Mentre si spara è sempre difficile tenere insieme la cronaca e la riflessione (almeno) di medio periodo. Ma è obbligatorio provarci perché bisogna agire/reagire agli eventi mentre accadono. A spiegare cos’è successo – dopo – sono buoni tutti e serve solo come pro memoria per la prossima crisi.
E’ indubbio che la prima notizia sia quella della morte dell’ayatollah Khamenei, 87 anni (era nato il 16 aprile del ‘39, ma i media occidentali ormai scrivono i notiziari con il copia-e-incolla, per cui se dal Pentagono o dall’Idf arriva il messaggio con su “86” anni neanche si azzardano a fare i conti; figuriamoci come controllano il resto…). Era l’erede di Khomeini e della “rivoluzione” del 1979, che mise fine al regime coloniale dello shah Pahlevi.
Il colpo è sicuramente grosso sul piano simbolico, ma è difficile credere che a quell’età un qualsiasi leader non vincolato all’esito delle prossime elezioni non abbia preparato l’inevitabile “ricambio”. Già tutte le responsabilità propriamente militari, per esempio, erano state affidate ai vertici dell’esercito e delle Guardie della Rivoluzione (più noti come “pasdaran”).
La stessa Cia, in un report analitico consegnato a Trump, ritiene che l’uccisione di Khameni non porterà ad un “ammorbidimento” delle posizioni iraniane, né ad una divisione interna debilitante. Anzi, dovrebbe far emergere “figure ancora più radicali”.

L’omicidio è stato rivendicato direttamente da Netanyahu, chiarendo che la “divisione dei compiti” in questa guerra affida agli Usa l’attacco alle strutture militari, missilistiche e ai laboratori nucleari, mentre lascia a Israele il preferito ruolo di killer dei vertici politici e militari.
(qui a sinistra l’omaggio a Teheran alla salma di Khamenei)
Il generale Mohammad Pakpour, che ha assunto il ruolo di capo della Guardia rivoluzionaria dopo la morte del precedente comandante nella “guerra di 12 giorni” nel giugno dello scorso anno, è stato ucciso in un attacco aereo a Teheran sabato, ha detto l’agenzia di stampa statale Irna. Anche Ali Shamkhani, un alto consigliere del leader supremo e segretario del Consiglio di sicurezza iraniano, è stato ucciso negli attacchi.Stessa sorte anche per il capo dell’aeronautica, generale Abdolrahim Mousavi, e Aziz Nasirzadeh, ministro della Difesa.
A differenza degli attacchi passati, anche Israele e Stati Uniti avrebbero fatto ricorso più a droni di grandi dimensioni e missili piuttosto che ad aerei, probabilmente temendo che “l’aggiornamento” delle difese antiaree iraniane sia stato efficace.
La reazione iraniana è stata comunque “robusta”, colpendo con droni e missili le basi americane nei paesi del Golfo e la stessa Israele, ancora una volta con la tecnica della “saturazione” delle possibilità antimissile dell’Iron Dome (che hanno una disponibilità di colpi limitata e tempi di “ricarica” non istantanei) e delle difese Usa.
Come in tutte le guerre, nella comunicazione ufficiale la prima regola è negare le proprie perdite o danni e amplificare al massimo quelle del nemico. Quindi Usa e Israele, pur non potendo negare di essere stati raggiunti da numerosi colpi, non ammettono alcuna perdita (tranne la scontata enfatizzazione dei “feriti civili” mentre stavano correndo nei rifugi). “L’invulnerabilità” è del resto il principale “contenuto narrativo” della propaganda imperiale (lo si era visto anche con il rapimento di Maduro e della moglie, in cui si è parlato di militari Usa rimasti feriti nell’azione solo al momento della loro “premiazione” al Congresso).
Il massimo funzionario della sicurezza iraniana, il segretario del Consiglio supremo per la sicurezza nazionale Ali Larijani, ha dichiarato che domenica verrà istituito un consiglio direttivo temporaneo, come riportato dalla televisione di Stato iraniana, per dare continuità anche formale alla direzione politica e militare.
Ha inoltre avvertito che “i gruppi secessionisti subiranno una dura reazione se tenteranno qualsiasi azione, accusando gli Stati Uniti e Israele di voler saccheggiare e disintegrare l’Iran”. Non è un mistero che una delle ipotesi di “sterilizzazione” futura dell’Iran sia quella di dividerlo in più staterelli “etnici” privi di peso specifico (azeri, persiani, curdi, turkmeni, awazi, ecc).
Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale IRNA, un consiglio composto da tre membri assumerà temporaneamente le funzioni di guida della Repubblica Islamica dell’Iran, dopo l’annuncio della morte della Guida Suprema Ali Khamenei.
Il consiglio transitorio sarà formato dal Presidente della Repubblica, dal Capo del Potere Giudiziario e da un giurista del Consiglio dei Guardiani. La notizia viene presentata come un passaggio previsto dall’assetto istituzionale iraniano per garantire continuità di governo in una fase di transizione eccezionale.
IRNA sottolinea che il sistema politico iraniano è strutturato su più centri decisionali. L’Assemblea degli Esperti, composta da 88 membri i cui candidati sono vagliati dal Consiglio dei Guardiani, è l’organo costituzionalmente incaricato di selezionare la Guida Suprema. La stessa Assemblea ha inoltre la facoltà di istituire un consiglio di leadership incaricato di esercitare le funzioni supreme al posto di un singolo leader.
La soluzione annunciata viene quindi descritta come temporanea e conforme ai meccanismi costituzionali della Repubblica Islamica, in attesa delle decisioni formali sull’assetto definitivo della leadership del Paese.
Addirittura sconcertante per infamia e servilismo la sortita dei “tres caballeros” europei. In una dichiarazione congiunta, i leader di Francia, Germania e Regno Unito hanno invitato lo Stato iraniano a “permettere al proprio popolo di determinare il proprio futuro“, non hanno condannato l’aggressione militare di Usa e Israele ma hanno condannato gli attacchi di rappresaglia di Teheran contro le basi dell’esercito statunitense nella regione.
La dichiarazione è firmata dal presidente francese Macron, dal cancelliere tedesco Merz e dal primo ministro britannico Starmer.
“Francia, Germania e Regno Unito hanno costantemente sollecitato il regime iraniano a porre fine al programma nucleare iraniano, a limitare il suo programma missilistico balistico, a astenersi dalle sue attività destabilizzanti nella regione e nei nostri paesi, e a cessare la terribile violenza e la repressione contro il proprio popolo”.
Dopo averci frantumato le parti basse con la dicotomia che “c’è un aggressore e un aggredito”, Francia, Germania e Regno Unito chiedono all’aggredito di fermarsi e non rispondere all’aggressore. L’ipocrisia criminale dell’Occidente capitalista sta tutta qui, in Ucraina come in Medio Oriente.
L’andamento della guerra
Ore 13.50: Un missile balistico iraniano, probabilmente dopo una parziale intercettazione da parte dell’Iron Dome, ha ucciso almeno quattro persone e ne ha ferite circa altre 20 nella città di Beit Shemesh, nel centro di Israele, 30 km (19 miglia) a ovest di Gerusalemme, secondo il servizio di ambulanza.
Ore 12.50: Secondo i dati degli spedizionieri almeno 150 petroliere, tra cui navi adibite al trasporto di petrolio greggio e gas naturale liquefatto, hanno gettato l’ancora nelle acque aperte del Golfo, oltre lo Stretto di Hormuz. Decine di altre erano ferme dall’altra parte del collo di bottiglia. Gli spostamenti sono avvenuti dopo che gli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran hanno fatto precipitare la regione in una nuova guerra.
Secondo le stime dell’agenzia di stampa Reuters, basate sui dati di tracciamento delle navi della piattaforma MarineTraffic, le petroliere erano raggruppate in acque aperte al largo delle coste dei principali produttori di petrolio del Golfo, tra cui Iraq e Arabia Saudita, nonché del gigante del GNL, il Qatar.
Ore 11.30: Alireza Arafi è stato nominato domenica membro giurista del Consiglio di leadership iraniano, un organismo incaricato di svolgere il ruolo di leader supremo fino a quando l’Assemblea degli esperti non eleggerà un nuovo leader, secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa Isna. Membro clericale del Consiglio dei Guardiani, Arafi farà parte del Consiglio di leadership temporaneo insieme al presidente Masoud Pezeshkian e al presidente della Corte Suprema Gholamhossein Mohseni Ejei.
Ali Reza Arafi, 66 anni, è una figura di primo piano del clero sciita conservatore: attuale presidente dell’Assemblea degli Esperti (Majlis-e Khobregan-e Rahbari), dal 2024, membro del Consiglio dei Guardiani della Costituzione (Shura-ye Negahban), dal 2016, rettore dell’Università Imam Sadiq, predicatore del venerdì a Qom, stretto collaboratore storico di Khamenei e noto per le sue posizioni conservatrici su questioni interne e sulla politica estera di «resistenza».
