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In Colombia è scontro politico a tutto campo. La normalizzazione a destra del paese non avrà vita facile

In una conferenza stampa il presidente della Colombia, Gustavo Petro, ha fornito maggiori dettagli sulle denunce presentate nelle scorse settimane sull’esistenza di una frode elettorale algoritmica e sistematica nelle recenti elezioni, un fattore che avrebbe alterato i risultati di circa sette milioni di voti con l’obiettivo di imporre come presidente il candidato della destra Abelardo de la Espriella.

Durante il suo intervento, Petro ha nuovamente disconosciuto la legittimità dell’elezione di De la Espriella ed ha affermato che il vero vincitore della competizione è stato Iván Cepeda.

Il capo dello Stato ha indicato che l’irregolarità principale risiede nell’eliminazione dei lucchetti di sicurezza (codici hash) nei moduli E-14 caricati nel sistema. Ha spiegato che i documenti PDF sono stati convertiti in file modificabili al termine della votazione, violando trattati internazionali e leggi nazionali.

I 120.000 documenti elettorali non hanno il lucchetto hash di sicurezza che li renda non modificabili. Il Registratore ha mentito ai cittadini dicendo che c’era un lucchetto: è un semplice codice per identificare ogni modulo, non un meccanismo che ne impedisca la modifica”, ha sottolineato l’ex presidente colombiano.

Petro ha anche denunciato la disobbedienza alla sentenza emessa dal Consiglio di Stato nel 2018, che ordinava che il software elettorale dovesse essere di proprietà dello Stato e non manipolabile da attori esterni o privati. L’ex presidente colombiano ha comunicato la creazione di un comitato di vigilanza composto da 70.000 cittadini e un fronte digitale con 1.000 esperti informatici.

Questo team ha analizzato 1.350 seggi elettorali e ha applicato metodi statistici come il test delle sequenze (runs test) per valutare l’andamento dei voti. Le analisi dei flussi hanno mostrato un modello matematico predeterminato invece di un comportamento casuale tipico del voto umano. L’indagine ha rilevato comuni in cui il censimento elettorale superava il totale della popolazione residente e seggi atipici con alterazione diretta dei voti.

Petro ha concluso che l’alterazione della volontà popolare configura la perdita della sovranità nazionale e getta il paese in una grave crisi costituzionale, assicurando che tutti i dati raccolti dalla rete civica digitale saranno trasmessi alle competenti autorità giudiziarie.

In precedenza, attraverso il suo account X, Petro aveva indicato che la frode è stata eseguita dall’estero mediante la manipolazione del sistema informatico. “Le elezioni sono state rubate da israeliani facoltosi guidati da un genocida e lo hanno fatto dall’estero modificando il voto”.

In Colombia si assiste anche ad un pesante ritorno della violenza politica.

Edgar Fernandez su Resumen Latinoamericano così descrive la situazione: “La tensione politica ha continuato a crescere nel paese dopo le votazioni del 21 giugno scorso, contrariamente a quanto di solito accade quando si chiude il periodo elettorale e si abbassa la schiuma creata dalle infiammate dichiarazioni dei leader di partito nel loro intento di conquistare voti. Tale fatto è un indicatore del fatto che la composizione delle forze politiche si è modificata e che, per il momento, non si sono costituiti nuovi canali per regolare la conflittualità derivante dai cambiamenti. Per questo motivo, la lotta partitica continua a manifestarsi attraverso dichiarazioni politiche dai forti toni, il che è comprensibile nella misura in cui i partiti non hanno ancora terminato di consolidare la loro posizione direttiva all’interno della società.”

Sabato 1° agosto, uomini armati hanno attaccato Julián Mauricio Gutiérrez, leader della riserva indigena Kwesx Yu Kiwe, nel comune di Florida, dipartimento di Valle del Cauca. Nello stesso attacco sono rimasti uccisi Andrés Machín, agente di scorta dell’Unità Nazionale di Protezione (UNP), e il comunero indigeno Hamilton Daniel. Un altro agente di scorta, Jhon Lemus, versa ancora in condizioni critiche.

La leader indigena Aida Quilcué ha condannato il crimine e ha avvertito: “La persecuzione contro i popoli indigeni e i loro leader è già iniziata. Mettiamo in allarme l’Ufficio del Difensore Civico, l’ONU, la MAP/OEA e gli organismi per i diritti umani. Esigiamo protezione immediata e indagini efficaci affinché questi fatti non si ripetano”.

Secondo Leonardo González, direttore di Indepaz (un indicatore della violenza politica in Colombia, ndr) questo omicidio porta a 88 il numero di leader e difensori dei diritti umani uccisi dall’inizio dell’anno.

La rappresentante alla Camera per il dipartimento di Valle del Cauca, Ana Erazo, ha denunciato l’aggressione contro il deputato del Patto Storico (la coalizione di sinistra, ndr) Yesid Sandoval, rimasto illeso dopo essere stato aggredito all’interno della sua auto. Erazo ha esortato la governatrice e la Polizia a fare luce sull’accaduto e a garantire protezione ai membri del Patto Storico.

Fonti: Telesur, Resumen Latinoamericano

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