L’Iran ha colpito un impianto chimico a Beersheba, in Israele, con un missile, in uno degli episodi più delicati dell’escalation in corso. Il missile iraniano, un tipo di munizione a grappolo, ha colpito più di 20 siti nell’area, provocando vasti incendi e dense colonne di fumo nero.
Tre squadre specializzate di vigili del fuoco sono state dispiegate per gestire i materiali pericolosi, poiché serbatoi e unità di stoccaggio utilizzati per la produzione di pesticidi agricoli e altre sostanze chimiche attive sono stati danneggiati.
Gli osservatori considerano l’attacco a un sito sensibile e fortificato contenente materiali pericolosi, come Neot Hovav, un duro colpo morale e tecnologico per i sistemi di difesa aerea israeliani. Il fatto che un singolo missile abbia completamente bloccato le attività di uno dei più grandi impianti chimici agricoli israeliani rappresenta un successo militare ed economico, con un costo per Israele di milioni di dollari a causa dell’interruzione delle esportazioni e della distruzione delle linee di produzione.
Questo attacco rappresenta una drammatica escalation del conflitto e un’estensione delle regole di ingaggio al settore agricolo, con possibili ripercussioni sulla sicurezza alimentare. Il missile ha colpito con precisione un impianto specializzato nella produzione di prodotti fitosanitari, contenente serbatoi di stoccaggio di ammoniaca, appartenente ad ADAMA, azienda che si posiziona al settimo posto a livello mondiale tra le aziende di prodotti fitosanitari e al primo nel settore dei pesticidi generici.
Il colpo diretto allo stabilimento compromette però le esportazioni dell’azienda, privando i mercati globali di una quota significativa dei pesticidi necessari all’agricoltura.
Questo attacco è una risposta diretta alle azioni intraprese da Stati Uniti e Israele nella stessa area, che hanno impedito all’Iran di produrre ed esportare questi materiali, nonostante l’Iran sia un attore di primo piano a livello globale nel settore dei fertilizzanti agricoli e tra i primi cinque esportatori mondiali di urea.
A metà marzo, le forze israeliane hanno bombardato e distrutto il principale centro di produzione di urea e ammoniaca in Iran, nella regione di Asaluyeh, oltre a complessi di pesticidi a Teheran e Karaj, e hanno danneggiato le infrastrutture di esportazione sull’isola di Kharg e nel porto di Bandar Abbas.
Questi attacchi reciproci contro l’industria dei prodotti chimici agricoli, nel contesto della guerra di logoramento in corso tra Russia e Ucraina (i maggiori esportatori di grano al mondo) e delle continue restrizioni alle esportazioni, potrebbero destabilizzare la sicurezza alimentare globale in un modo senza precedenti, trasformando il conflitto in uno scontro che incide sui bisogni primari delle persone.
Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha annunciato che il suo Paese ha approvato una vendita di armi all’Arabia Saudita per un valore di 146 miliardi di dollari, comprensiva di caccia F-35 e F-15, missili come gli ATACM e i Tomahawk, nonché la bomba anti-bunker GBU-57 e il missile AGM-158C, nell’ambito del supporto fornito al Regno nelle sue operazioni militari contro l’Iran.
La bomba americana GBU-57 è un’arma di enorme potenza progettata per penetrare strutture sotterranee fortificate, come tunnel ed edifici rinforzati, prima di esplodere. Questo la rende la scelta ideale per distruggere siti nucleari o militari difficilmente raggiungibili con altre armi.
Questa bomba, classificata come anti-bunker, è stata commissionata dal Pentagono e prodotta dalla Boeing nel 2009. Pesa oltre 13 tonnellate ed è lunga circa 6 metri. Può essere lanciata solo dal bombardiere stealth B-2, che ne garantisce la precisione di guida.
La bomba utilizza un sistema di detonazione programmata, penetrando prima nel terreno ed esplodendo al raggiungimento del bersaglio. È in grado di penetrare oltre 60 metri di cemento armato o 40 metri di terreno roccioso. Queste bombe furono utilizzate nel conflitto militare tra Iran e Israele a metà del 2025, quando gli Stati Uniti ne sganciarono sei sull’impianto nucleare iraniano di Fordow, rendendolo forse inutilizzabile, secondo quanto dichiarato dall’allora presidente americano.
La GBU-57 è classificata come parte dell’arsenale statunitense di armi a guida di precisione ed è considerata una delle armi più potenti per le operazioni che richiedono la distruzione di obiettivi sotterranei pesantemente fortificati.
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