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In Francia terzo sabato di protesta, verso lo sciopero generale

La prefettura di Parigi ha rifiutato il percorso per la manifestazione ai sindacati a Parigi convocata per questo sabato 31 ottobre.

In un comunicato l’inter-sindacale della regione parigina ha fatto sapere che è stata bocciata la proposta del percorso da Piazza della Bastiglia a quella della Nation.

L’intersindacale, che raggruppa 7 organizzazioni tra le più rappresentative del mondo del lavoro e di quello studentesco, ha dovuto prendere atto del divieto di manifestazione nel centro della capitale per quello che è stato chiamato il “III Atto” della protesta – dopo il 17 ed il 24 ottobre – a circa una settimana dallo sciopero generale del settore pubblico e privato che è stato convocato per il 5 novembre.

Intanto si prevede che lo sciopero internazionale dei porti a cui aderisce il ramo di categoria della CGT, l’organizzazione più rappresentativa tra le banchine, bloccherà la quasi totalità degli scali dell’Esagono.

É chiaro che, come sta avvenendo in Italia, il governo senza maggioranza parlamentare sta fornendo una risposta securitaria a una crisi sociale, in prossimità del voto sulla finanziaria – se mai sarà considerata l’ipotesi di farlo passare senza passare per l’Assemblea Nazionale – e a sei mesi circa dalla elezioni presidenziali.

I sindacati fanno sapere che sono orientati a procedere al vaglio di “tutte le possibilità di ricorso contro questo divieto generale e sproporzionato dell’esercizio di una libertà pubblica essenziale e democratica”.

É chiaro il governo non intende avere su questo piano alcuna interlocuzione con il soggetto più accreditato e con maggiore esperienza nella gestione delle manifestazioni ma semplicemente impedire che si tengano nel cuore della Capitale.

Il tentativo di utilizzazione delle vacanze studentesche – che terminano questa settimana – per cercare di smontare le mobilitazioni e cercare di avere una interlocuzione senza soddisfare i 10 punti che stanno portando avanti gli studenti dall’inizio dell’anno scolastico. è miseramente naufragato.

Lo dimostrano la forte componente studentesca che ha raggiunto le manifestazioni lo scorso sabato e la disponibilità a scendere in piazza anche questo fine settimana. 

Così è stato anche per gli universitari, con circa il 40% degli atenei che è coinvolto nelle proteste di varia forma. Un movimento che incontra il favore dei lavoratori e delle lavoratrici del comparto dell’istruzione.

In generale come si evince anche da una bella inchiesta a più mani scritta da “Le Monde” e che dà voce ai protagonisti delle lotte, siamo di fronte ad un movimento inter-generazionale a trazione studentesca, con una importante componente sindacale: tre generazioni di francesi sono in strada, compresi ex-sessantottini che non disdegnano di fare da un muro umano contro le violenze poliziesche.

Macron ha delineato una strategia basata su tre assi all’interno del consiglio di Difesa del 28 ottobre che ha presieduto: “l’ordine, le contrattazioni e l’accompagnamento”, ma è chiaro che non ha fornito uno straccio di proposta credibile che non fosse una risposta muscolare, dimostratasi però un boomerang nonostante la scia di sangue di morti, mutilati e feriti senza contare i fermi di massa.

Il governo sa che sta affrontando un lungo autunno sociale dagli esiti incerti ad eccezione della visibile estensione del consenso al maggiore partito d’opposizione, La France Insoumise, che è il vero delegato politico del movimento.

Se le cifre ufficiali del governo stimavano a 410 mila persone in piazza lo scorso sabato – di cui 110 mila nella sola Parigi contro una stima di 800 mila comunicata dalla CGT – il III Atto della protesta in Francia di questo sabato sembra poter portare in piazza lo stesso numero di persone ed avere la stessa diffusione territoriale capillare.

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