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Frosinone. Lavoratori ex Multiservizi accampati sotto il Comune

Dal 7 aprile, 93 giorni oggi,gli ex lavoratori della Frosinone Multiservizi, (società in house che forniva servizi ai comuni di Frosinone ed Alatri e alla Provincia di Frosinone con socio di maggioranza la Regione Lazio),  oramai senza società senza lavoro e senza reddito (circa 300) sono accampati sotto il comune di Frosinone in attesa di una possibile soluzione. Purtroppo le decisioni degli enti, quelle soprattutto del Comune di Frosinone in pieno piano di riequilibrio economico finanziario, ostacolano il progetto di occupazione dei lavoratori sacrificandoli sul tavolo della spending review. Questa storia racchiude tutte le contraddizioni delle scelte dei governi e degli enti locali e di come si tenti di salvare i debiti sulla pelle dei lavoratori e dei cittadini. La storia di questi lavoratori si lega alle stabilizzazioni dei famosi lavoratori socialmente utili del d.to l.vo 468 del 1997 che videro protagonisti 150.000 lavoratori nella stragrande maggioranza a Sud, ai quali dopo decenni  di precarietà veniva riconosciuto il posto di lavoro e adesso invece sono di nuovo oggetto di politiche di disoccupazione e di nuova precarietà: si ricordano:- gli stabilizzati negli enti locali (la maggior parte)- gli stabilizzati nelle società in house (il caso in questione)- gli stabilizzati in cooperative a cui sono conferiti servizi pubblici- gli stabilizzati nelle cooperative di pulizia delle scuole (ca 16.000 oggetto a marzo di un pesante accordo di riduzione dell’orario di lavoro)- gli stabilizzati presso i ministeri- gli stabilizzati presso enti come i forestali siciliani e calabresi Questo particolare mondo, con redditi tra le 600 e le 800 euro, formato da ultracinquantenni (contano 18 anni di attività dal 1997), è un argomento spinoso ma che andrebbe raccontato evitando la retorica assistenzialista.Stiamo parlando di decine di migliaia di posti di lavoro creati con le lotte dei lavoratori, che spesso svolgono i servizi  più duri e meno pagati degli enti locali. La vicenda è un paradigma delle terribili cure di “rigore” dei nostri governanti.

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