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Come uscire dalla guerra? Usa in cerca di vie di fuga…

Fatta salva la doverosa premessa – l’attendibilità di ogni notizia, in guerra, è altamente incerta, visto che nessuno (neanche nei media più grandi e organizzati) può fare “verifiche” – il settimo giorno di guerra si presenta decisamente vivace.

Eravamo andati a dormire con nelle orecchie la pretesa di Trump di “essere coinvolto nella scelta del successore di Khamenei”, perché la scelta di Mojtaba – figlio secondogenito della fu Guida Suprema – era per lui “inaccettabile”. Come per tutto ciò che il tycoon dice, è obbligatorio ricordare i princìpi in base a cui si muove: – negare sempre, anche l’evidenza; – non ammettere mai una sconfitta; – attaccare sempre, trasformando (a parole) un intoppo in un successo.

In una guerra, specie se iniziata senza un obbiettivo strategico e politico chiaro, di intoppi ce ne sono parecchi al giorno. E così assistiamo a una lista infinita di “esternazioni” che si accavallano, si negano reciprocamente, danno l’idea del caos che sicuramente c’è, ma non proprio come viene descritto.

Dunque è completamente inutile mettersi a spiegare che la pretesa di scegliere il successore del “papa sciita” – il vertice di una religione che, come quasi tutti, qui nell’Occidente, conosce forse solo per sentito dire – è semplicemente ridicola, oltre che impossibile.

La domanda è: perché dice una stronzata così grossa? Guardando alla guerra e alle sue possibili soluzioni, invece, risulta abbastanza evidente che – non essendoci, come detto, un obbiettivo chiaro – stia cercando di predisporre una serie di “punti di caduta” che gli permettano di “dichiarare la vittoria” appena possibile.

Non un “piano”, ma diverse “vie d’uscita” mediaticamente spendibili. Una guida suprema diversa dal figlio di Khamenei – non importa se magari ancora più intrattabile per gli Usa – potrebbe essere una buona scusa per fermare l’offensiva prima che entri crisi. C’è ovviamente un “se” piuttosto grande: Mojtaba è già stato indicato come successore, dunque Trump deve sperare che il Mossad – come del resto anticipato da Katz, ministro della difesa israeliano – riesca ad eliminarlo costringendo così il “consiglio degli esperti” a scegliere qualcun altro. Chiunque esso sia.

Cercare una via d’uscita a chiacchiere è sempre indizio di una difficoltà. Quella più chiara, precisata anche in termini quantitativi dagli esperti militari, riguarda la ridotta disponibilità di missile anti-missile (Patriots, Thaad, ecc) negli arsenali Usa.

Ci viene spiegato che quasi tutti sono già stati usati per la guerra in Ucraina e nella “guerra dei 12 giorni” dello scorso giugno, sempre contro l’Iran. E che le industrie statunitense ne producono circa 6/7 al mese. Mentre le fabbriche iraniane sfornano almeno un centinaio di missili balistici nello stesso lasso di tempo.

Ulteriore complicazione. Per abbattere un missile in arrivo servono almeno tre intercettori, sempre che la velocità di arrivo non si avvicini al supersonico. Ma l’Iran non spara soltanto missili, ma anche droni, di cui ha grande disponibilità. In più i missili intercettori statunitensi costano tra i 2 e il 3 milioni l’uno, mentre missili e droni di Tehran sono decisamente economici (i droni Shahed circa 10.000 dollari a pezzo).

Al dunque, il rischio di restare senza copertura antimissile per le basi Usa nell’area e soprattutto per l’Iron Dome israeliano, è fortissimo e soprattutto a breve scadenza. Una volta esaurite le scorte, droni e missili pioverebbero sugli obbiettivi rendendo insopportabile il costo materiale ed umano del conflitto anche per gli aggressori. Persino Israele dovrebbe per un attimo uscire dal sogno tossico del dominio su base biblica…

Serve qualcosa per dichiarare “vittoria” prima d’allora. Lo schieramento di truppe sul terreno, come “svolta”, appare e scompare alla velocità della luce. Sì alla mattina, forse al pomeriggio, mai nella tarda serata. Stamattina siamo al “sarebbe una perdita di tempo”, con buona pace di parte di alcune (non tutte) le fazioni curdo-irachene che si ipotizzava fossero disponibili.

