Menu

Sciopero dei medici in Campania, un successo che fa riflettere

Lo sciopero dei medici di Napoli effettuato nei giorni scorsi a Napoli, ha avuto un’altissima partecipazione. Questa notizia è un dato importante da valorizzare. Affermo questo concetto non per un rituale omaggio a tutto ciò che si muove e protesta nella sfera sociale nell’Italia di oggi. Lo dico perché quello sciopero aveva una piattaforma ben precisa, basata sull’assoluta necessità che il sistema sanitario pubblico cominci di nuovo ad assumere perché, ormai, sia tra i medici che nel personale paramedico, gli operatori sono al limite del burn out.

Il personale non riesce a reggere i ritmi di lavoro da eccesso di domanda rispetto alla risposta che il sistema può mettere in campo. E’ un paradosso che la normativa europea imponga un orario più adatto a chi svolge tali delicati professioni di cura ed aiuto, soprattutto riguardo al lavoro serale e notturno, ma al tempo stesso i vincoli infami dell’ Unione Europea impediscono  ai singoli Stati di fare la spesa sanitaria e le assunzioni necessarie per avere uno standard adeguato, in questo come in altri settori della vita pubblica.

Nell’occasione, la scintilla che ha reso irreversibile la decisione di scioperare è stata la soppressione di un emendamento alle Legge di Stabilità che avrebbe garantito migliaia di regolarizzazioni di personale precario, perché tale emendamento non aveva la “bollinatura” della Ragioneria di Stato, la quale risponde più alle logiche di taglio della spesa pubblica dettate dall’U.E., che alla coerenza tra volontà politica, legittimamente formatasi in un governo, ed all’equilibrio tra entrate ed uscite.

La quantità e la qualità della spesa sanitaria, come di quella per la scuola, la giustizia, i carceri, determinano il grado di civiltà di un Paese. Ebbene, nella sanità italiana siamo molto al di sotto di quello standard. Il governo Renzi, invece di polemizzare in astratto con la Merkel sulla banche salvate o da salvare – deve se vuole essere coerente con gli impegni assunti, quando è andato al Governo, violare i vincoli di spesa per assumere i precari e far sì che, con un orario di lavoro più degno, equamente ripartito tra i medici, i primi a sentirsi più sicuri siano gli utenti, i pazienti, i ricoverati del e nel sistema sanitario, come ci ha ricordato sulle colonne del Mattino il cardiochirurgo Maurizio Cotrufo.

Ma la sirena d’allarme suona anche per il presidente regionale De Luca, che proprio sulla Sanità Pubblica riformata in Campania ha segnato un pezzo decisivo della sua campagna elettorale del maggio scorso. Nei primi mesi della sua presidenza ha agitato i temi della sanità nel tentativo di violare i cosiddetti tetti di spesa, che rendono oneroso ammalarsi e cercare di farsi un accertamento diagnostico da metà dell’anno in avanti; poi è venuta in luce una vicenda misteriosa, legata all’accusa di un indebito scambio tra favori giudiziari e nomine nel mondo della sanità, ed una di queste nomine è stata fatta proprio nella società Soresa, che deve smaltire l’enorme debito che il sistema sanitario regionale ha accumulato negli ultimi anni.

Ora è il tempo di guardare alla sanità, non come un costo, ma come un essenziale servizio sociale, parte del reddito differito dei lavoratori campani, attraverso scelte non più rinviabili, in primis l’assunzione e la stabilizzazione, per quanto la Regione può fare direttamente, dei precari. I tagli da fare devono essere non delle prestazioni ma degli sprechi clientelari che alimentano anche il circuito camorristico.

A Napoli è venuto il tempo che il nuovo Ospedale del Mare, per far partire il quale occorrono settecento nuovi ingressi nel mondo della sanità campana, ma anche della riorganizzazione – e non della soppressione – dei presidi ospedalieri del centro cittadino, come Ascalesi, Incurabili e S. Gennaro, che, nonostante tutto, svolgono funzioni essenziali, anche in emergenza, mentre in Campania non deve più succedere che la gente muoia in provincia, perché è troppo lontano il presidio ospedaliero attrezzato per le sue esigenze e tutto si scarica sul solito, ingolfato ed ingestibile Cardarelli.

E’ venuto il tempo di un intervento preventivo strutturato sulle malattie sistemiche come il diabete, spingendo gli utenti a ridurre comportamenti lesivi e fattori di rischio,anche ribellandosi al consumismo mortifero, che si nasconde dietro la proposizione di baluginanti prodotti alimentari chissà perché sempre “nuovi”.

E’ venuto il tempo di una rete ricca e multifattoriale per la salute mentale, che superi la sfida anche dell’ormai avvenuta chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.

Ma in questo sciopero un’altra caratteristica si avverte, che avvicina le pressioni indebite sui medici, che si vorrebbero trasformare in burocrati occhiuti controllori della spesa sanitaria, che prescrivono, annullando millenni d un’ alta ed altra concezione del loro lavoro di aiuto, e di cura scientifica a quelle su Noi Avvocati, ma anche su altre branche di lavoro intellettuale e professionale, che si raggiungono dopo decenni di studio e di gavetta. Si tratta, in effetti, di un’amministrativizzazione del proprio ruolo che gli esponenti di quelle che un tempo si chiamavano “professioni liberali” subiscono sempre più dal capitalismo sistemico della cosiddetta terza fase, quella in cui lo scontro tra monopoli e la lotta per l’accaparramento di nuovi mercati riduce il lavoro intellettuale ad appendice servile della generale macchina produttiva del profitto. La stessa macchina che è all’origine di tanti dei principali fattori di morbilità, come tante volte ci ha ricordato Beppe Grillo a proposito dei tumori, ma anche nel settore cardiochiururgico, polmonare, per non parlare ancora una volta della salute mentale.

Dopo aver titillato la presunta libertà di ricerca e di intrapresa dei lavoratori intellettuali, ora il sistema non ha bisogno di lavoratori intellettuali appassionati, critici, studiosi e solidali, ma solo di burocrati carrieristi, che si devono contendere una polpetta sempre più piccola a discapito di chi a loro si rivolge.

Uno dei più pesanti atti di accusa, ed al contempo dimostrazione che l’attuale sistema, modello produttivo, modo di produzione va superato al più presto è pure in vicende come questo sciopero e nei tragici e drammatici problemi che ne sono alla radice.

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *