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“Amandla”. Prima giornata del congresso della Fsm a Roma

Con il famoso grido “Amandla”, simbolo della lotta contro l’apartheid in Sudafrica, il presidente della Fsm Mzwandile Michael Makwayba ha concluso il suo intervento all’apertura del congresso mondiale in corso a Roma.

L’introduzione è stata curata da Pierpaolo Leonardi coordinatore nazionale dell’Usb.

Leonardi ha ricordato come l’ultimo congresso della Fsm in Italia risalga al 1949 a Milano con la Cgil di Di Vittorio che si battè duramente per evitare la spaccatura internazionale dei sindacati fomentata dagli Usa e dalla loro Afl-Cio e dalla Tuc britannica.. Negli anni Settanta anche la Cgil lasciò la Fsm per andare nell’Ituc.

Ha ricordato come il congresso sia stato pesantemente intralciato dalla pandemia di Covid ed ha ringraziato le Brigate mediche cubane venute in soccorso dell’Italia. Con una pandemia che ancora morde la guerra è tornata in Europa e si va profilando la sua estensione a livello mondiale. S accentua la competizione interimperialista, non solo sul piano della ipercompetitività economia e finanziaria ma anche con le armi, come quelle che l’Italia sta inviando sul teatro di guerra. “Oggi con la complicità della Ue e della Nato nella nostra regione si riaffacciano fascismo e nazismo”.

“In questi giorni di congresso siamo chiamati a preparare un nuovo ciclo di lotte e di mobilitazione, anche di studio e analisi che diano maggiore peso al nostro lavoro in tutti i paesi”.

Il Presidente della Fsm (WFTU in inglese), il sudafricano Makwayba ha avanzato osservazioni molto importanti. A suo avviso “la sfida della Fsm adesso è sul continente africano”, dove siamo ancora troppo legati ai nostri colonizzatori e parliamo lingue diverse. L’altro fattore è che “dentro la Fsm si sente l’assenza di molte organizzazioni comuniste e troppi comunisti non stanno nel sindacato. Dobbiamo risolvere questo problema per rovesciare il capitalismo”. Makwayba ha concluso il suo intervento con il grido di Amandla, un grido ancora potente e di riscatto per tutti i popoli del mondo.

 

A metà mattinata è infine intervenuto il Segretario Generale della Fsm Georges Mavrikos, che significativamente alla fine della sua relazione ha consegnato “il testimone” della continuità a Pierpaolo Leonardi con una targa e una foto del congresso della Fsm del 1949 in Italia.

Mavrikos ha ringraziato i membri dell’FSM che lottano in tutto il mondo e l’USB per il suo contributo alla realizzazione di questo congresso. Ha ricordato Giuseppe Di Vittorio e l’omaggio di Pierpaolo Leonardi a questo grande sindacalista e di come quel ruolo di lotta e rappresentanza dei lavoratori in Italia oggi lo ricopra l’ USB.

Parlando della guerra, Mavrikos si è augurato la fine del conflitto in Ucraina e la pace tra Russia e Ucraina  sottolineando che le origini di questa guerra stanno nell’espansionismo della NATO. “Gli USA, la Gran Bretagna, l’Australia continuano con una propaganda violentissima, sostenendo che le armi inviate in Ucraina servono a diffondere la democrazia. Questo è inaccettabile”

Il segretario generale sottolinea come l’FSM si sia profondamente trasformata, ha smesso di vivere nel passato, ha rinnovato il quadro dirigente e ha ricominciato a lottare contro l’oppressione dei lavoratori. “Come abbiamo fatto a fare questo salto organizzativo che ci ha permesso di aumentare così tanto i paesi membri, i militanti, la qualità della nostra lotta? Lo abbiamo fatto grazie ad una strategia elaborata e precisa, in contrapposizione con i riformisti e liberali, comprendendo che esistono due classi nel mondo: gli sfruttati e gli sfruttatori, e questo sebbene le classi lavoratrici siano oggi più preparate e abbiano più competenze di un tempo. Si sono evoluti i modi dello sfruttamento, ma ciò che non cambia è lo sfruttamento e il plusvalore estratto dal lavoro delle classi lavoratrici, che finisce nelle tasche della borghesia”.

