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Ferrovieri licenziati, reintegrati, ma demansionati e “parcheggiati”

USB, solidarietà e sostegno a 23 lavoratori calabresi.

Tre mesi fa il Giudice del Lavoro di Reggio Calabria ha imposto l’assunzione presso Rete Ferroviaria Italiana (RFI) di 23 lavoratori, ex dipendenti di una società appaltatrice, a seguito del riconoscimento dell’avvenuta intermediazione di manodopera.

Dopo la sentenza RFI, senza consultare i 23 lavoratori, li trasferiva in Trenitalia inquadrandoli in un profilo professionale le cui mansioni sono svolte da aziende esterne sin dal 1994: in buona sostanza, i 23 vengono demansionati e resi inutili per essere messi da parte.

Alcuni di loro sono stati inoltre trasferiti in sedi lontanissime da quelle di residenza, come Foligno o Verona, mentre i restanti lavoratori sono appesi al filo della discussione in Tribunale di un procedimento d’urgenza (art. 700).

A nulla sono servite le richieste di adempimento del dettato della legge 104/92 per quei lavoratori che avevano necessità di assistere familiari malati o disabili: i trasferimenti si sono abbattuti anche su di loro.

Intanto Trenitalia effettua nuove assunzioni negli stessi territori da cui i lavoratori sono stati trasferiti. Ad oggi questi ferrovieri, di età compresa fra i 48 e i 62 anni ed un lungo curriculum professionale nel settore, rimangono parcheggiati nei cortili delle officine.

L’unica colpa dei 23 ferrovieri calabresi appare quella di aver sfidato in sede legale il colosso FSI, chiedendo il rispetto dei propri diritti. L’USB Lavoro Privato esprime totale solidarietà a questi lavoratori in attesa di giustizia ed invita tutti i ferrovieri a sostenere la  vertenza.

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