Gli stati europei si stanno armando a velocità record. E’ questo la conclusione è cui è giunta una nuova indagine dell’Agenzia Europea per la Difesa (EDA) e resa pubblica dal quotidiano economico tedesco Handelsblatt.
Secondo quanto riferito dal rapporto dell’EDA, nel 2025 sono stati spesi 1000 euro per ogni cittadino UE per le spese militari. Dieci anni prima, nel 2014, erano 500 euro.
La spesa di tutti gli Stati membri dell’UE è aumentata del 20 percento, raggiungendo i 418 miliardi di euro nel 2025 rispetto all’anno precedente. Questo corrisponde al 2,2 percento del prodotto interno lordo (PIL) combinato dell’UE.
Nel frattempo, l’obiettivo della quota di spese militari nei paesi NATO è stato aumentato al cinque percento del PIL. Nel 2025, secondo l’EDA, i paesi dell’UE hanno speso circa 297.000 euro per soldato attivo, rispetto ai 253.000 euro del 2024.
Secondo le previsioni la spesa militare dovrebbe crescere ulteriormente nel 2026: al 2,4 percento del PIL, cioè a 454 miliardi di euro. Dall’escalation della guerra in Ucraina nel 2022, si tratta di una crescita del 47 percento.
Il 36 percento della spesa totale per la difesa probabilmente fluirà verso i cosiddetti investimenti in armi ossia nell’acquisto di attrezzature e nella ricerca e sviluppo. Nel 2025, gli investimenti nella difesa rappresentavano già il 32,2 percento della spesa totale del bilancio per la difesa.
Una ricerca svizzera del Dipartimento Federale per gli Affari Internazionali prevede che nel 2029, gli stati europei potrebbero arrivare a spendere 547 miliardi di euro in spese militari.
L’armamento degli Stati membri dell’UE sta quindi progredendo più velocemente di quanto la FDFA avesse previsto in passato.
L’85 percento degli investimenti in armi – 115 miliardi di euro – è stato destinato all’acquisto di attrezzature nel 2025, mentre negli anni precedenti la guerra in Ucraina, meno soldi erano stati destinati al settore militare.
Un miglioramento strutturale delle capacità è rimasto in ritardo: la spesa per la ricerca e lo sviluppo della difesa è salita a 17 miliardi di euro, ma ha rappresentato solo il quattro percento della spesa totale. Le spese per il personale militare sono aumentate solo del 3,8 percento.
Ed anche la cooperazione intereuropea sembra procedere più lentamente del previsto. Per aumentare la loro capacità gli stati dell’UE ritengono di dover investire più congiuntamente che individualmente. Tuttavia, l’analisi della FDFA mostra che nel 2025 solo il 24 percento delle armi è stato acquisito congiuntamente con partner UE o paesi terzi. Le collaborazioni puramente europee rappresentavano solo l’11%.
Del resto sia il segretario della Nato Rutte che la Von der Leyen continuano a fare ponti d’oro all’acquisto di armamenti statunitensi, consentendo agli azionisti dei cosiddetti “campioni europei” di decidere ancora sulla base dei dividendi economici e non delle ambizioni politiche globali della Ue. E’ una contraddizione interna al sistema da cui non riescono a uscire.
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ugo
Stavo leggendo le memorie del compagno Maresciallo Zhukov ed è impressionante vedere come negli anni Trenta contro la Russia si stesse formando la stessa costellazione di oggi: Germania con dietro l’Europa, Stati Uniti, Giappone. Ci sono motivi per essere pessimisti; dal lato ottimismo, nella NATO c’è qualche crepa; l’alleanza militare tra Francia e Germania, se passa, rende gli altri stati UE membri di serie B; se non passa, si apre la corsa al riarmo tra Francia e Germania. In tutti e due i casi la UE crolla; i compagni Russi hanno la pazienza di aspettare, ma i nostri tra poco avranno solo la scelta tra guerra e inflazione… Quando un comunista comincia a sperare in Marine Le Pen, vuol dire che la situazione è preoccupante. Però abbiamo visto cosa hanno fatto a Kornilov, Denikin, allo stesso Hitler; cosa possono fare a poverini come Merz, Macron o a quel Rutte che, con le espressioni che fa, potrebbe rubare il mestiere a Jim Carrey?
Redazione Contropiano
Almeno Jim è un grande attore, e pure socialista… 🙂