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Francia: sciopero generale e IV Atto della collera sociale

Oggi in Francia è sciopero generale, uno sciopero generale convocato da tempo dall’“intersindacale” che raggruppa le maggiori formazioni sindacali del paese contro la proposta del budget – di fatto la nostra “finanziaria” – che dovrebbe essere approvato entro l’anno.

L’azione sindacale vedrà incrociare le braccia sia i lavoratori del settore pubblico che di quello privato, riguardando quindi comparti strategici come i trasporti (metro, aerei, treni), le telecomunicazioni, la sanità, la scuola, senza le pesanti limitazioni che invece “regolano”, ma di fatto imbavagliandolo, il diritto di sciopero nei settori essenziali in Italia.

Il “mondo del lavoro” probabilmente si fermerà in toto, in un contesto in cui le mobilitazioni degli studenti delle scuole medie e delle università non sono mai cessate dall’inizio dei blocchi dei Licei dei quartieri popolari dell’area metropolitana di Parigi, ma non solo.

Il governo “sperava” nelle due settimane di vacanze degli istituti medi-superiori per far rifluire il movimento e depotenziare la possibile saldatura con gli altri comparti della società, ma così non è stato.

A fare da “cerniera” tra le lotte degli studenti medi e lo sciopero generale sono stati l’inizio delle manifestazioni del sabato promosse dai Gilets Jaunes – che sabato 7 giungeranno al loro “4° Atto”, con la giornata del 6 a fare da “ponte” – con una partecipazione e un’intensità che sono andate ben oltre quelle del 2018-2019, e la continuità delle iniziative nelle facoltà che sono state preventivamente chiuse, costringendo gli studenti a seguire da remoto le lezioni digitali, nel tentativo di impedire le occupazioni e quindi la frequenza di sgomberi violenti da parte della polizia.

Le facoltà sono rimaste comunque epicentri della protesta in generale e poli d’attrazione per le frange più attive degli studenti, organizzati in due diversi sindacati: Union Etudiante e FSE (Federation Sindacale Etudiante).

Union Etudiante, in un suo comunicato di martedì 3 novembre, riporta che ci sono state mobilitazioni in tutto l’esagono già il giorno di riapertura delle scuole dopo le vacanze d’autunno, con 500 Licei bloccati e 50 facoltà mobilitate in seguito all’appello che aveva lanciato insieme alla propria “costola” tra i medi – L’Union Syndicale Lycéen-nes).

“Oggi” – si legge nel comunicato – “noi rilanciamo le azioni nei nostri campus per preparare lo sciopero nazionale di giovedì verso il quale convergono tutti i settori della società”. I primi provvedimenti presi dal governo nei loro confronti sono giudicati finalizzati solo a cercare di calmare le proteste.

Si dicono pronti a continuare la lotta finché non saranno soddisfatti i 10 punti della propria piattaforma rivendicativa e non verranno stanziati i 10 miliardi richiesti a gran voce sin dall’inizio delle proteste per risanare la scuola pubblica.

La FSE, insieme ad una serie di realtà politiche, fa appello perché il 7 novembre divenga una giornata di mobilitazione nazionale contro la repressione e “le violenze sessiste, sessuali e razziste della polizia“, andando anche ciò che si è visto durante le manifestazioni e riferendosi alla violenza sistemica che investe quotidianamente porzioni importanti della società.

“In meno di un mese, più di 10 mila arresti”, ricordano nel testo, nonché una serie di ferite e mutilazioni causate dall’uso dei dispositivi più aggressivi in dotazione alla polizia, come le granate esplosive anti-accerchianti e le pallottole di gomma. Al punto che “almeno 2 persone decedute ai margini delle manifestazioni”.

Il governo, che non ha neppure una maggioranza parlamentare, ha usato finora molto più il bastone che la carota, e il ministro dell’interno Laurent Nuñez si è rifiutato di accogliere gli appelli affinché le forze dell’ordine rinuncino a quelli che in Francia vengono chiamate “armes intermédiares de maintien de l’ordre”, ma risultano spesso vere e proprie armi letali.

Come riporta il quotidiano “Libération”, il Ministro – intervistato dai cronisti a margine dell’audizione sulla legge finanziaria – ha dichiarato “non rinuncerò ad alcun dispositivo intermedio per la buona e semplice ragione che i poliziotti hanno bisogno di difendersi quando sono presi da parte” nelle manifestazioni.

Naturalmente video e inchieste dicono tutt’altro, ed è notevole la quantità di comici d’oltralpe che invece di fare i giullari – come da noi – accusano anche con l’ironia il governo e le “forze dell’ordine”.

