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La vendita di petrolio del Venezuela a Israele è una fake news

L’agenzia statunitense Bloomberg nei giorni scorsi, aveva diffuso la notizia che il Venezuela stesse vendendo petrolio a Israele.

Il servizio dell’agenzia Bloomberg riportava che: “Il Venezuela invia la sua prima spedizione di petrolio greggio a Israele negli anni successivi alla cattura di Maduro.”

L’articolo sosteneva che la presunta spedizione sarebbe stata processata dalla raffineria del Gruppo israeliano Bazan nel porto di Haifa, proponendo una narrazione pensata per compromettere la credibilità, la sovranità e la pace del Venezuela, mentre un articolo comparso sul Jerusalem Post evidenziava come questa notizia è venuta fuori dopo l’incontro avvenuto il 4 febbraio scorso tra il ministro degli Esteri israeliano Katz e Corina Machado, la leader antichavista ampiamente sponsorizzata dai sionisti.

La fake news di Bloomberg basava le sue informazioni su “persone a conoscenza dell’accordo, che hanno chiesto di non essere identificate”.

Bloomberg ha inoltre cercato di giustificare l’assenza di prove dirette menzionando che “Israele non annuncia da dove proviene il suo petrolio” e che “le petroliere sono scomparse dai sistemi di tracciamento digitale una volta avvicinati ai porti del paese”.

L’agenzia ha anche fatto riferimento a una precedente spedizione di 470.000 barili nel 2020, secondo i dati di Kpler, per contestualizzare la sua falsità. Il Bazan Group e il Ministero dell’Energia israeliano, secondo gli stessi media, “hanno rifiutato di commentare”.

La fake news diffusa dall’agenzia è stata smentita ufficialmente Miguel Pérez Pirela, vicepresidente settoriale per la comunicazione e la cultura del Venezuela, il quale già da martedi ha negato la notizia diffusa dall’agenzia statunitense Bloomberg.

Attraverso il suo canale Telegram, Miguel Pérez Pirela ha definito “fake news” le informazioni che sostengono una presunta spedizione di petrolio greggio venezuelano a Israele, un’affermazione che manca di fonti ufficiali e prove verificabili.

La negazione è stata effettuata tramite uno screenshot dell’articolo di Bloomberg con un timbro rosso “FAKE”, sottolineando la falsità del rapporto. In questo modo, il Governo bolivariano continua a fermare la diffusione di notizie non comprovate che cercano di destabilizzare il paese.

Il Governo del Venezuela afferma di voler mantenere un fermo impegno per la verità e la difesa della propria sovranità di fronte alle campagne di disinformazione. 

Questo tipo di “fake news” mirano a minare l’immagine internazionale del paese e a generare incertezza sulla sua gestione. La rapida risposta delle autorità venezuelane sottolinea l’importanza di combattere la diffusione di notizie non fondate che influenzano la stabilità regionale e l’indipendenza delle nazioni del Sud globale.

Non è da escludere che il petrolio venduto dal Venezuela a compagnie statunitensi venga poi da queste rivenduto a Israele, il quale sta subendo pesanti conseguenze dalla campagna internazionale di boicottaggio e che ha visto assottigliarsi la lista dei paesi alleati e le forniture dal resto del mondo.

La stessa notizia che una petroliera diretta in Israele – la Poliegos – contenga petrolio venezuelano e stia per transitare nel porto italiano di Cagliari il 17 febbraio – se confermata – andrebbe letta in questa ottica e non certo in quella di una fornitura diretta tra Venezuela e Israele.

Il Venezuela ha interrotto le relazioni diplomatiche con Israele nel 2009, durante il governo del presidente Hugo Chávez, come forma di protesta contro l’Operazione “Piombo Fuso” eseguita dal regime sionista a Gaza (2008-2009), ricordando che sin dalla sua nascita la Rivoluzione Bolivariana ha mantenuto una posizione di severa critica verso le politiche genocidarie e diffuse di Israele.

In questo contesto, il Venezuela ha preso una posizione ferma a sostegno della causa palestinese e ha denunciato negli ultimi due anni il genocidio perpetrato dal governo di Benjamin Netanyahu contro la popolazione della Striscia di Gaza.

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