Del resto, sempre gli analisti militari ricordano che per la guerra a Saddam fu necessario mettere sul terreno 500.000 uomini, perdendone poi un numero tale da rendere la “missione” tutt’altro che un successo. Anzi…

Per l’Iran, che è un paese molto più grande, più popoloso, con una grande e solida storia nazionale alle spalle e milizie composte da milioni di uomini, lo sforzo dovrebbe essere anche più ampio. Servono tempi lunghi per portarli fino al teatro di guerra, non ce ne sono abbastanza al momento disponibili (bisognerebbe arruolarne altri, formarli, addestrarli, ecc)… E soprattutto il risultato resterebbe lo stesso altamente incerto.

Sommando queste e altre notizie – come l’attacco con droni alla portaerei Lincoln, che se confermato sarebbe un colpo alla pretesa di “invulnerabilità” che accompagna la imprese militari israelo-americane – si capisce che per il tycoon c’è la necessità urgente di trovare una via d’uscita facile e spendibile.

I problemi gli si stanno accumulando sul tavolo, anche sul piano interno. Ogni elezioni locale si tramuta per lui in una sconfitta sanguinosa, al punto che le elezioni di midterm (a inizio novembre) sembrano già ora una possibile Caporetto. Persino il Texas è diventato uno swinging state

Le sue politiche contro l’immigrazione sono state così violente da provocare reazioni popolari inattese, e non solo nel “democratico” Minnesota. Al punto che ieri ha dovuto annunciare il licenziamento in tronco della sua “ministra degli interni”, quella sociopatica di Kristy Noem diventata famosa per l’ICE, le foto provocatorie e pure per aver sparato al suo cane perché “inutile”.

Ma quando devi cominciare a mettere toppe da tutte le parti, vuol dire che la struttura dell’edificio sta tremolando…

Puoi ancora parlare vantando successi stratosferici, ma non appena l’occhio cade su qualche dettaglio reale, si vede che stai raccontando palle. E in un guerra questo è di solito fatale…

In aggiornamento

Il figlio di Smotrich e altri soldati feriti da Hezbollah al confine con il Libano

L’ufficio del ministro delle Finanze israeliano annuncia il ferimento del figlio del ministro Bezalel Smotrich e di altri soldati “durante l’attività militare al confine con il Libano”.

I media israeliani hanno rivelato che il figlio di Smotrich era nella brigata Givati, osservando che lui e altri soldati sono stati feriti dal fuoco di Hezbollah nel sud del Libano.

In precedenza, i media israeliani hanno riferito che almeno 6 soldati nelle file dell’esercito israeliano, compresi i casi gravi, sono stati feriti dopo che un missile anticarro è stato lanciato contro una forza a piedi al confine con il Libano.

I media israeliani hanno riferito dell’evacuazione di un certo numero di soldati feriti dalla zona di confine all’ospedale di Naharia, oltre alle operazioni di soccorso e evacuazione degli elicotteri che si svolgono nella zona.

Pesante attacco su Tel Aviv

Il Corpo delle Guardie della Rivoluzione Islamica (IRGC) dell’Iran ha lanciato la 21ª ondata della sua operazione ‘True Promise 4’ nelle prime ore di venerdì, effettuando un attacco combinato con missili e droni contro obiettivi nel centro di Tel Aviv.

L’attacco, lanciato con il nome in codice “Ya Moaz al-Momenin”, è coinciso con l’anniversario della nascita dell’Imam Hassan al-Mujtaba (AS) e ha visto l’impiego di missili Kheibar Shekan, secondo quanto riportato da Sepah News.

L’operazione è iniziata prima dell’alba di venerdì, con le forze iraniane che hanno preso di mira posizioni chiave nella Tel Aviv occupata utilizzando una combinazione di missili e droni.

Filmati e immagini diffusi rivelano un’estesa distruzione nelle aree colpite, con i missili che hanno causato danni significativi agli edifici nel centro di Tel Aviv.

