Menu

Francia. Uno squadrista fascista muore “in azione” e diventa “vittima”

È deceduto sabato, a Lione, il militante di estrema destra Quentin Deranque. Sui media principali è stato subito lanciato l’allarme per lo “squadrismo di sinistra”: Deranque sarebbe stato ucciso in un pestaggio organizzato da militanti antifascisti, a margine di un evento con Rima Hassan, europarlamentare de La France Insoumise, presso l’Istituto di studi politici (Iep) di Lione (dedicato alle relazioni tra UE e i governi europei nel contesto del conflitto in Medio Oriente) contro il quale era stata convocata una “protesta” del collettivo “identitario” di estrema destra Némésis.

La ricostruzione dei fatti, fuori dagli ambienti mainstream, racconta invece esattamente l’opposto.

Prima di tutto una loro breve ricostruzione. Giovedì 12 febbraio, nel tardo pomeriggio, si stava svolgendo all’università di Lione una conferenza dell’europarlamentare che negli ultimi mesi ha difeso strenuamente la posizione filopalestinese. All’esterno, il collettivo di estrema destra Némésis, autodefinitosi però “femminista”, aveva organizzato un presidio di protesta.

Secondo le autorità francesi, Deranque si trovava sul posto insieme ad altri “camerati” per proteggere il presidio da eventuali attacchi, anche se non capisce da chi dovessero arrivare, visto che erano loro a “intervenire” su un evento altrui e quindi ad essere oggettivamente in posizione di “attacco”.

Secondo alcuni racconti riportati dai media, la situazione è precipitata quando un gruppo di circa venti persone, a volto coperto, avrebbe “assaltato” il presidio, strappando striscioni e scatenando una rissa. Ci sarebbe anche un video in cui quelli identificati come militanti antifascisti si sarebbero accaniti su tre persone a terra, una delle quali era Deranque.

Un trauma cranico gli è stato fatale. Il procuratore di Lione ha confermato lunedì l’apertura di un’indagine per “omicidio volontario”, anche se nessuno aveva il benché minimo “oggetto atto ad offendere” (zero bastoni, coltelli, pietre, ecc).

Ma già il racconto della famiglia non coincide con la ricostruzione delle forze dell’ordine. I parenti, tramite il loro avvocato, hanno negato che Deranque facesse parte di un servizio d’ordine. E respinge l’ipotesi di una rissa, parlando invece di un “linciaggio” premeditato ma anche inspiegabile.

Delle due l’una, però: o Deranque era lì “a difesa” di Némésis, e faceva dunque parte di un servizio d’ordine (predisposto al “contatto” fisico), oppure non aveva giustificazione la sua presenza ad una iniziativa di “estrema sinistra”. Il presidio era infatti organizzato da un collettivo fascista contro la certamente legittima e pacifica conferenza della parlamentare della France Insoumise. Un’azione di disturbo dall’esterno, insomma.

La dinamica dei fatti riportata sul sito Contre Attaque riporta in effetti tutta un’altra storia. Si sarebbe trattato di un tipico episodio di squadrismo fascista (un assalto mirante a impedire la conferenza), sfociato in una rissa in cui stavolta i “camerati” hanno avuto la peggio e in cui Deranque ha riportato dei colpi o una caduta che gli sono stati infine fatali. Stando a quel che riportano comunque altri “camerati” del suo giro, Deranque era noto per la propensione a questo tipo di squadrismo, se non peggio.

Il collettivo neonazista Luminis Paris rivendica infatti, con un comunicato su Instragram in cui campeggia la croce celtica, Deranque come un militante modello “il cui impegno radicale andava ben oltre il ruolo di ‘guardia di sicurezza’ del Collectif Némesis, per poi aggiungere che “le ultime parole di Quentin sono state: ‘Facciamolo di nuovo, ragazzi’. Come per lui, la lotta fino alla morte ci rende felici“. Pacifici, aggrediti e non violenti, vero?

