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Fiat: Marchionne fa il coatto

All’indomani della decisione della Corte d’Appello di Potenza che ha deciso il reintegro sul posto di lavoro dei 3 operai dello stabilimento Fiat di Melfi, che erano stati licenziati dall’azienda perchè ritenuti responsabili di aver bloccato un carrello durante una protesta sindacale, la Fiat ha inviato oggi ai tre un telegramma in cui comunica di «non ritenere necessario, allo stato attuale, di avvalersi della prestazione lavorativa». Già ieri il Lingotto aveva annunciato che ricorrerà in cassazione contro la sentenza d’appello. 
I tre operai pertanto resteranno a casa anche se con regolare stipendio. I tre operai percepiranno regolarmente gli stipendi maturati fino a questo momento e quelli successivi alla sentenza di ieri. In particolare, per quelli maturati sarà corrisposta loro la differenza tra il sussidio di disoccupazione e il salario dovuto. Insomma l’azienda non ha problemi a continuare a pagare i due delegati e il lavoratori reintegrati, ma non li vuole in azienda per continuare quel processo di espulsione delle voci sindacali critiche iniziato anni fa con l’espulsione dei sindacati di base dai propri stabilimenti.

Il legale della Fiom ha da parte sua spiegato che «sarà fatto di tutto per riportare al lavoro i tre operai, anche agendo in sede penale, perchè la Fiat come al solito non rispetta la sentenze». Il sindacato metalmeccanico ha organizzato questa mattina a San Nicola di Melfi (Potenza), davanti alla sede dello stabilimento, un volantinaggio per distribuire agli operai il materiale informativo sulla sentenza di ieri. Al presidio hanno partecipato anche  Giovanni Barozzino, Antonio Lamorte (delegati Fiom) e Marco Pignatelli. 

Ma la crociata di Marchionne contro i sindacati non si limita allo stabilimento di Melfi e acquisisce toni grotteschi in quello della Magneti Marelli Weber di Bologna. Dopo la saletta della Fiom, anche la bacheca con affissa una copia dell’Unità dovrà scomparire. Lo racconta la rappresentanza Fiom dell’azienda: «Magneti Marelli prende a calci nel sedere l’Unità. Ieri la Fiat ha cacciato fuori dallo stabilimento anche lo storico quotidiano che alcuni ex delegati Fiom-Cgil, non avendo più la possibilità di utilizzare la bacheca sindacale, compravano a spese loro e attaccavano in un’altra bacheca preposta ai giornali». Dunque «Marchionne il modernizzatore insulta non solo la storia del movimento operaio, ma anche la democrazia: una ragione in più per essere in piazza il nove marzo. La politica non sottovaluti questi segnali».

La mattina era cominciata con una dichiarazione dell’ad della Fiat al Corriere della Sera che suonava come un ennesimo ricatto al paese oltre che ai suoi lavoratori:  «L’indebolimento dell’euro verso il dollaro aiuta, non chiederò più rottamazioni, ma servono costi competitivi, l’utilizzo pieno e flessibile degli impianti e una regia nel rapporto tra l’industria e la ricerca». “Gli stabilimenti italiani hanno tutto per cogliere l’opportunità di esportare negli Usa, ma se non accadesse dovremmo ritirarci da due siti dei cinque in attività”..

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