Menu

Il fragore di un errore storico

L’hanno chiamata “Il Ruggito del Leone”: nome tratto dalla Bibbia, dal profeta Gioele e dalla profezia di Balaam nei Numeri.

Netanyahu ha infilato la citazione nelle pietre del Muro del Pianto prima di ordinare i bombardamenti. La guerra come compimento scritturale. La guerra come destino.

Ma il corrispondente della TV libanese Al Mayadeen da Teheran, Ahmed Al-Bahrani, racconta un’altra storia: strade percorribili, vita normale, servizi essenziali funzionanti. “Fallimento nel provocare caos e panico nella strada iraniana, siamo qui da ore.

Il popolo iraniano che Trump e Netanyahu si aspettavano in piazza a rovesciare il regime non è uscito. Non è uscito perché i bombardamenti stranieri raramente producono rivoluzioni: producono il contrario: la nazione che si stringe attorno a se stessa anche quando non ama chi la governa. Lo insegna la storia da Belgrado a Baghdad.

Trump ha dichiarato pubblicamente che l’obiettivo è il “regime change“. È stato il suo errore più grave. Quando dichiari un obiettivo irraggiungibile nel breve termine, ogni risultato parziale diventa automaticamente una sconfitta politica. È la stessa trappola in cui cadde Bush con il cartello “Mission Accomplished” sulla portaerei Abraham Lincoln nel 2003 mentre la guerra vera stava appena cominciando.

Nel frattempo l’Iran ha colpito 14 basi americane nella regione: Qatar, Bahrein, Kuwait, Emirati, Giordania, Iraq. E ha distrutto l’AN/FPS-132, il radar di allerta precoce più potente del Golfo Persico, un miliardo e cento milioni di dollari di tecnologia americana ridotti a macerie con un drone Shahed (costa 20mila dollari). Senza quell’occhio, i sistemi Patriot e THAAD vedono i missili balistici iraniani molto più tardi. Lo scudo si è accorciato.

Fonti serie, già prima di questo conflitto, stimavano scorte criticamente basse di intercettori americani dopo i consumi in Ucraina e nella difesa di Israele nel 2024. Cinque settimane di guerra a questa intensità prima dell’esaurimento delle munizioni: questa è la finestra temporale reale di Washington.

Se l’Iran regge – con catena di comando intatta e capacità di risposta – l’America sarà costretta a fermarsi o ad alzare una posta che il Congresso e l’opinione pubblica non sosterranno. I sondaggi lo dicono già oggi: la base MAGA stessa è divisa.

E poi c’è Minab. Una scuola elementare femminile. 170 bambine dentro quando è arrivato il missile. Oltre cinquanta morte sono diventate poi più di cento, ndr]. Il numero continua a salire mentre i soccorritori scavano tra le macerie. Come a Gaza. Come sempre, in ogni guerra “chirurgica” che incontra la realtà urbana. La scuola si chiamava Shajareh Tayyebeh “l’albero buono.” Lo hanno bruciato in pieno giorno.

Questa guerra non è finita. Potrebbe durare settimane e cambiare forma molte volte. Ma nelle sue prime ore ha già rivelato le sue contraddizioni fondamentali: un obiettivo dichiarato impossibile, uno scudo missilistico indebolito, un popolo che non si è ribellato, e bambine morte sotto le macerie di una scuola.

Non è il “Ruggito del Leone.” È il fragore di un errore storico che ancora non sa di esserlo. 

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *