Con i raid in Siria, Israele conferma la sua guerra su “quattro fronti” senza che al momento si producano contraddizioni all’interno del blocco politico di potere israeliano.
Il ministro della Difesa Israel Katz, visitando le truppe nel sud del Libano, ha voluto ribadire che non ci sarà alcun ritiro “in alcun modo dalle zone di sicurezza: nè in Libano, nè in Siria e nè a Gaza“.
In Libano, piovono le accuse contro l’esercito israeliano di appiccare incendi su boschi e uliveti anche tramite munizioni al fosforo nonostante siano armi vitate e nonostante il cessate il fuoco con Hezbollah sia formalmente ancora in vigore.
In Siria, le forze militari israeliane continuano le loro incursioni anche oltre le Alture del Golan per creare una zona demilitarizzata nel sud del Paese.
A Gaza, invece, Netanyahu ha respinto un piano di transizione, di cui Hamas ha dichiarato di accettare i termini proprio nei giorni scorsi, legando qualsiasi ritiro al pretesto di un “disarmo effettivo” del movimento di resistenza palestinese. Domenica a El Alamein, in Egitto, l’inviato speciale statunitense, nonché genero del presidente, Jared Kushner, ha incontrato il nuovo leader politico di Hamas, Khalil al-Hayya, per discutere dell’attuazione delle prossime fasi.
E poi c’è la Cisgiordania alle prese con i continui raid e brutali raid dei coloni contro i villaggi e le case palestinesi, e in particolare nel villaggio di Qusra, balzato all’attenzione internazionale.
Dopo giorni di assedio ai danni alcune famiglie palestinesi, private di acqua ed elettricità e circondate dai coloni, le forze armate israeliane hanno annunciato un’operazione militare destinata a durare alcuni giorni, imponendo un ordine di evacuazione temporaneo. L’ordine è stato però revocato, con l’esercito che ora fa sapere di voler concentrare l’operazione solo sulle abitazioni disabitate del villaggio.
L’esercito israeliano aveva già spostato il battaglione 51 nell’area per smantellare due avamposti illegali sorti a ridosso di Qusra, che si trova in Area B, quindi sotto l’Autorità Palestinese che però continua a non proteggere i propri cittadini lasciandoli in balìa dei coloni.
Dopo le polemiche seguite al fatto che una delle abitazioni è di proprietà di un cittadino statunitense-palestinese, le forze israeliane hanno circondato il villaggio per impedire l’ingresso di nuovi coloni. rivendicando di aver smantellato 151 avamposti illegali dei coloni dall’inizio del 2026, molti dei quali sono però stati ricostruiti più volte dai coloni dopo ogni sgombero.
Il problema è che la tenuta del governo Netanyahu dipende in gran parte dai partiti più vicini ai coloni, come Religious Zionism e Otzma Yehudit.
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