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Ucraina. Autorità in grande difficoltà sulle “cantine delle tenebre”. Vergognoso silenzio dei mass media italiani

In gergo si può dire che la narrazione ucraina e quella dei suoi apparati militari “hanno pistato un merda” di notevoli proporzioni.

Il silenzio complice dei mass media occidentali su quanto è accaduto in una delle “cantina delle tenebre” della Brigata Azov a Petro-Pavlovska Borshchagovka, nei pressi di Kiev, è stato paradossalmente squarciato anche dalla stampa ucraina, oltre che, ovviamente, dai video e dalle notizie circolate in precedenza sulla rete. Una sorta di rivolta popolare con scontri con la polizia e la Guardia Nazionale avvenuta due giorni fa, è qualcosa di più dei singoli episodi di resistenza ai tentativi di reclutamento obbligatorio per andare in guerra.

Le autorità militari e politiche ucraine si trovano però in grande difficoltà perché non hanno potuto negare quanto emerso in questi giorni, motivo per cui hanno provato a metterci subito una pezza diffondendo la tesi – tuttora non confermata – che i fatti sono veri ma che loro gestione pubblica è stata una operazione ibrida russa (ma se così fosse occorrerebbe ammettere che è gli è riuscita bene).

A dare manforte a questa tesi, sono arrivati subito i parenti del personale militare in servizio e i rappresentanti della brigata “Azov” che si sono riuniti ieri in piazza Maidan. I pochi manifestanti hanno portato cartelli contro l’operazione di “influenza russa”, descrivendo in questo modo la diffusione di immagini e informazioni sull’arresto illegale di reclute in una prigione segreta a Petro-Pavlovska Borshchagovka.

Le notizie su questa vicenda che ha svelato gli scheletri nell’armadio della tanto decantata Brigata Azov – così cara ai guerrafondai de noantri – sono moltissime. Altrettanto numerosi sono gli accavallamenti e i tentativi di affermare il falso ammettendo cose vere.

Le ultime notizie in ordine di tempo sono che il minorenne brutalizzato nella prigione segreta della brigata Azov, ripreso in stato di shock in moltissime foto e video che sono circolate in rete ma non nei media occidentali, ha fatto a suo volta un video su TikTok nel quale racconta quello che ha subìto da parte dei militari.

Il ragazzo descrive come persone vestite di nero e con passamontagna lo hanno trascinato all’interno dell’edificio e hanno iniziato a picchiarlo.

“Più mi portavano dentro, più persone mi iniziavano a colpire. Circa dieci persone, tutti vestiti di nero, con passamontagna, con una sorta di uniforme militare. Non si capiva chi fossero, non avevano alcun segno distintivo. Mi afferrava per i capelli. Mi colpivano, non so, tutti mi colpivano. Con le pale, con i piedi, con i pugni”.

Nel video l’adolescente ha anche smentito le notizie secondo cui avrebbe fatto parte di un “gruppo di comparse pagate”. “Sono andato al raduno di mia iniziativa. Mi hanno semplicemente spinto giù dalla recinzione con una pala e hanno iniziato a picchiarmi”.

La seconda notizia è che Valentyna Moloda, la donna vestita da paramedico intervenuta sul posto e ripresa anche lei in molti video, è stata arrestata e portata in tribunale.

Ed è proprio sulla sua figura che si concentra il tentativo delle autorità e dei mass media ucraini di dimostrare che dietro la rivolta popolare che ha assalito il carcere segreto della Brigata Azov, ci sia in realtà una operazione di “guerra ibrida” della Russia.

Su questa donna si era accanito in modo particolare il sito ucraino Slidtsvo.info, tanto che la donna è subito finita sulla lista nera dei nemici dell’Ucraina animata dal famigerato sito “Myrotvorec”.

