Il Brasile entra nella fase decisiva delle elezioni del 2026 con una sfida che vede contrapporsi due modelli di Paese. Le candidature di Luiz Inácio Lula da Silva e Flávio Bolsonaro fanno da cornice a questo scenario.
Con l’avvio ufficiale della campagna elettorale iniziata il 16 agosto, la lotta per il Palazzo del Planalto si intreccia con la battaglia per il controllo del Congresso, del Supremo Tribunale Federale (STF), il modello economico e la posizione geopolitica del Brasile nei confronti di Stati Uniti e Cina – in quello che definiamo il “confronto del G2”.
Attualmente, la dimensione geopolitica delle elezioni è caratterizzata da una crescente preoccupazione nelle file dei sostenitori di Lula, e che comincia a insinuarsi tra gli elettori, legata alla possibilità di interferenze straniere nel processo elettorale.
Il risultato determinerà chi governa, ma anche quale blocco di potere avrà la capacità di gestire lo Stato e che margine di autonomia conserverà la principale potenza sudamericana.
Il primo limite per il governo di Lula da Silva si presenta nel Congresso Nazionale. La Camera dei Deputati e il Senato mantengono una composizione in cui le forze di centro e di destra hanno un peso decisivo.
La bocciatura della nomina di Jorge Messias alla Supremo Tribunale Federale (STF) da parte del partito di governo, ha messo in luce questa relazione di forze. Il Senato ha respinto la sua candidatura alla fine di aprile. È stata la prima volta dal 1894 che la Camera alta ha respinto una nomina presidenziale al massimo organo giudiziario del Paese.
La disputa istituzionale si è spostata su altre questioni, che permettono di distinguere chiaramente tra progetti politici contrapposti.
La riduzione dell’orario di lavoro, la regolamentazione delle piattaforme digitali, la sicurezza pubblica, l’interruzione volontaria di gravidanza e le politiche ambientali sono diventati campi di scontro tra progetti politici. Per il governo, questi dibattiti rientrano in un’agenda incentrata sui diritti sociali e sul rafforzamento dello Stato. Per i sostenitori di Bolsonaro, ora nel ruolo di oppositori, rappresentano opportunità per criticare l’Esecutivo e ampliare la propria base elettorale.
Il Supremo Tribunale Federale occupa un posto centrale in questa disputa. Ad agosto ha ripreso un’agenda che comprende l’estrazione mineraria nelle terre indigene, gli investimenti stranieri nelle piattaforme digitali, le licenze ambientali e le questioni elettorali.
Anche il Supremo Tribunale Federale (STF) è uno degli obiettivi principali dei sostenitori di Bolsonaro. Il dibattito sul voto elettronico, l’intelligenza artificiale e la disinformazione colloca il Supremo Tribunale Federale e il Tribunale Superiore Elettorale (TSE) al centro della campagna elettorale.
In questo contesto, Flávio Bolsonaro, dopo una combattuta campagna per le primarie, ha consolidato la sua candidatura alla presidenza. Il Partito Liberale lo ha ufficialmente nominato il 25 luglio. All’evento ha partecipato il presidente argentino Javier Milei, che ha pubblicamente appoggiato il candidato. Questo sostegno aggiunge una dimensione regionale alle elezioni brasiliane.
Una convergenza tra i sostenitori di Bolsonaro (in posizione di governo) e l’attuale governo argentino altererebbe gli equilibri di potere politico in Sud America e all’interno del Mercosur, consolidando una svolta neofascista e neoliberista nella regione.
I sondaggi mostrano una competizione sempre più serrata. Il 14 agosto, Quaest ha registrato il 38% per Da Silva e il 31% per Bolsonaro al primo turno. In un eventuale ballottaggio, la differenza sarebbe stata del 43% contro il 40% a favore di Da Silva.
Tre giorni dopo, BTG/Nexus ha attribuito a Da Silva il 41% e a Bolsonaro il 36% al primo turno. Per il ballottaggio, il sondaggio ha registrato il 47% contro il 44%, sempre a favore di Da Silva. I numeri non sono uniformi, ma dimostrano che il bolsonarismo conserva la capacità di contendere per la Presidenza.
La campagna si sta svolgendo anche su un terreno tecnologico e della comunicazione. La regolamentazione dei social media, l’uso dell’intelligenza artificiale e la diffusione della disinformazione sono tutti elementi centrali della battaglia elettorale. A ciò si aggiunge la questione della sicurezza. La lotta contro la criminalità organizzata, il Primo Comando della Capitale (PCC) e il Comando Rosso viene strumentalizzata dalla destra per chiedere politiche più severe.
Nel frattempo, il governo di Lula sta cercando di combinare l’azione penale per reati finanziari, il coordinamento federale e la prevenzione della criminalità organizzata.
* Fonte: NODAL – https://www.telesurtv.net/
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