Video circolati online mostrano i missili Kheibar Shekan che si dividono in molteplici testate più piccole a mezz’aria, rendendo impossibile per le difese aeree israeliane intercettarli. Secondo le immagini, durante l’impatto non sono state intraprese misure difensive da parte dei sistemi di difesa aerea israeliani.

Il giornale israeliano Haaretz ha riportato che la recente raffica di missili ha causato una devastazione diffusa agli obiettivi nemici nel cuore di Tel Aviv.

L’operazione è stata condotta in memoria dei 175 bambini e insegnanti martirizzati in un attacco aereo statunitense-israeliano contro una scuola femminile a Minab. (Agenzia Tasnim)

Qatar: se la guerra continua il Golfo potrebbe fermare export energia

Il ministro dell’energia del Qatar Saad al-Kaabi ha avvertito che la guerra in Medio Oriente potrebbe costringere i paesi del Golfo Persico a interrompere le spedizioni di energia nel giro di poche settimane e a far salire drasticamente i prezzi del petrolio. Lo ha detto il ministro al Financial Times. “Ciò farà crollare le economie mondiali”, ha dichiarato Saad al-Kaabi al giornale, prevedendo che se la guerra continuasse, la crescita globale ne soffrirebbe e i prezzi dell’energia salirebbero alle stelle.

La scuola femminile iraniana è stata colpita dagli Usa

Gli investigatori militari statunitensi ritengono probabile che le forze statunitensi siano responsabili di un apparente attacco a una scuola femminile iraniana in cui sono morte decine di bambine sabato, ma non hanno ancora raggiunto una conclusione definitiva né completato le indagini, hanno detto due funzionari statunitensi a Reuters.

Trump torna all’attacco di Zelensky: “Deve darsi da fare e chiudere l’accordo con Putin”

A conferma indiretta delle difficoltà statunitensi nel fornire batterie antimissile sia a Israele, che all’Ucraina e ai paesi del Golfo, ci sono queste due notizie. Donald Trump in un’intervista rilasciata a Politico ha ribadito che i negoziati sono in corso, ma ha rivolto un monito perentorio al leader di Kiev: “Zelensky deve darsi da fare e concludere un accordo“. 

Secondo il presidente degli Stati Uniti, è “inimmaginabile” che proprio il leader ucraino rappresenti l’ostacolo principale alla risoluzione diplomatica. Incalzato dai giornalisti, Trump ha usato parole durissime sulla posizione negoziale di Kiev: “Non aveva le carte. Ora ne ha ancora meno“, ha affermato, riferendosi al potere contrattuale ucraino sul campo.

Il commissario alla Difesa Andrius Kubilius, un “falco” anti-russo, mentre era a Varsavia, prima tappa del suo ‘missile tour’ in Europa, ha spiegato che “Solo per le esigenze dell’Ucraina occorrono almeno 2000 missili Patriot. E ora è molto chiaro che dopo la crisi iraniana, se così possiamo definirla, è diventato ancora più urgente per noi in Europa aumentare la produzione di missili di difesa per i missili balistici. Perché gli americani non saranno davvero in grado di fornire un numero sufficiente di questi missili sia per i paesi del Golfo, sia per l’esercito americano stesso, sia per le esigenze dell’Ucraina“.

Le basi radar per il principale missile intercettore statunitense colpite in Giordania e negli Emirati

Il sistema radar di una batteria missilistica americana THAAD in Giordania è stato colpito e apparentemente distrutto nei primi giorni degli attacchi statunitensi e israeliani contro l’Iran, come mostra un’immagine satellitare scattata lunedì.

Secondo un’analisi della CNN, anche edifici che ospitano sistemi radar simili sono stati colpiti in due località degli Emirati Arabi Uniti, anche se non è chiaro se le apparecchiature siano state danneggiate.

Questo tipo di radar ha un costo di oltre 1 miliardo di dollari e conta solo una dozzina di esemplari con una gittata complessiva. Al massimo, se ne possono costruire solo una o due unità all’anno. L’Iran ha appena potenzialmente distrutto il 50% o più dell’intera riserva globale di questo raro e insostituibile sistema degli Stati Uniti.

Il radar è un elemento fondamentale per il sistema di intercettazione missilistica di alta gamma, utilizzato per ingaggiare e distruggere i missili balistici mentre volano verso il loro obiettivo. Gli Stati Uniti gestiscono otto batterie THAAD, mentre gli Emirati Arabi Uniti ne gestiscono due e l’Arabia Saudita una. Questa si trovava nella base aerea di Muwaffaq Salti in Giordania, a oltre 500 miglia dall’Iran.

La CNN ha stabilito che questi due siti ospitavano batterie e radar THAAD sulla base di un’analisi delle immagini satellitari che ne mostravano la presenza a Sader e Ruwais rispettivamente già nel 2016 e nel 2018. Nelle immagini, i componenti dei sistemi radar sono chiaramente visibili appena fuori dai capannoni dei veicoli.

La CNN non è stata in grado di determinare immediatamente se i siti di difesa missilistica fossero utilizzati per ospitare batterie THAAD di proprietà dell’esercito statunitense o quelle vendute agli Emirati Arabi Uniti. Non erano immediatamente disponibili immagini satellitari ad alta risoluzione per determinare se i sistemi radar fossero presenti al momento degli attacchi.

Secondo gli esperti, danneggiare il radar non rende il sistema THAAD completamente inutilizzabile, poiché esistono altre risorse e configurazioni, ma ne riduce sicuramente la capacità e la flessibilità.

N.R. Jenzen-Jones, specialista in munizioni e direttore della società di ricerca Armament Research Services (ARES), ha dichiarato alla CNN che il radar non può essere facilmente sostituito e lo ha definito una perdita significativa.

L’Iran colpisce la portaerei statunitense Abraham Lincoln

Il quartier generale centrale iraniano Khatam Al-Anbiya ha dichiarato che la portaerei statunitense Abraham Lincoln è stata colpita dai droni del paese.

La portaerei Abraham Lincoln, che si era avvicinata a 340 chilometri dai confini marittimi dell’Iran nel Mar dell’Oman nel tentativo di gestire lo stretto di Hormuz, è stata colpita da droni della Marina del Corpo delle guardie della rivoluzione islamica iraniana”, ha detto il portavoce del quartier generale centrale di Khatam al-Anbiya.

Il portavoce ha aggiunto che la nave è rapidamente fuggita con i suoi cacciatorpediniere, e ora è a migliaia di chilometri dalla regione. Stavolta il Pentagono non ha smentito la notizia.

(Dall’agenzia iraniana Tasnim)

L’Iran afferma che più di 3.600 siti civili sono stati danneggiati negli attacchi USA-Israele

Più di 3.600 siti civili sono stati danneggiati in attacchi che attribuisce agli Stati Uniti e a Israele, secondo le cifre diffuse dalla Mezzaluna Rossa iraniana, citate dal governo iraniano su X.

Secondo quanto riferito, il capo della Mezzaluna Rossa iraniana ha detto che finora sono state prese di mira 3.643 località civili, tra cui 3.090 case, 528 centri commerciali, 13 strutture mediche e nove centri di mezzaluna rossa.

Il funzionario ha detto che diversi importanti ospedali sono stati danneggiati, tra cui Khatam Hospital, Gandhi Hospital e altri centri di riabilitazione e benessere.

Le autorità iraniane hanno detto che alcuni pazienti sono rimasti feriti quando le strutture ospedaliere sono crollate durante gli scioperi, mentre strutture come il Valiasr Burn Hospital erano state rese inutilizzabili.

La Mezzaluna Rossa iraniana ha detto che i rapporti che documentano il danno erano stati presentati al Comitato internazionale della Croce Rossa e ad altri organismi internazionali per potenziali azioni legali.

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2 Commenti


  • Leo

    Buongiorno, nei limiti del possibile vi chiederei di verificare la fondatezza della notizia sul tradimento e l’arresto di Ismail Kaani. Amici iraniani leali alla Repubblica, mi dicono che le voci in questo senso potrebbero essere state messe in circolazione dal nemico. Circolano peraltro in rete immagini del suo arresto palesemente generate da una AI. Se arresti un generale traditore, non lo arresti in uniforme e in mezzo alla strada. Hasbara? Grazie. L.L.


    • Redazione Contropiano

      verificheremo ancora, nei limiti delle possibilità in una guerra distante…

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