Infatti, c’è anche un elemento “cronologico” che non torna. I video mostrano che la rissa è avvenuta alla luce del giorno, ma Deranque è andato al pronto soccorso solo alle 19:40, a chilometri di distanza e quando ormai era già buio. Secondo alcune testimonianze raccolte da France Info, il giovane avrebbe inizialmente rifiutato le cure ospedaliere, tornando a casa con i propri amici. Probabile, insomma, una sottovalutazione dei danni riportati sia da parte sua che dei suoi “camerati”.

Tirando le somme, mentre sui media viene presentata una narrazione vittimistica di un “bravo cattolico” che difendeva “la libertà di espressione”, i suoi colleghi neonazisti rivendicano invece un’attività squadrista che in passato ha già portato all’uccisione di antifascisti francesi (vedi il caso di Clément Méric).

L’occasione è stata subito sfruttata per calcare nuovamente la mano sulla repressione degli antifascisti, e in generale del dissenso contro la deriva autoritaria e guerrafondaia della politica francese, peraltro già entrata in modalità elettorale, visto che i governi di Macron durano in genere poco più di una stagione….

A subire l’attacco è stata in particolare la Jeune Garde, identificata come l’organizzazione dietro la morte di Deranque. La Jeune Garde è un gruppo antifascista fondato da Raphaël Arnault, oggi deputato della France Insoumise, che è già stato sciolto a metà 2025 dal governo con l’accusa di “atti violenti”.

Oggi quel provvedimento è ancora sotto ricorso, e proprio per questo tutta la classe dirigente francese, in maniera bipartisan, sta calcando la mano contro di loro. La presidente dell’Assemblea Nazionale, Yaël Braun-Pivet, ha sospeso l’accesso al Parlamento a Jacques-Elie Favrot, assistente di Arnault, il cui nome è apparso nelle testimonianze sull’aggressione.

La portavoce del primo ministro, Maud Bregeon, ha attribuito alla France Insoumise una “responsabilità morale” per il clima di violenza. La leader del Rassemblement National, Marine Le Pen, ha alzato i toni, chiedendo che le milizie di estrema sinistrasiano classificate niente meno che come “terroristiche”.

Raphaël Glucksmann, leader del Partito Socialista, ha dichiarato impossibile ogni futura alleanza con la France Insoumise per le presidenziali del 2027, citando l’insostenibilità della retorica del partito di Jean-Luc Mélenchon (è del resto tra coloro che hanno permesso l’attuale e precarissimo governo Lecornu, nonostante fosse stato eletto solo perché in coalizione con Mélénchon).

Sul fronte opposto, il presidente della France Insoumise ha duramente respinto ogni accusa, denunciando a sua volta le violenze subite dai suoi militanti da parte dei gruppi di estrema destra. Infatti, sedi del partito e dei sindacati sono state attaccate negli ultimi tempi, e l’impunità con cui agiscono gli squadristi fascisti rende preoccupante lo stato della “democrazia francese”.

Mathilde Panot, capogruppo della France Insoumise all’Assemblea Nazionale, ha chiesto che le manifestazioni del collettivo Némésis di fronte ai meeting della sinistra siano proibite, denunciando l’evidente intento provocatorio, con azioni squadriste che, quando vanno male, vengono poi rovesciate in modo vittimistico dalla politica nazionale.

L’obbiettivo politico è chiaro. Sia l’estrema destra sia le forze “liberali” di governo si alleano sulla necessità di togliere più consensi possibile alla France Insoumise, e più in generale di tappare la bocca al dissenso che ha visto animare le piazze francesi, come in Italia, soprattutto sui temi dell’antisionismo e dell’opposizione alla complicità genocidiaria di Parigi con Tel Aviv.

Come già accennato, Jeune Garde, così come il movimento Les Soulèvements de la Terre prima e Urgence Palestine poi, sono state sciolte con l’accusa di essere autori di violenze e, in sostanza, solidali col “terrorismo” palestinese. Un attacco che viene oggi rafforzato facendo leva su di un presunto “martire” fascista, con l’obiettivo di una ulteriore torsione autoritaria del dibattito pubblico.

Liberisti e fascisti, una sola faccia… Ovunque.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *