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Unicoop Tirreno ruba il nostro tempo

Unicoop Tirreno, con il nuovo integrativo, aumenta l’orario a parità di salario grazie alla firma di Cgil, Cisl, Uil e Cobas.

Unicoop Tirreno, ha varato il nuovo integrativo aziendale, con la firma di Cgil, Cisl, Uil e Cobas, aumentando l’orario di lavoro. A questo corrisponde una decurtazione dello stipendio attraverso cambiamenti di parametro, diminuzione dei permessi retribuiti e cancellazione della pausa.

Il cambiamento di parametro e la riduzione dei permessi vengono imposti proprio ai dipendenti storici dall’azienda, lavoratori per lo più ultracinquantenni, più esposti a carichi e turni prolungati.

Questi saranno costretti ad operare un mese in più, pagati un mese in meno, in media un lavoratore al IV livello full time perde 300 euro l’anno.

La misera pausa retribuita di dieci minuti viene confermata solo per turni continuativi di più di sei ore, escludendo di fatto, tutti i lavoratori part time e coloro che vengono costretti a turni spezzati, cioè spalmati sull’intera giornata. In questa fase, in particolare, la pausa doveva essere allungata, non certo diminuita, per alleggerire il carico sui lavoratori, costretti ad operare tutto il tempo con la mascherina con pochissime misure di sicurezza e clienti spesso insofferenti a rispettarle.

Un atteggiamento quello di Unicoop che non ha nulla a che vedere con l’etica cooperativa, valori che dovrebbero essere fondativi, ed è sempre più prossimo al peggior atteggiamento padronale.

Le aziende, infatti, sono state sempre all’attacco dell’orario di lavoro fin dalla conquista operaia della giornata lavorativa di otto ore, troppo spesso anche con la complicità di molti dirigenti sindacali. Sono indimenticabili la parole di Lama:

Ebbene, se vogliamo esser coerenti con l’obiettivo di far diminuire la disoccupazione, è chiaro che il miglioramento delle condizioni degli operai occupati deve passare in seconda linea.”

Le aziende hanno saputo gestire, a livello politico e contrattuale l’orario di lavoro a proprio vantaggio. Lo vediamo chiaramente nel convincimento di molti che l’occupazione sia possibile solo tramite l’uso sfrenato della flessibilità.

Il ricorso a banca delle ore e straordinari obbligatori per coprire la carenza cronica di organico nel Commercio ha dilatato la giornata lavorativa fino a coprire le 24 ore. I turni vengono spezzati, costringendo i lavoratori a rimanere tutto il giorno nei pressi del punto vendita, impossibilitati a tornare ogni volta nel proprio domicilio, spesso molto distante dal luogo di lavoro.

Hanno cercato di convincerci che il tema dell’orario di lavoro non può essere assolutamente affrontato in tempi di crisi, un tema forse da tirare fuori in tempi di vacche grasse, tanto che Cgil, Cisl, Uil hanno alzato pochissime rimostranze contro i tentativi di Unicoop di aumentare l’orario di lavoro. I Cobas nessuna.

Usb non firma il nuovo integrativo.

Per noi la questione dell’orario di lavoro non può essere derubricata ad una non meglio specificata conciliazione personale fra vita privata e lavoro. La riduzione dell’orario a parità di salario è la parola centrale della nostra piattaforma rivendicativa, che deve essere messa in atto indipendentemente dall’aumento dei profitti e della produttività.

La riduzione dell’orario non va letta solo in una chiave difensiva, come contrasto alla creazione di esuberi, ma in una chiave offensiva come redistribuzione degli incrementi di produttività che in tutti questi anni hanno solo aumentato i profitti del padronato.

Profitti che proprio in questa fase di epidemia e conseguente crisi economica sono lievitati, nel mesi di lockdown gli acquisti sono aumentati in media del 16,4%, più del 7% solo nel mese di Ottobre. I centri commerciali la fanno da padrone con un aumento delle vendite del 30%, seguiti dai discount con un 22%.

Dobbiamo ribaltare la lettura dominante del capitalismo, sono i lavoratori che consentono l’aumento della produttività e sono i lavoratori che devono poterne usufruire, attraverso la riduzione d’orario a parità di salario.

In particolare in questa fase storica, al di là di quello che provano a raccontarci, questo è ancora più fattibile di alcuni anni fa.

L’innovazione tecnologica infatti diminuisce il bisogno di lavoro vivo per riprodurre la forza lavoro necessaria. L’automatismo applicato al sistema produttivo permette oggi di produrre ricchezza riducendo al minimo lo sforzo dell’uomo.

Non permetteremo ad Unicoop e a sindacati firmatari, magari in cerca di posizioni e agibilità, di tornare indietro e dividere ancor più la i lavoratori.

Per far accettare l’aumento dell’orario, azienda e sindacati insieme stanno facendo passare il messaggio di uniformità di diritti fra dipendenti storici e nuovi assunti.

Usb, che davvero lotta per la parità di condizioni fra lavoratori, non cade in questo gioco al ribasso, i diritti devono essere estesi a tutti a tutti, non ridotti ad alcuni.

Questo rinnovo colpisce tutti e insieme ci mobilitiamo, consapevoli che un diritto tolto oggi al collega storico è un diritto che mai conquisterà il dipendente precario.

Andrà tutto bene perché difendiamo e ci riprendiamo i nostri diritti, a partire dal nostro tempo.

 * Usb Commercio

 

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