Diciamola per come è. L’Ucraina al momento eccelle in una sola specialità: il terrorismo di Stato.
Lo sanno tutti, soprattutto a Bruxelles. Ma finora questa “virtù” si è espressa contro generali e politici russi, contro navi civili di Mosca, e quindi “era cosa buona”. Persino la distruzione del gasdotto Nord Stream – che ha privato tutta Europa del gas russo, infinitamente più economico del gnl Usa – è stata sopportata in silenzio come un prezzo collaterale dell’appoggio totale a Kiev.
Zelenskij e la banda di nazisti che controlla l’Ucraina, dopo oltre un decennio in cui si possono permettere qualsiasi cosa (ricordiamo l’incendio, gli omicidi e gli stupri nel palazzo dei sindacati, al momento del Majdan, 2014), si devono però essere convinti di poter fare come Israele. Con chiunque.
Così il cocainomane capo di Kiev se n’è uscito con una battuta suicida contro il suo arcinemico nella UE, l’ungherese Viktor Orbàn. Fascista quanto lui, certo, ma nazionalista di un altro paese e con qualche questioncella in sospeso. Sia per il passato che per il presente (storie di oleodotti interrotti da Kiev che lasciano Budapest al freddo).
Giovedì Zelenskij ha infatti accennato alla possibilità di fornire l’indirizzo di una “certa persona” — ampiamente interpretato come un riferimento a Orbán — alle truppe ucraine per un colloquio diretto “nella loro lingua“. Per chi ha familiarità con i film sulla mafia non serve traduzione: “ti faccio sparare o saltare in aria con lo Sbu” (il servizio segreto ucraino delegato a queste “imprese”).
Possibilità reale, persino quasi facile per chi ha affinato certe “qualità”, anche se un capo di stato diffidente e fascista come Orbàn qualche protezione ce l’ha di sicuro. Però bisogna essere cretini, oppure convinti di avere le forze di Netanyahu o Trump, per dirlo così apertamente.
A quel punto, dopo le ovvie proteste ungheresi (“come si può pensare di far entrare nella UE una bestia simile?”), anche Bruxelles ha dovuto rimbrottare bonariamente l’ultra-assistito ducetto di Kiev.
“In relazione specifica ai commenti fatti dal presidente Zelenskyy, siamo molto chiari come Commissione Europea: quel tipo di linguaggio non è accettabile. Non ci devono essere minacce contro gli Stati membri dell’UE“, ha dichiarato venerdì ai giornalisti Olof Gill, vicesegretario portavoce capo della Commissione, in una rara condanna del leader di Kiev. In pratica un “Così non si fa, siamo soliti usare le posate a tavola, da queste parti”.
Le tensioni tra Ucraina e Ungheria sono aumentate nelle ultime settimane, poiché Budapest continua a porre il veto a un pacchetto di prestiti da 90 miliardi di euro per Kiev. La principale lamentela di Orbán rimane l’interruzione del flusso di petrolio russo attraverso l’oleodotto Druzhba di epoca sovietica, che Budapest ritiene sia stata deliberatamente interrotta da Kiev. L’Ucraina nega l’accusa, sostenendo che la conduttura è stata gravemente danneggiata da “un attacco di droni russi” a gennaio.
Sapete quella vecchia favola dei russi così cretini da bombardarsi da soli infrastrutture che hanno costruito loro per guadagnare dal commercio? Sì, è una favola vecchia e riciclata, già usata pari pari al tempo dell’attentato al Nord Stream… Poi la magistraura tedesca ha emesso mandati di cattura per agenti ucraini (e uno lo ha trovato in Italia)…
Ma i rapporti tra i due paesi, peraltro confinanti, sembrano ormai surriscaldati. Venerdì l’Ucraina ha accusato l’Ungheria di aver rapito sette dipendenti della banca statale Oschadbank e di aver sequestrato milioni in contanti e oro, mentre giovedì Orbán aveva giurato sui social media di voler “spezzare con la forza il blocco petrolifero ucraino“.
Dopo le minacce e rimbrotti UE (l’unico alleato che gli sia rimasto, anche se ridicolo, Zelenskij si è detto pronto a riparare e riavviare l’oleodotto entro un mese se l’UE ne farà richiesta ufficiale, ma solo se Orbán prometterà di sbloccare il prestito da 90 miliardi di euro da parte della UE, fermo per il suo veto.
Nei prossimi giorni non mancheranno altri episodi di questa saga poco appassionante, ma certo indicativa di quante e quali idiozie siano state fatte in questi anni dai guerrafondai europei… Che ora cominciano a ricadere sulle loro teste.
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