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Più dell’onore potè il diesel

La tentazione di estrapolare “scenari di cambiamento epocale”, a seguito di decisioni trumpiane sicuramente fuori dall’ordinaria amministrazione all’interno del mondo euro-atlantico, è sempre forte, ma quasi sempre sbagliata.

Non che manchino i cambiamenti radicali – il Venezuela è stato attaccato e reso una colonia senza più diritti sul proprio petrolio, la Groenlandia è stata acquisita con l’acquiescenza del governo danese e dell’Unione Europea, che fanno finta di mantenere la sovranità anche se solo formale, ecc – ma la ragione non è mai un “nuovo pensiero strategico”. Al massimo interessi di brevissimo periodo del governante di turno e la nostalgia per i tempi in cui l’America controllava e dava forma il mondo.

Premesso questo, la decisione di sospendere le sanzioni sulle vendite internazionali di diesel raffinato in Russia – fino all’aprile del 2027 – è quantitativamente secondaria, politicamente uno schiaffo in faccia all’Ucraina e alla UE, strategicamente spiazzante l’”asse occidentale”. Soprattutto perché accompagnata dal licenziamento in diretta dell’attore incaricato di ricoprire il ruolo di presidente a Kiev, Volodymir Zelenskij.

Partiamo dalle motivazioni urgenti secondo gli interessi di Trump (che sono anche quelli degli Usa, ma “fino ad un certo punto…”).

Il problema è sicuramente quello di far scendere i prezzi dei carburanti negli Stati Uniti, e solo indirettamente nel resto del mondo, in vista delle elezioni di midterm del prossimo 3 novembre, quando verrà rinnovato metà del Congresso (sia alla Camera che al Senato). I sondaggi dicono che ormai è troppo tardi per evitare una sconfitta che lo metterebbe in minoranza, bloccandone parte delle scelte per i prossimi due anni di mandato, ma ovviamente non lascia nulla di intentato per evitare questo destino.

Venerdì il prezzo medio del gasolio era di 6,27 dollari al gallone, in calo di 10 centesimi rispetto alla settimana precedente, ma comunque 2,60 dollari in più rispetto all’anno scorso. E per l’automobilista americano questa è quasi una violazione dei suoi “diritti costituzionali”, visto che era abituato a pagarlo 3 dollari, al massimo.

La speranza di Trump (e dei suoi candidati) è quello di veder scendere quel prezzo in pochi giorni, come del resto ammette lui stesso in uno dei mille post su Truth: la Russia “fornirà immediatamente” il carburante “in base alle condizioni delle proprie raffinerie di gasolio“, ha scritto. E dunque “Tra il nostro CONTROLLO TOTALE dello Stretto di Hormuz e questo grande annuncio sull’energia russa, i prezzi del diesel per gli americani e, in effetti, per il mondo intero, SCENDERANNO, IN NUMERI RECORD E RAPIDAMENTE!“. Due balle colossali in poche righe, ma questo passa il convento…

Prima domanda: quanto gasolio sarà disponibile? 4.800.000 tonnellate, che valgono ai prezzi attuali circa 4,5 miliardi. Una briciola, per il bilancio russo, ma anche una briciola per i consumi statunitensi: circa 9 giorni.

Quella briciola, però, è un respiro di sollievo per i mercati finanziari – soprattutto occidentali – già sotto stress per le incertezze sulla redditività dell’iper-indebitata “banda dell’intelligenza artificiale”. Un effetto temporaneo sui prezzi alla pompa (negli Usa…) ci sarà, ma piccolo e temporaneo, se non avverrà anche qualcos’altro.

E qui arriva il licenziamento pubblico di Zelenskij, reo di non aver accettato di fermare gli attacchi sulle raffinerie russe (da cui dovrebbe arrivare il diesel per gli Usa), come gli aveva più volte chiesto-intimato il tycoon.

“Suggerisco loro [agli ucraini, ndr] di trovare un nuovo leader che sappia negoziare“, ha detto Trump ai giornalisti sabato. “…E penso che sia ora che l’Ucraina abbia un nuovo presidente.” Non perché questo sia scaduto da ormai due anni e mezzo, ma solo perché non sa adattarsi alle mutate esigenze dell’amministrazione americana. La sua rimozione diventa così “indispensabile” per riportare normalità sui mercati dell’energia (come se la guerra all’Iran non fosse molto più determinante, sul punto).