Ore 11.20: L’United Kingdom Maritime Trade Operations (UKMTO) afferma di essere a conoscenza di “importanti attività militari” nel “Golfo Arabico, Golfo di Oman, Mar Arabico settentrionale e Stretto di Hormuz“. Ma no? Verrebbe da dire…
Si espongono completamente al ridicolo con la notazione successiva: “Le segnalazioni relative alla chiusura dello Stretto di Hormuz continuano a circolare tramite segnalazioni open source e comunicazioni VHF. Nessuna chiusura ufficiale dello Stretto di Hormuz è stata formalmente comunicata al settore marittimo attraverso i canali di sicurezza marittima riconosciuti”. Affermando che“le comunicazioni VHF che indicano restrizioni al transito non costituiscono una sospensione legalmente riconosciuta del transito ai sensi del diritto marittimo internazionale“.
Della serie: stai partecipando ad una guerra contro ogni diritto internazionale, ma se è il nemico a fare una mossa concreta per reagire “questa non è legalmente riconosciuta”. Quindi, se volete, passate pure…
Le petroliere, gestite da multinazionali private, non fanno di questi sofismi: se c’è la concreta minaccia di essere bombardati nello Stretto, se ne stanno lontane. Una, che ci aveva provato, è stata infatti colpita (vedi sotto).
Ore 11.00: Almeno otto persone sono morte a Karachi, in Pakistan, durante una protesta al consolato statunitense contro i raid aerei statunitensi e israeliani in Iran. Centinaia di giovani manifestanti hanno tentato di assaltare il complesso diplomatico prima di essere dispersi dalla polizia con gas lacrimogeni, ha riferito un giornalista dell’AFP.
Ore 10.00: Esplosioni udite nella capitale dell’Arabia Saudita, Riyadh. L’agenzia di stampa AFP cita residenti nella zona orientale di Riyadh che hanno dichiarato di aver udito diversi forti scoppi e di aver visto del fumo alzarsi. L’agenzia di stampa ha affermato che anche i suoi corrispondenti hanno sentito le esplosioni.
Ore 9.50: L’agenzia di stampa statale iraniana IRNA riporta il rumore di “terribili esplosioni” causate da attacchi missilistici e aerei a Teheran, nella zona intorno agli incroci di Seyyed Khandan e Qasr, nonché in piazza Vanak e via Motahari.
Ore 9.40: Il centro per la sicurezza marittima dell’Oman ha dichiarato che la petroliera Skylight, battente bandiera di Palau, è stata attaccata a circa cinque miglia nautiche al largo di Musandam, in Oman. Quattro persone sono rimaste ferite e l’intero equipaggio di 20 persone è stato evacuato. La notizia arriva dopo che i media statali dell’Oman hanno riferito che due droni hanno preso di mira il porto di Duqm, ferendo un lavoratore straniero. Il blocco dello Stretto di Hormuz è dunque effettivo.
Ore 8.00: Le sirene hanno risuonato stanotte in tutta Israele, specie a Tel Aviv si sono udite una serie di esplosioni mentre il sistema di difesa aerea cercava di intercettare l’ultima offensiva iraniana. Naturalmente gli “invulnerabili” non ammettono altro (è quello che hanno sentito e visto i giornalisti stranieri presenti). In mancanza di dettagli attendibili sugli effetti dello scambio di missili e droni, bisogna intanto registrare che la crisi bellica ha provocato uno dei più gravi sconvolgimenti dell’aviazione mondiale degli ultimi anni.
I principali aeroporti del Medio Oriente, tra cui Dubai, lo snodo internazionale più trafficato al mondo, sono stati chiusi dopo gli attacchi contro l’Iran e la sua reazione. L’aeroporto internazionale di Dubai, che gestisce più di 1.000 voli al giorno, ha del resto subito danni durante un attacco alla limitrofa base Usa; hanno subito danni, e chiuso le attività, anche gli aeroporti di Abu Dhabi e Kuwait.
Praticamente tutti i paesi del Medio Oriente hanno chiuso il loro spazio aereo. Le mappe dei voli mostravano cieli sopra Iran, Iraq, Kuwait, Israele e Bahrein praticamente vuoti, mentre le compagnie aeree in Europa e Medio Oriente hanno annunciato cancellazioni su larga scala.
Ma tutta l’attesa degli operatori economici mondiali è rivolta all’apertura dei mercati finanziari, domattina (anzi: stanotte, con quelli asiatici). E’ certo infatti che una guerra che coinvolge in modo più o meno completo tutti i paesi del Golfo, con la chiusura annunciata (e obbligata, per chiunque gestisca il traffico delle navi petroliere) dello Stretto di Hormuz, provocherà un balzo drastrico del prezzo del petrolio, con ricadute a cascata sull’intera struttura delle produzioni, dei commerci, dei consumi… e delle bollette. Lo stesso sviluppo della guerra è poco chiaro.
Trump e i suoi alternano annunci circa una possibile durata prolungata degli attacchi (qualche settimana al massimo, però) con dichiarazione che parlano di “due-tre giorni”, per calcolare gli effetti reali (quelli propagandistici sono sempre “definitivi” e “i più grandi della storia“).
La stessa risposta iraniana, pur “robusta”, sembra essere stata inferiore alle attese sioniste e statunitensi. Bisognerà vedere se e quanto l’uccisione di Khamenei porterà a “potenziare” i contrattacchi, come qualche funzionario di Tehran minaccia. Entrambi gli schieramenti, però, hanno un problema simile: la disponibilità di “munizioni”.
E’ abbastanza semplice capire che l’Iran, per quanto abbia costruito negli anni una notevole riserva di droni e missili di varia gittata, e li abbia anche nel nascosti in rifugi sotterranei, non dispone di quantità illimitate e facilmente sostituibili (anche le relative fabbriche sono obiettivi militari).
Specularmente, Usa e Israele dispongono di una quantità limitata di missili antimissile (per i sistemi Patriot o per l’Iron Dome), e dunque potrebbero vedere le proprie difese esaurite prima di raggiungere gli obbiettivi che si sono prefissati. A quel punto diventerebbe anche più difficile nascondere i danni subiti.
Questo dettaglio vale politicamente soltanto per gli Stati Uniti, dove sia i democratici che i repubblicani “old style”, e persino una parte del mondo “Maga”, stanno sbraitando contro la violazione costituzionale fatta aprendo una guerra vera e propria senza alcuna autorizzazione del Congresso. E in effetti Trump aveva vinto le elezioni anche grazie alla promessa di farla finita con le “guerre inutili”, mentre ora ne sta aprendo una al mese.
In Israele, invece, non esiste alcuna differenza tra il governo e l’opposizione per quanto riguarda le guerre, visto che l’orizzonte condiviso è quello di una “Grande Israele” sagomata sugli incerti confini descritti… dalla Bibbia!
In aggiornamento
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Una efficace sintesi di Stefano Orsi sull’aggressione israelo-americana all’Iran
Premesse politiche e militari
Nelle ultime settimane si è assistito al trasferimento di diverse migliaia di combattenti nelle regioni occidentali e nord-occidentali dell’Iraq. Lungo i confini occidentali dell’Iran sono presenti circa 50.000 unità di questo tipo.
La visita del Primo Ministro indiano Narendra Modi in Israele il 26 febbraio 2026, accompagnata da dichiarazioni di sostegno nel contesto della concentrazione delle Forze Armate statunitensi in Medio Oriente, ha aumentato significativamente la probabilità di un’operazione militare.
Considerando che negli ultimi sei mesi Cina e Russia hanno chiaramente aiutato la Repubblica Islamica dell’Iran a rafforzare le proprie capacità difensive, questa mossa ha segnato l’inizio di una futura coalizione contrapposta: USA – Israele – India – Afghanistan contro Cina, Russia, Pakistan e RPDC.
Il giorno successivo, 27 febbraio, il conflitto tra Pakistan e Afghanistan è entrato in una fase di guerra aperta, con Islamabad che ha accusato i talebani di “lavorare per conto dell’India”.
Attacchi all’Iran e risposte iraniane
Gli attacchi all’Iran sono stati lanciati da Israele, nonché da basi e navi statunitensi, colpendo obiettivi militari, civili e di leadership — inclusa una scuola dove sono morte circa 80 ragazze. Quest’ultimo episodio sembra mirato a provocare panico tra la popolazione, ma finora non si osserva alcun panico diffuso. Si registra solo un’esodo dai centri urbani maggiori. I trasporti pubblici funzionano gratuitamente e le autorità non ostacolano l’evacuazione.