I giornalisti di Slidtsvo.info accusano la donna di non essere una paramedica e di essersi spacciata per quello che non è. “Dammi almeno un video di cui ho parlato da qualche parte. È una sciocchezza.” Così Valentyna Moloda ha risposto nell’aula di tribunale alla domanda dei giornalisti sul perché si fosse definita proprietaria della clinica Med-Prestige durante l’udienza che deve decidere sul suo arresto, smentendo dunque la ricostruzione di Slidtsvo.info

Valentyna Moloda il 2 novembre era arrivata con un ambulanza (che secondo il sito ucraino non risulterebbe più in servizio) affermando che un uomo sottoposto a un intervento chirurgico veniva trattenuto nell’edificio in dotazione alla Brigata Azov da più di 37 giorni e che c’erano almeno altre quattro persone ferite. Secondo la sua dichiarazione, un’ambulanza era stata chiamata dai parenti delle persone detenute nell’edificio.

Il giornale Kyev Indipendent riporta che: “La Guardia Nazionale utilizzava la casa, circondata da un muro di mattoni, a Petropavlivska Borshchahivka come punto di transizione per trattenere gli uomini mobilitati tra il momento in cui venivano accolti dagli ufficiali di leva e sottoposti all’esame medico, e il momento in cui venivano portati all’addestramento di base. Secondo il I° Corpo Azov della Guardia Nazionale, auattro degli uomini detenuti nell’edificio erano stati catturati dopo aver lasciato il loro posto o l’unità senza permesso e successivamente portati in ospedale con ferite”.

Una ulteriore conferma viene da un altro sito ucraino decisamente più oltranzista di quanto sia il Kiev Indipendent. Infatti il sito Euromaidan Press scrive che : ”La casa era un punto di schieramento temporaneo dell’unità militare 3121, parte del 1° Corpo d’Armata Azov della Guardia Nazionale ucraina. Il comandante della Guardia, Oleksandr Pivnenko, è giunto sul posto, seguito poco dopo da Kyrylo Budanov, capo dell’Ufficio presidenziale, il cui arrivo ha segnalato un’allerta massima. Insieme hanno fatto entrare una decina di persone tra la folla, tra cui la “paramedica” e i blogger che la seguivano in diretta”.

Dunque la palazzina circondata da un muro e presa d’assalto dalla gente era effettivamente un centro di “detenzione” e rieducazione della Brigata Azov.

Ma a fare la differenza sulla vicenda sono state le reazioni delle stesse autorità ucraine.

Il giornale ucraino Kyev Indipendent, parlando di quanto accaduto il 2 novembre riferisce testualmente di: “Uno scontro tra una folla inferocita e la Guardia Nazionale ucraina e le forze dell’ordine in una strada sonnolenta nel sobborgo di Petropavlivska Borshchahivka, a Kiev, il 2 novembre, ha alimentato la guerra informativa intorno alla mobilitazione ucraina. L’incidente, che ha coinvolto circa 200 persone che hanno aggredito agenti delle forze dell’ordine, personale militare e veicoli, ha provocato una reazione che ha incluso gas lacrimogeni e colpi di avvertimento sparati in aria.

L’arrivo del Capo dell’Ufficio del Presidente Kyrylo Budanov ha ulteriormente sottolineato la gravità della situazione”.

Ma sono proprio le dichiarazione di Budanov a gettare uno squarcio inquietante sulle carceri segrete nelle quali vengono rinchiusi e brutalizzati i renitenti alla leva e i disertori.

E’ lo stesso Kyev Indipendent a riportare che “Mano a mano che emergono ulteriori dettagli sulla serie di eventi e sulle persone chiave coinvolte nel scatenare la violenza, è cresciuto il sospetto che lo scontro sia stato il prodotto, almeno in parte, di una provocazione e un’operazione informativa pianificata a favore della Russia. Budanov, tuttavia, ha messo in guardia dal liquidare l’incidente come un semplice atto di provocazione, sostenendo che avesse messo in luce tensioni sociali più profonde e questioni irrisolte di lunga data”.

Indicativo di questa seria difficoltà per le autorità ucraine di fronte a quello che è venuto fuori, è il comunicato della stessa Brigata Azov della Guardia Nazionale:

“Il comando della Guardia Nazionale, in collaborazione con le forze dell’ordine, ha preso il controllo dell’indagine sulla situazione”, ha dichiarato il corpo. “Se si accerta la presenza di azioni violente illegali sul territorio della struttura militare, i responsabili saranno giustamente puniti.” Il 1° Corpo ha anche confermato i precedenti commenti del Capo della Guardia Nazionale Oleksandr Pivnenko — arrivato sul posto all’inizio degli scontri — secondo cui l’edificio ospitava sia uomini mobilitati sia coloro che erano stati catturati dopo aver lasciato il loro posto o unità senza permesso.

Occorre sapere che le denunce presentate al difensore civico ucraino per i diritti umani in merito alla condotta dei centri di reclutamento sono passate dalle 18 del 2022 alle 6.127 del 2025. Rivolte e scontri con i reclutatori sono sempre più frequenti, incluse alcune in cui i militari o i poliziotti reclutatori sono stati feriti o uccisi per strada.

E’ ancora il sito Euromaidan Press a ricostruire il clima maturato intorno all’assalto popolare al carcere segreto della Brigata Azov a Petro-Pavlovska Borshchagovka:

“Tra gli uomini di stanza nella casa c’erano soldati che avevano combattuto per Mariupol e Azovstal, erano sopravvissuti alla prigionia russa ed erano tornati in servizio, ha scritto Olha Reshetylova, difensore civico militare ucraino . “La popolazione li ha ripagati con sputi, uova, finestre rotte e adolescenti che imprecavano”. Se la fiducia tra l’esercito e la società possa essere ristabilita, ha aggiunto, “è una questione aperta”.

Ma è forse un altro passaggio del lungo servizio di questo giornale “bellicista” ucraino su quanto accaduto a darci il senso più reale di quale sia il clima tra la popolazione: “La sensazione acuta di una minaccia esistenziale per la famiglia e la nazione è svanita dopo il momento culminante del febbraio 2022, quando così tanti uomini si offrirono volontari per imbracciare le armi che i centri di reclutamento ne rimandarono alcuni a casa. Al suo posto, si è instaurata una realtà scissa, in cui le richieste di Putin vengono respinte e la nazione deve essere difesa, ma tale difesa è vista come un obbligo altrui”.

E’ obiettivamente condivisibile quanto scrive Marco Pasciuti su Il Fatto, ovvero che in questa vicenda e nel subbuglio informativo che ne è derivato, “Tre fatti sono certi. Il primo è che la casa è usata come “campo militare temporaneo” dalla Guardia nazionale. Nello specifico dall’Unità militare 3121, reparto d’assalto del 1° Corpo d’armata Azov, nato nel 2014 come “Battaglione Azov”, posto sotto il controllo del ministero dell’Interno nel 2015 e trasformato in Corpo d’armata nel 2025. Il secondo: nell’abitazione c’erano “militari fermati dopo essersi allontanati arbitrariamente dal reparto, in attesa della riassegnazione ad altre unità”, conferma su Telegram la stessa Azov. Il terzo: nella casa ci sono dei feriti: “Quattro dei militari trattenuti presentavano delle lesioni e sono stati portati in ospedale”

In conclusione, i mass media occidentali – o sicuramente la maggior parte di quelli italiani – potranno continuare a censurare quanto è accaduto in questi giorni alla periferia di Kyev, potranno anche nascondersi dietro il pretesto della guerra ibrida di Mosca per non parlarne. Ma la realtà alla fine si prende il suo spazio comunque, e i fatti hanno la testa dura, più dura dell’ottusità e dell’avventurismo di cui i sostenitori del governo ucraino e della guerra alla Russia continuano a dare una idiota dimostrazione.

 

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