Politicamente, dunque, la questione diventa rilevantissima. Non siamo ancora alla sospensione dell’assistenza militare (soprattutto satellitare, in buona parte fornita dalla rete privata di Elon Musk, ossia Starlink), ma è chiaro che a questo punto la junta di Kiev, già decimata dagli scandali per la ciclopica corruzione che la caratterizza, resta appesa al solo appoggio europeo. Che sarà anche molto “volenteroso”, ma tutt’altro che efficiente, viste le innumerevoli posizioni interne alla UE (si moltiplicano le iniziative di gruppi di Stati, senza che si intravveda una strategia unitaria) e i limiti di bilancio che hanno fatto dichiarare poco accettabili le richieste ucraine di altri 70 miliardi sull’unghia.

In qualche modo questo fronte di guerra si va avviando alla conclusione, è chiaro. Ma il modo dipende da interessi miserevoli e dalla vista cortissima (quelli di Trump, dei nazisti al governo ucraino, degli squinternati “leader europei” alle prese con piazze sempre più piene ed incazzate che stanno cambiando l’agenda politica interna, fin qui affidata alle cure amorevoli dell’ultradestra padronale con la “paura del migrante”).

E’ quel che accade quando si accetta – come UE e come Ucraina – una guerra sul proprio territorio per compiacere il “socio di maggioranza” nella Nato. Socio lunatico, come si sa, ma soprattutto da sempre obbediente soltanto ai propri interessi, e dunque abituato a “mollare sul ciocco” tutti i propri alleati, come ben sanno in Medio Oriente.

Sul piano della “narrativa” mediatica lo sconcerto è totale. Vediamo tg e talk show che rimasticano la vecchia sceneggiatura e non sano come adattarla alla nuova. E’ comprensibile, poveretti. Avevano portato il cervello all’ammasso riducendo la complicata rete di relazioni geopolitiche alla dicotomia “aggressore-aggredito”, cancellando la storia precedente ogni evento sgradito (che fosse il majdan per l’Ucraina o l’occupazione israeliana per Gaza).

Tutto appariva semplice e chiaro: bisognava difendere i “valori europei”, la “civiltà occidentale”, “il giardino dalla giungla”, “le democrazie dalle autocrazie”, anche a costo di accettare di pagare il triplo per il gas o il diesel, e tutto – di conseguenza – poteva e doveva essere giustificato. Pure il genocidio e lo sdoganamento dei neonazisti come ascetici “lettori di Kant”.

Ora devono fare i conti con scelte imperiali che rendono evidente (e ingestibile) la vera dinamica sottostante l’intero Occidente neoliberista: quella tra esecutore e mandante. E quando il mandante ti manda a quel paese, per l’esecutore sono tempi grami… 

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6 Commenti


  • unioneeuropeaugualeletame

    non tutto il male viene per nuocere adesso i vari filoamericani e filoue (che sono la stessa cosa unica differenza gli americani comandano i cani europei obbediscono) che nei loro ridicoli social festegiavano trump che attaccava l’odiato Iran colpevole di non volersi far mettere i piedi in testa da nessuno vedranno il loro idolo che esaltavano e parlavano di soffoconi costringerli ad acquistare gli idrocarburi russi dopo che per anni rompevano i zebedei dicendo che la russia era alla fame e il loro petrolio non lo acquistava nessuno ora lo acquisteranno seppur in modo indiretto anche loro e sempre in modo indiretto finanzieranno la guerra contro l’ucraina da loro sostenuta con valanghe di post e insulti contro Putin 😀
    è il destino dei servi quello di dover gorgare anche le amare pietanze che il padrone offre eh eh eh


  • unioneeuropeaugualeletame

    hanno comunque ancora una possibilità rinunciare al diesel e comprarsi l’auto elettrica inquina anche meno del resto