Quindi ha confermato il pieno utilizzo dei dispositivi più pericolosi e i tentativi di vietare le manifestazione nei centri cittadini, spostandole verso l’estrema periferia, usando Parigi come laboratorio per espellere il conflitto sociale dal circuito dei flussi turistici e delle attività commerciali “di eccellenza”.

Ieri c’era ancora incertezza su concentramenti e percorsi, con l’autorità prefettizia che fino all’ultimo prova a tenere  in ostaggio lo svolgimento dei cortei di massa. Come si è visto nel corso di questa stessa settimana, però, si moltiplicano i tentativi di bypassare le prescrizioni delle autorità, dando vita a cortei sauvages che si riprendono i centri cittadini.

Tornando allo sciopero di oggi

La rivista che dà voce all’ala più combattiva del sindacato, Unité CGT, ha lanciato un appello a scioperare il 5 ed a manifestare il 7 con una postura chiara: “Siamone convinti: il Popolo vuole la fine del regime e delle violenze che infligge. Per vincere contro Macron ed il suo mondo, noi dobbiamo fare debordare la collera nelle aziende, con l’occupazione dei luoghi di lavoro e lo sciopero ad oltranza ovunque, in tutti i settori ed in tutti i comparti professionali”.

Conclude significativamente con la traduzione francese dello slogan che ha caratterizzato il movimento italiano: “Blocchiamo Tutto!”.

La France Insoumise (LFI), il principale partito d’opposizione e vera “sponda politica” del movimento, pubblicherà domani il programma per la “Nuova Francia”, L’avenir en comune, un lancio editoriale dalla tempistica perfetta che proietta la formazione ed il suo candidato alle Presidenziali Jean-Luc Mélenchon verso le elezioni di aprile. In un contesto di mobilitazione permanente in cui peraltro il suo principale rivale – il Rassemblement National di Marine Le Pen e Bardella – rivaleggia con i gollisti per figurare come vero “partito dell’ordine” contro le mobilitazioni popolari.

Intanto, come sta emergendo dalle indagini sul profilo di Kevin T., l’autore della strage razzista di Trappes (Yvelines), si conferma la sua collocazione nell’ambito dell'”ultra-destra radicale violenta”. Una precisa individuazione che l’establishment politico ha cercato di rimuovere puntando invece il dito sul presunto “islamo-gauchisme”, cercando di criminalizzare la  stessa LFI.

Sono 23 le procedure giudiziarie aperte dal 2019 su un fenomeno politico alimentato anche dallo sdoganamento mediatico delle tematiche preferite dai neo-fascisti, nonché dallo spazio dato a influencer di quell’area e soprattutto dall’impunità garantita a questa galassia – in parte travasata nel RN – che produce frequenti attacchi squadristi contro le mobilitazioni di questi mesi, fino a vere e proprie stragi, come a Trappes.

Come riferisce il quotidiano comunista “L’Humanité”, il 3 novembre sono stati molti i liceali che nei blocchi hanno reso omaggio a Penso Bossio Wangi, vittima dell’attacco terroristico di Kevin T, sottolineando l’immenso scarto tra l’odio vomitato dalla destra per i cassonetti incendiati nei blocchi stradali e qualche vetrina infranta e l’azione di un suprematista bianco pluri-pregiudicato, che dopo essersi esercitato per anni con i “fucili a pompa”, ha compiuto una strage contro persone individuate come target in base al colore della pelle, in periferia.

Ci sono insomma tutte le premesse perché il secondo sciopero generale proclamato in Europa – dopo quello del 30 ottobre convocato dall’USB – riesca al meglio e che sia un momento di saldatura tra la spinta giovanile e le istanze in genere più “moderate” del movimento sindacale francese e dei settori più attivi nelle mobilitati dell’ultimo decennio.

Allo stesso tempo non è da escludere lo scenario per cui – in alcuni comparti ed imprese, per il combinato disposto tra l’azione della parte più combattiva del sindacalismo (non solo della CGT) e un clima sociale di mobilitazione permanente – lo sciopero venga prorogato anche al giorno successivo, facendo così da ponte per “trasbordare” nell’”Atto 4″ delle manifestazioni di sabato, quando le città potrebbero essere di nuovo militarizzate, con il governo impegnato a trasformare i centri cittadini in veri e propri fortini interdetti ai loro stessi abitanti.

Certamente la spinta sociale contro l’attuale governo della guerra e del carovita non si attenua, visto che l’attuale esecutivo si mostra totalmente sordo alle richieste della piazza ed attento solo ai desiderata del grande padronato francese e delle oligarchie che governano a Bruxelles.

In questo contesto di “oggettiva minaccia” per le classi dominanti, il “cuore nero” della Francia continua a produrre mostri che l’establishment politico ormai istiga (non solo indirettamente), in una sorta di versione francese della “strategia delle tensione”. Dove i neofascisti di ogni risma ritrovano una funzione rilevante.

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