La Commissione europea in una nota, ha invitato il Presidente della Repubblica polacco a convalidare la nomina degli otto nuovi giudici della Corte Costituzionale.
“Spetta alle autorità polacche garantire che il Tribunale costituzionale possa funzionare in conformità con la Costituzione polacca e nel rispetto della giurisprudenza pertinente della Corte di giustizia dell’Ue”, ha dichiarato all’Afp un portavoce della Commissione europea.
Il problema in realtà è proprio questo e cioè la contraddizione tra la legislazione costituzionale polacca e la giurisprudenza dell’Unione Europea.
Il presidente della Polonia Karol Nawrocki si è infatti appellato alla Costituzione polacca, che gli conferisce il diritto di veto, ed ha dunque bloccato l’insediamento degli otto giudici della Corte Suprema nominati dal nuovo governo.
Il premier “europeista” Tusk, invece, si avvale dei trattati europei, che attribuiscono a lui tale facoltà e prevedono una preminenza confermata da diverse sentenze della Corte Europea che si ritiene prevalente sulle legislazioni nazionali dei paesi membri. Sulla base di queste “l’europeista” Tusk ha ritenuto illegittime le nomine fatte dai precedenti governi di destra, più critici nei confronti dell’UE.
Era stato proprio questo contrasto tra la prevalenza della Costituzione polacca sulla legislazione interna e quella invece dell’Unione Europea imposta ai paesi membri come “prevalente sulle legislazioni nazionali”, a mettere in rotta la collisione alcuni anni fa la Polonia con Bruxelles.
Il fatto che il governo di destra e la Corte Costituzionale della Polonia rivendicassero come prevalente la legislazione polacca su quella europea, aveva portato ad un conflitto politico/giuridico e alle sanzioni contro la Polonia per inosservanza dei trattati europei.
Le sanzioni era state emesse parallelamente contro la Polonia e l’Ungheria di Orban. Ma poi, in nome dell’allineamento polacco all’escalation di guerra verso la Russia in Ucraina, aveva visto marciare solo quelle contro l’Ungheria e perdersi per strada quelle contro la Polonia. Un evidente doppio standard che aveva solo nascosto sotto il tappeto una contraddizione che si è invece ripresentata e in modo molto più contundente nei rapporti tra Bruxelles e Polonia.
A Varsavia intanto il presidente della Corte Costituzionale, Bogdan Swieczkowski ha intimato agli agenti schierati davanti alla sede dell’istituzione a Varsavia di aiutarlo a entrare nell’edificio e di allontanare chi ritiene che vi sia presente abusivamente. La polizia non ha eseguito l’ordine, mentre il magistrato ha minacciato gli agenti di possibili conseguenze penali per la loro inazione. Alcune fonti rivelano però di incrinature anche tra i comandi della polizia sull’atteggiamento da tenere in questa situazione.
“Chiedo al comandante di questa operazione di farmi entrare nell’area del Tribunale costituzionale. Ho intenzione di svolgere le funzioni di presidente del Tribunale”, ha dichiarato Święczkowski rivolgendosi direttamente agli agenti.
Il presidente ha poi ordinato loro di assisterlo e di espellere gli “usurpatori” che, a suo giudizio, occupano illegittimamente la sede. Di fronte al rifiuto della polizia, ha sostenuto che la passività degli agenti potrebbe configurare un reato per omissione.
“In qualità di ex procuratore vi darò un consiglio legale: il fatto che restiate passivi non significa che non commettiate reati, i cosiddetti reati di omissione”, ha affermato.
Święczkowski contesta la decisione della giudice Anna Korwin-Piotrowska, che venerdì 30 ottobre ha disposto la sua sospensione per un mese dalle funzioni del presidente e del vicepresidente del Tribunale, Bartłomiej Sochański, assumendo la direzione dei lavori della Corte Costituzionale.
La Piotrowska ha motivato il provvedimento con presunte irregolarità nella gestione del Tribunale e con l’esclusione di alcuni giudici eletti dal parlamento. La decisione è stata però contestata dal presidente della Corte Costituzionale Święczkowski e dal Presidente della Repubblica polacco Karol Nawrocki, che non ne riconoscono la legittimità.
Il presidente della Corte Costituzionale sostiene che la polizia si trovi nell’area dell’edificio senza il consenso della Corte e ha definito “diari privati” gli atti firmati dalla giudice Korwin-Piotrowska. Ha inoltre annunciato che tornerà ogni giorno davanti alla sede per cercare di riprendere le proprie funzioni.
“Ho il dovere di entrare nell’edificio in cui esercito la mia funzione e in cui decidiamo sui diritti e le libertà dei cittadini”, ha dichiarato, ricordando che a novembre sono previste tre udienze alle quali dovrebbe partecipare.
Venerdì e sabato, la presenza della polizia e dei manifestanti davanti alla sede di Varsavia ha trasformato lo scontro giuridico in una crisi visibile e sempre più tesa. La validità dei provvedimenti che hanno sospeso Święczkowski e Sochański rimane contestata e dunque il braccio di ferro tra il governo dell’europeista Tusk e il presidente nazionalista Nawroki non appare ancora risolto, neanche con il diktat di Bruxelles.
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