I caccia J-16 dell’Esercito popolare di liberazione (Epl) hanno partecipato in Egitto a esercitazioni di combattimento con i Rafale dell’aviazione egiziana, nell’ambito della seconda edizione di “Eagles of Civilisation”. Pechino ha trasferito in Egitto J-16, aerocisterne YU-20, aerei radar KJ-500 ed elicotteri Z-20. Per la prima volta il J-16 è stato dispiegato fuori dall’Asia e per la prima volta le YU-20 hanno rifornito in volo i caccia Rafale, di fabbricazione francese.
La Cina ha mostrato così di poter proiettare una forza aerea da combattimento a migliaia di chilometri dalle proprie basi, proprio mentre Washington continua la guerra contro l’Iran. Dal Medio Oriente arriva circa la metà delle forniture energetiche della Cina, e il Canale e il Mar Rosso costituiscono snodi cruciali per i traffici tra Asia ed Europa. Un conflitto prolungato nell’area rappresenta dunque per Pechino una grave minaccia per le sue forniture energetiche e rotte commerciali.
Mentre la Cina ha chiesto il cessate il fuoco in Iran e il ritorno al negoziato, “Eagles of Civilisation” ha lanciato il segnale che Pechino dispone di capacità militari anche lontano dal proprio teatro operativo, che è in grado di trasferire rapidamente forze da combattimento, rifornimenti e sistemi di supporto su una distanza di oltre 6.000 chilometri e di coordinare operazioni aeree complesse in un’area strategica per i propri interessi energetici e commerciali.
Con la seconda edizione di “Eagles of Civilisation” Pechino ha puntato da un lato ad aumentare il livello di interoperabilità dell’Epl con gli eserciti di paesi amici e, dall’altro, a mostrare il meglio della produzione della sua industria della difesa in un Medio Oriente che – dopo il caos scatenato dall’amministrazione Trump – potrebbe fare meno affidamento sugli Stati Uniti e rivolgersi di più alla Cina, anche per l’importazione di sistemi di difesa.
Il Cairo, ad esempio, punta a diversificare i rapporti militari dopo decenni di forte dipendenza da Washington, mantenendo i legami con gli Stati Uniti, ma costruendo alternative attraverso una crescente cooperazione con Pechino, anche nel settore degli armamenti e dell’addestramento delle proprie forze aeree.
Le esercitazioni degli ultimi giorni hanno preceduto la a visita di Xi Jinping al Cairo (1-2 settembre), la prima in Egitto da dieci anni, per rafforzare la partnership strategica globale tra i due paesi, in particolare su commercio, investimenti, infrastrutture e cooperazione finanziaria.
Al centro della cooperazione c’è sempre più il settore energetico. Negli ultimi anni aziende e istituzioni cinesi hanno ampliato la presenza in Egitto nella produzione e trasmissione di elettricità, nel solare e nell’eolico, nello stoccaggio dell’energia e nella produzione di componenti per le rinnovabili. Particolare rilievo hanno assunto i progetti nella zona economica del Canale di Suez, compreso lo sviluppo di impianti legati all’idrogeno verde e all’ammoniaca verde.
Nel 2023 Pechino e Il Cairo hanno inserito nella loro cooperazione un pacchetto di progetti per le energie rinnovabili e i combustibili verdi, con investimenti annunciati per circa 14,7 miliardi di dollari. La visita di Xi punta ora a trasformare questi impegni in nuovi investimenti industriali e in una maggiore integrazione delle filiere cinesi della nuova energia con la produzione egiziana.
Sul piano finanziario, inoltre, a giugno le banche centrali hanno rinnovato per altri tre anni il currency swap e ne hanno aumentato il valore da 18 a 30 miliardi di yuan, facilitando l’uso delle valute nazionali negli scambi e riducendo la dipendenza dal dollaro.
*Rassegna Cina – Centro Sudi sulla Cina Contemporanea
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