“Il nostro è uno sforzo collettivo” – ha affermato Mavrikos – “non esiste l’individualismo nell’FSM, perché non sono le singole personalità che guidano le trasformazioni sociali, bensì le masse. Le masse fanno la storia”. Fondamentale è anche stata la capacità di autocritica e l’emulazione tra organizzazioni e militanti di tutto i mondo. Importante è sempre anche l’analisi precisa di quello che accade in ogni regione de mondo, in ogni settore del lavoro. Siamo obbligati a lavorare sui nostri errori e le nostre debolezze. Chi lotta impara dai suoi errori. Se non lo fa non può vincere.

“Abbiamo fatto i conti con la nostra storia, perché l’esperienza storica, nei suoi aspetti positivi e negativi, è fondamentale per costruire la lotta di oggi. La conoscenza della storia del sindacalismo internazionale è fondamentale per lottare oggi. Dobbiamo difendere la nostra storia, dobbiamo difendere la verità storica, ma per noi è fondamentale l’azione. La nostra parola d’ordine al 17simo congresso internazionale a Cuba è stata: azione, azione, azione! Perché solo l’azione porta alla vittoria”.

Il segretario ha ricordato come con il crollo del blocco socialista, l’FSM ha attraversato un periodo di grande difficoltà, perché il movimento dei lavoratori era nel panico. “Qualcuno ha rinnegato la sua storia. Ricorda di essere stato presente al congresso a Damasco del 1994. Lì si discusse duramente sulla possibilità della prosecuzione della lotta di classe, sull’esistenza stessa delle classi. In quel congresso si è preservata l’FSM, anche grazie ai leader di alcune importanti organizzazioni sindacali: quella cubana, quella siriana, quella vietnamita e molte altre. Allora molte organizzazioni sindacali europee lasciarono l’FSM e iniziarono il loro percorso di integrazione nel sistema capitalistico. Dopo tutti questi anni cosa possiamo dire? Chi è cresciuto? Chi ha abbandonato i lavoratori”?

“La nostra unità internazionalista è l’arma nucleare del movimento dei lavoratori internazionale. Noi non siamo neutrali né indipendenti, noi siamo impegnati nella lotta della classe lavoratrice e non temiamo l’imperialismo della borghesia internazionale. Quella borghesia teme la nostra azione internazionalista”. Non a caso oggi come ai tempi di Di Vittorio, il segretario generale dell’FSM non può entrare negli USA.

L’FSM continuerà a lottare per il diritto di sciopero e i diritti sindacali in ogni parte del mondo: “le nostre lotte vengono dalle piazze, dalle strade, dai luoghi di lavoro. Non abbiamo alcuna fiducia nelle Organizzazioni Internazionali come l’ONU, soprattutto per lo strapotere degli USA e dell’UE. Le loro risoluzioni sono parole vuote, mentre le scelte dei paesi imperialisti si traducono subito in azioni violente. L’FSM lotta per l’autodeterminazione dei paesi attaccati dall’Imperialismo come la Siria, il Venezuela, la Libia, l’Iraq e molti altri paesi. Mavrikos ha ricordato l’importante della lotta in tutto il mondo per l’accesso alle risorse fondamentali come l’acqua, la lotta per lo stato sociale , per la sicurezza sui luoghi di lavoro, perchè in tutto il mondo i lavoratori vengono uccisi in tutto il mondo. Ha ricordato i morti uccisi dalla politica dei padroni nella miniera di Soma in Turchia e molti altri omicidi sul lavoro in tutto il mondo.

Infine ha affermato che: “Dobbiamo spingere perché la guerra tra Ucraina e Russia sia risolta negoziando e non con le armi, per questo lanciamo  il Primo settembre, come giornata per la pace. Proprio nel giorno in cui i nazisti diedero il via alla seconda guerra mondiale”.

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