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Huawei-DeepSeek, decolla l’AI made in China

Sono passati solo sei mesi da quando, la primavera scorsa, Jensen Huang avvertì in un’intervista che se DeepSeek fosse riuscita a ottimizzare i suoi modelli di intelligenza artificiale in modo da addestrarli e farli girare con chip Huawei, questo avrebbe rappresentato un «esito terribile per la nostra nazione».

Ebbene sembra che il presagio di sventura dell’amministratore delegato della gallina dalle uova d’oro della Silicon Valley (5.200 miliardi di dollari di market cap) si stia materializzando. Secondo un recente report di SemiAnalysis infatti «dai risultati software ottenuti finora e dai test su 950PR, il divario tra gli ecosistemi si è decisamente ridotto, grazie al contributo di DeepSeek al lavoro già svolto da Huawei. L’incubo di Jensen sta cominciando a diventare realtà».

SemiAnalysis è una società statunitense indipendente di ricerca e analisi specializzata nei semiconduttori e nelle infrastrutture per l’intelligenza artificiale, considerata tra le fonti più autorevoli. I dettagli tecnici dell’analisi su quella che ha definito la “simbiosi tra Huawei e DeepSeek” si possono trovare a questo link.

Secondo SemiAnalysis, la stretta collaborazione che si è instaurata negli ultimi mesi tra la startup di Hangzhou e il colosso di Shenzhen, in particolare tra il linguaggio di programmazione TileLang di Deepseek e gli acceleratori grafici Ascend 950PR di Huawei sarebbe in grado di dare una spinta decisiva alla rimonta AI della Cina.

DeepSeek ha confermato che «la versione di TileLang per Ascend può contribuire a promuovere un ecosistema software nazionale per le unità di elaborazione grafica (GPU) più indipendente e controllabile». Il ritardo della Cina non si misura infatti solo sulla potenza dei chip, ma anche sul complesso dell’ecosistema AI, tanto che i software DeepSeek finora si appoggiavano a (erano disegnati per) quello Nvidia.

La nuova versione di TileLang per Ascend, potenzialmente, cambia tutto. Il percorso d’integrazione – continua SemiAnalysis – potrebbe essere portato a termine nel 2027 o 2028, «soprattutto alla luce delle pressioni, esterne e interne, per costruire un ecosistema tecnologico interamente cinese».

DeepSeek sta testando sull’infrastruttura hardware e software Ascend carichi di lavoro specifici per i propri modelli di intelligenza artificiale. La startup di Liang Wenfeng ha inoltre consentito a Huawei di accedere in anticipo ai modelli stessi, e ciò ha permesso al gruppo fondato da Ren Zhengfei di annunciare che i suoi chip erano già in grado di far funzionare i nuovi modelli di intelligenza artificiale fin dal giorno del loro rilascio, compresi aggiornamenti importanti come DeepSeek V4 e V4.1. Si tratta di processori destinati a utilizzare modelli già addestrati, non ad addestrarli: un passaggio ulteriore che resta da compiere.

Quanto sta accadendo nell’ecosistema dell’intelligenza artificiale made in China spiega il mantenimento dei controlli sulle importazioni di chip Nvidia da parte di Pechino, nonostante il via libera di Donald Trump alle esportazioni e la corte che Huang ha fatto negli ultimi mesi alla leadership cinese, incontrata a tavola sia a Pechino sia a Washington in occasione dei viaggi di stato dei rispettivi presidenti.

L’intelligenza artificiale made in China scommette di potersi avvicinare a quella a stelle e strisce con le proprie forze, risparmiando sull’importazione di microchip molto più costosi di quelli prodotti in patria e sostenendo lo sviluppo di un ecosistema nazionale, al riparo da tensioni geopolitiche e commerciali. Per questo le importazioni di prodotti Nvidia devono rimanere limitate, per non rallentare l’avanzata delle concorrenti nazionali.

Varate inizialmente da Washington, le restrizioni all’export di GPU Nvidia, stanno facendo perdere terreno all’azienda di Wang, che le ritiene responsabili di averlo costretto a rinunciare 50 miliardi di dollari di fatturato nel mercato cinese.

Secondo i dati di International Data Corporation, nei primi sei mesi dell’anno Nvidia ha esportato in Cina 6780.000 acceleratori per AI, il 44 per cento in meno rispetto allo stesso periodo del 2025. Nello stesso semestre, Huawei ha consegnato 572.000 acceleratori per l’intelligenza artificiale, quasi il doppio dei 300.000 dell’anno precedente, conquistando una quota del 28 per cento del mercato complessivo. E la percentuale di chip Nvidia nei data center cinesi è scesa al 34 per cento. Il resto è appannaggio di compagnie nazionali: Huawei, Cambricon e Kunlunxin (Baidu) soprattutto.

Nonostante i progressi, secondo SemiAnalysis l’Ascend 950PR, presentato da Huawei a marzo, resta inferiore, in termini di prestazioni complessive, all’H100, che Nvidia ha iniziato a distribuire nel lontano 2022. Tuttavia, gli ingegneri di Huawei stanno ottenendo risultati significativi: i kernel Ascend più efficienti raggiungono il 99,7 per cento del limite teorico di prestazioni.

E Huawei – candidata a diventare la Nvidia cinese – ha recentemente presentato un portfolio di undici nuovi microchip per l’intelligenza artificiale.

Il rapporto di SemiAnalysis non nasconde i problemi ancora da risolvere. I chip Ascend di Huawei potrebbero infatti incontrare difficoltà di compatibilità quando vengono installati in server diversi da quelli utilizzati da DeepSeek, con possibili ripercussioni sulla diffusione della tecnologia presso altri operatori del settore.

Finora, la maggior parte delle ottimizzazioni è stata sviluppata per i supernode di DeepSeek: grandi sistemi di calcolo che riuniscono centinaia di chip specializzati nell’intelligenza artificiale e li fanno lavorare insieme. Restano invece da risolvere diversi problemi per utilizzare gli acceleratori Ascend in normali server dotati di processori centrali Intel o AMD, basati sull’architettura x86, anziché sulle piattaforme hardware sviluppate da Huawei.

La collaborazione tra le due aziende potrebbe però produrre benefici crescenti anche in futuro. «Altri operatori che offrono servizi basati su DeepSeek potranno riutilizzare i kernel e le procedure di distribuzione già sviluppati, mentre altri laboratori potranno creare nuovi modelli sfruttando le funzionalità condivise del compilatore», scrivono gli analisti di SemiAnalysis. «Se questi utilizzatori contribuiranno a loro volta con correzioni e ottimizzazioni, i progressi potranno accumularsi e amplificarsi nel tempo».

* da Rassegna Cina

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