La vicenda del Presidente della Corte Costituzionale polacco, cacciato da Tusk, uno dei peggiori guerrafondai in Ue, rimosso perché metteva in discussione la stessa adesione all’Unione Europea, ci ricorda sempre l’insegnamento che Ho Chi Minh, gli algerini, i palestinesi, gli stessi africani hanno sempre detto ai compagni europei: “combattete l’imperialismo più vicino a voi“.
Le stesse vicende mediorientali, palestinesi ed israeliane, hanno un fondamento con la seconda guerra mondiale, anzi, ancor prima, quando l’Impero Britannico pose le base di un avamposto in Palestina, in seguito cancellata. E tuttora oggetto di guerra. La guerra non nasce il 7 ottobre, ma ha origini sin dagli anni venti del Novecento.
Il cambio di regime Impero Britannico-Usa, sancito dagli stessi accordi monetari di Bretton Woods (Keynes morì di crepacuore, aveva capito che per la Gran Bretagna, dopo la liberazione dell’India – gallina dalle uova d’ora di Londra -, perdeva anche il signoraggio monetario), segnò il passaggio alla guerra perenne in Medio Oriente.
Come nacque l’imperialismo europeo post II guerra mondiale? Le basi teoriche furono poste, sin dal 1941, dal Piano nazista Funk, che degradava quelli che decenni dopo vennero definiti i “Pigs” a semplice parco turistico degli “imperi centrali”, in particolare della Germania. Ciò implicava la loro deindustrializzazione.
In effetti ciò avvenne, ma in tempi rallentati. Prima ci fu un passaggio decisivo: “il Piano Werner del 1967 di unificazione monetaria basata sul marco” (35 anni prima della nascita dell’euro). Nel mentre imperversava l’imperialismo statunitense, come ancora oggi, non ci si accorgeva dei nessi europei che avevano origine nel nazismo.
In Italia i decenni passarono con ricostruzione, lotte di classe, lotte di emancipazione, insomma, un movimento operaio che trascinava il Paese, fino alla rottura del 1976 (viaggio di Napolitano in Usa, primo “comunista”) e sopratutto del ’77. Questo in primo luogo nei confronti dei giovani.
Con la classe lavoratrice i conti si fecero con Mirafiori ’80. Tutto era perduto, i tradimenti del Pci – noti sin dall’isolamento di Secchia, e poi la sua morte – si concretizzavano nell'”austerità”, malamente mascherata con la “questione morale”.
La magistratura, nota per il suo silenzio sin dai fatti di Portella delle Ginestre, veniva resa protagonista con il 1977 e poi venne la resa dei conti con la Prima Repubblica, con l’operazione di lawfare nota come Mani Pulite (1992).
Si doveva porre la base per l’inferno del proletariato italiano, immolato sull’imperialismo europeo. Tanti furono i protagonisti, centrodestra e centrosinistra, in un gioco al massacro sociale che ora lascia intravedere solo macerie.
Se vogliamo, i giovani di adesso, molti, stanno vivendo la difficoltà dell'”altro dopoguerra”. Perché un’ulteriore guerra c’è stata: sia guerreggiata che monetaria, guerra economica, guerra sociale, guerra produttiva. Insomma, “guerra”. E chi protesta davanti a questo “pilota automatico”, o pone dubbi. viene messo fuori.
Politica, media, istituzioni sono lì al servizio del “pilota automatico” che, ripeto, ha origini nel nazismo.
Se vogliamo possiamo dire che il nazismo non è mai finito o, perlomeno, è risorto. E’ con questi nessi storici, terrificanti, che occorre fare i conti.
* Zu Chi era il portavoce dell’Esercito di liberazione popolare cinese, durante la Lunga Marcia
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