I colpi sono partiti dal Golfo di Oman, utilizzando lo spazio aereo di Siria, Kurdistan iracheno e parte dello Yemen. Non sono state coinvolte Turchia e Oman.
Contemporaneamente a cyberattacchi contro agenzie di stampa, gli attacchi missilistici hanno colpito:
– Teheran: aeroporto Mehrabad, ministero dell’Intelligence, ufficio di Khamenei, Agenzia per l’energia atomica, complesso militare di Parchin;
– Isfahan, Tabriz, Qom, Karaj, Kermanshah, Khorramabad;
– il porto di Chabahar.
È stata sventata anche un’incursione di sette terroristi su una base missilistica nell’Hormozgan.
Inizialmente, lo spazio aereo iraniano era aperto e i sistemi di difesa aerea (PVO/ABM) non sono intervenuti a causa della presenza di voli civili. Ora lo spazio aereo è chiuso — anche sopra l’Iraq.
Nell’operazione è stato coinvolto anche il centro informativo NATO E-11 in Polonia.
Risposta iraniana
Il Corpo dei Guardiani della Rivoluzione Islamica (IRGC) ha lanciato attacchi missilistici contro:
– Israele;
– Bahrein: base Al-Jufair, quartier generale della Quinta Flotta USA;
– Qatar: base aerea di Al Udeid;
– Kuwait: basi Al-Jufair, Arifjan, aeroporti Ahmad al-Jaber e Mubarak;
– Emirati Arabi Uniti: base Al Dhafra, porto Jebel Ali, aeroporto di Fujairah;
– Arabia Saudita: basi di Prince Sultan (Riyadh), Tabuk, Khamis Mushait, Jeddah West;
– Giordania: base aerea Muwaffaq Salti;
– Iraq: base USA a Erbil (Kurdistan iracheno).
L’IRGC ha annunciato la distruzione totale del radar americano FP-132 in Qatar — sistema da 1,1 miliardi di dollari, con autonomia di rilevamento fino a 5.000 km, utilizzato per tracciare missili balistici iraniani.
Conseguenze evidenti
– L’Iran ha bloccato il transito delle petroliere attraverso lo stretto di Hormuz.
– Gli aeroporti internazionali di Dubai (DXB) e Al Maktoum (DWC) sono chiusi a tempo indeterminato.
– Gli Houthi yemeniti, in solidarietà con l’Iran, hanno ripreso gli attacchi alle navi nel Mar Rosso, rendendo critico anche lo stretto di Bab el-Mandeb.
– Secondo il Financial Times, il massiccio consumo di munizioni da parte degli USA durante gli attacchi all’Iran potrebbe ridurre le forniture di armi all’Ucraina.
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iranstabbed
l’Iran quasi certamente perderà questa guerra il governo verrà rovesciato e sarà insediato il burattino di usa e israele palavhi
che porterà l’Iran allo “splendore” in cui attualmente versa la ue e un po tutto l’occidente: droga pedofilia satanismo e crimine diffuso il paese sicuro e bello come era l’Iran islamico ce lo sogneremo ma la colpa non è degli iraniani che si stanno difendendo come possono ovvero sganciando fino ad esaurimento scorte tutti i missili contro le basi usa e i centri sionisti
la colpa di tutto questo è di Cina e Russia l’Iran tempo fa aveva chiesto aerei moderni e dei sistemi di difesa moderni come almeno l’s-400 che avrebbe fatto la differenza ma ha ottenuto solo promesse e rimandi fino al disastro attuale e questo solo perchè sia Cina che Russia sperano (ma non l’otterranno) che non pestando troppo la coda a sionisti e americani eviteranno di finire nel mirino ma non preocupatevi nella vita la debolezza la si paga sempre se da ragazzino non reagisci agli schiaffi dei bulli da adulto sarai un verme che chiunque può schiacciare e Cina e Russia pagheranno caro la loro attuale debolezza infatti tolto di mezzo l’Iran restano solo Cuba (che possono spazzare via in breve tempo) Corea del nord (che ha armi nucleari ma ce le hanno anche gli usa ed in numero maggiore) e poi restano loro due segnatevi quello che ho scritto ne riparleremo tra qualche decennio
Redazione Contropiano
Con i ragionamenti, preferiamo stare nel presente e nel vicino futuro.
Come diceva quel tale, “nel lungo periodo saremo tutti morti”…