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Usb presenta una legge per salari «pesanti»

Il punto di partenza è di senso comune: sono anni che non si ottengono più aumenti salariali, anzi, il potere d’acquisto si va riducendo in modo costante col crescere del terribile fiscal drag. Al punto che negli anni ’70 si era posto un principio (la tassazione del lavoro non avrebbe dovuto superare il 10%) ampiamente ignorato in seguito (oggi oscilla tra il 30 e il 33%). Lotte e scioperi sono il pane di un sindacato, ma una proposta di legge popolare per far recuperare reddito ai salariati (sotto qualsiasi forma contrattuale) può forse stimolare anche il pensiero pigro di qualche parlamentare. Ed ecco qui una proposta di riforma fiscale «praticabile».
Una franchigia di 10.000 euro sotto cui non c’è tassazione per i redditi fino a 35.000; il 23% attuale si applicherebbe dunque solo a quel che supera la soglia bassa. È il principio dell’aliquota unica, già usato per le rendite finanziarie; che però in questa bozza salirebbero dal 12,5 al 30%, secondo il principio che il lavoro costa fatica, la speculazione assai meno. Uno sconto fino a 1.000 euro sull’Irpef annuale per le spese dei dipendenti finalizzate all’arricchimento professionale (apparecchiature informatiche, banda larga, libri, ecc), così come previsto per gli autonomi che acquistano automobili o altre merci «per produrre reddito». In più, un sostegno diretto ai lavoratori con figli in età prescolare (detrazione di imposta fino a 345 euro per ogni figlio).
Un altro piccolo aiuto potrebbe venire dalla detassazione dei buoni pasto fino a 10,60 euro (ora ferma a 5,20). E naturalmente dall’introduzione della 14° mensilità per quelle categorie che non ce l’hanno. Bello, ma dove si trovano i soldi? Beh, dal recupero massimo di parte di quei 180 miliardi evasi o persi ogni anno per effetto dell’evasione e della corruzione. Cosa già detta, ma stavolta si profila anche qualche strumento concreto per realizzarla. Intanto, con assunzioni di personale per far funzionare al meglio un meccanismo normativo che sarebbe efficace, se ben supportato. Con l’obbligo di usare la moneta elettronica per tutti i pagamenti e la possibilità di portare in deduzione scontrini e fatture per le spese superiori ai 100 euro. Questo creerebbe una immensa platea di clienti «controinteressati» rispetto a fornitori di servizi o merci e il classico «con fattura o con lo sconto?» non avrebbe più senso, facendo emergere una grossa fetta di evasione.
La proposta è più dettagliata e «tecnica», ma anche molto comprensibile. In una sola mattinata, partendo proprio dall’ingresso del ministero tremontiano, sono state raccolte 5.000 firme con l’obiettivo di 70-80.000.

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