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La petizione per sospendere l’accordo di associazione UE-Israele raggiunge un milione di firme

Un milione di firme in soli tre mesi. L’Iniziativa dei Cittadini Europei (ECI) “Justice for Palestine” ha segnato un traguardo storico, diventando la petizione popolare più veloce di sempre a raggiungere la quota necessaria per obbligare la Commissione Europea a una risposta ufficiale.

Lanciata lo scorso 13 gennaio, l’iniziativa ha largamente superato le soglie minime nazionali per la presentazione in ben dieci paesi membri, tre in più rispetto ai sette previsti dalle regole UE. La mobilitazione ha trovato terreno molto fertile nell’Europa mediterranea, e in particolare in Francia e Italia.

Un segnale da tenere a mente per chi nel nostro paese ha animato mesi di mobilitazione al fianco del popolo palestinese e contro la pulizia etnica e l’apartheid israeliane. Hanno poi superato il quorum nazionale anche Belgio, Danimarca, Finlandia, Irlanda, Paesi Bassi, Polonia, Spagna e Svezia, a testimonianza di un sentimento diffuso in tutto il continente.

Il cuore della richiesta è la sospensione totale dell’Accordo di Associazione UE-Israele. Siglato nel 1995, questo trattato è il pilastro che regola i rapporti commerciali, politici e scientifici tra le due parti. Ad oggi, l’Unione Europea rimane il principale partner commerciale di Israele, con scambi che nel 2024 hanno toccato i 42,6 miliardi di euro.

Secondo i promotori della petizione, l’Alleanza della Sinistra Europea (ELA), questo accordo è però un tassello centrale nella complicità col genocidio dei palestinesi e l’occupazione sionista. Catarina Martins, del Bloco de Esquerda portoghese e co-presidente di ELA, è stata netta: “l’UE permette a Israele non solo di continuare il suo genocidio contro i palestinesi, ma anche di trarne profitto economico“.

Manon Aubry, della France Insoumise, tra i primi promotori dell’iniziativa, ha affermato che il numero delle firme e la velocità con cui sono state raccolte indica il fatto che “le persone in Europa rifiutano di restare in silenzio, indifferenti e complici del genocidio in Palestina“.

Ma la strada della petizione è ancora lunga. La Commissione Europea sarà ora costretta a esaminare formalmente la richiesta, ma non ha l’obbligo giuridico di decidere per la sospensione. Inoltre, un’eventuale rottura dell’accordo dovrebbe comunque passare per il voto dei paesi membri nel Consiglio UE.

Proprio per questo, ci sono almeno due strade che i promotori della petizione chiedono di continuare a percorrere. Da una parte, raggiungere 1,5 milioni di firme per blindare la validità della petizione e aumentare la pressione politica sulle istituzioni di Bruxelles. Dall’altra, mantenere viva la mobilitazione nei vari paesi europei e continuare a premere sui rispettivi governi perché non siano più complici del genocidio dei palestinesi.

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