo coloniale francese. Le responsabilità della Francia nel rovesciamento di Muhammar Gheddafi e la destabilizzazione della Libia sono note.

Colpisce anche il cinismo del quotidiano francese Le Monde che scrive: “L’ipotesi di un ritorno sulla scena del figlio del dittatore Muhammar Gheddafi ora è stata rimossa“. Quasi un timbro di approvazione…

Raisi segnala poi un incontro a Parigi sulla situazione libica proprio in coincidenza con l’uccisione di Saif Gheddafi, con la partecipazione dello statunitense Massaad Boulos, consigliere speciale di Trump per la regione.

In Libia, due governi continuano a contendersi il potere: quello di unità nazionale (Gnu) con sede a Tripoli, guidato da Abdul Hamid Dbaibah e riconosciuto dalle Nazioni Unite, e quello di Bengasi (est), guidato dal maresciallo Khalifa Haftar, che ha esteso la sua autorità al sud del paese.

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