  • Maria Rosa Burcovich Pellegrininegoziati

    Trump ha creato la situazione economica dei derivati del petrolio con l’aggressione sionista all’Iran, ma da’ la colpa ai bombardamenti ucraini sulle raffinerie russe. In vista delle elezioni politiche di novembre fa mossa elettorale concludendo un accordo commerciale temporaneo con il Presidente Putin sull’acquisto del diesel russo. dimostrando ali elettori americani che salva l’economia facendo un vantaggioso accordo commerciale con la , il nemico storico degli Stati Uniti. Sospenfe temporaneamente le sanzioni e la Russia incamer ingenti profitti. Non solo Zelenski ma anche i Paesi della Nato guardano alle elezioni di novembre sperando che i de.ocr possano riconquistare anche una sola Camera per ostacolare la politica di Trump apparentemente contro l’Ucraina a cui minaccia di togliere l’accesso a Starlink pagato anche dall’Italia. Tutta una cortina fumogena per salvarsi dalla disfatta elettorale che i vassat europei stanno auspicando


  • SERGIO

    “il modo dipende da interessi miserevoli e dalla vista cortissima (quelli di Trump, dei nazisti al governo ucraino…”
    Non mi e’ chiaro chi sarebbero il nazisti al governo ucraino e per quali fatti vengono accusati di essere nazisti. Grazie


    • Redazione Contropiano

      Basterebbe leggere le cronache degli ultimi 12 anni…
      Se si celebra Stepan Bandera e i collaborazionisti inquadrati delle SS come “eroi nazionali”, ci si riempie di svastiche nelle cerimonie e sulla pelle, si mettono fuori legge i partiti sociali e comunisti, ecc.
      Ma ci sembra che tu sappia benissimo come stanno le cose, e che fai finta di domandare…


  • SERGIO

    Vi ringrazio per la risposta, sebbene tendente al pregiudizio nella parte conclusiva. Perche’ no, io non lo so come stanno le cose, non ho questa presunzione. Le persone comuni, come me, che ogni giorno vanno a lavorare, non hanno il tempo per condurre un inchiesta personalmente che possa chiarire il piu’ possibile come stanno esattamente le cose su tutto quello che succede. Per questo motivo sono interessato a tutti i casi di censura e attacco alla liberta’ di stampa: sono arrivato alla vostra testata e articolo casualmente, quando avete ospitato la conferenza stampa di Rumore Popolare.
    Il vostro articolo e’ una goccia in mezzo al mare. E in questo mare si dice di tutto sull’argomento, sopratutto che la definizione del cosiddetto «neonazismo del governo ucraino» e’ quella, in sintesi, di una narrazione politica. Per cui, la mia domanda chiedeva semplicemente una risposta piu’ precisa sul fondamento di questa accusa.
    Vedete, io appartengo ad un popolo che non ha dimenticato le umiliazioni e il sangue versati dalle oppressioni straniere e che quindi e’ abituato a guardare la storia indietro nei secoli, non negli anni. Significa che forse il popolo a cui appartengo puo’ capire meglio quello ucraino da quanto possa quello italiano.
    Leggere «sdoganamento del neonazismo» vicino a «genocidio» mi fa dubitare, perche’ in un argomento il punto centrale sono giustamente le vittime innocenti, dall’altra il punto centrale sono le colpe di un governo. Sembra che le vittime innocenti della guerra in Ucraina siano morti di serie B.
    Io, come persona comune, vedo le cose da questo punto di vista, ponendomi sul fronte del popolo contro il potere, a prescindere da quale sia il potere. Evito di schierarmi con la leggerezza tipica del tifo da stadio, come vedo fare spesso in questo paese.
    La reazione tipica al mio ragionamento e’ spesso «certo, non sono vittime di serie B, pero’…» , quale pero? Come per il genocidio di Gaza esiste questa bestia mostruosa che si chiama Netanyahu a volerlo, dall’altra c’e’ un bastardo che si chiama Putin e che al pari di quell’altro bastardo, ha deciso di stare al di sopra della vita umana, di ritenere che le proprie ragioni valgano la morte di gente comune e innocente, come me. E su questo punto ci si puo’ dire solo «si, sono d’accordo» oppure «no, non sono d’accordo, Putin ha fatto bene». Senza ma e pero’ altrimenti anche l’opinione si eleva al di sopra del valore della vita umana. Grazie

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