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Il 20 maggio sciopero contro la guerra e l’economia di guerra

E’ stato convocato dai sindacati di base uno sciopero generale per il 20 di questo mese in tutta Italia. Sono previste manifestazioni a Roma, Milano e Palermo, comizi e presidi a Torino, Bologna, Firenze, Pisa, Caserta, Cagliari, Reggio Emilia, Trieste e altre città ancora.

Cinque sono le parole d’ordine dello sciopero del 20 maggio : Contro la guerra, l’economia di guerra e il governo della guerra; contro l’invio delle armi in Ucraina e l’aumento delle spese militari; per l’aumento delle spese sociali e dei salari; per il ripristino della scala mobile; per un reddito di base per tutte e tutti.

A convocare e aderire allo sciopero sono i sindacati di base ( Cub, Sgb, Usi-Cit, Cobas, SiCobas, Usb) ma anche i Giuristi democratici e associazioni pacifiste come Abbasso la Guerra, l’Assemblea Antimilitarista, Rete PeaceLink. Assolutamente non pervenuti segnali da CgilCislUil tuttora appiattiti o silenti sulla linea guerrafondaia del governo.

Il governo Draghi si è arruolato in questa guerra attraverso una imponente fornitura di armamenti al governo ucraino, con l’aumento delle spese militari (lievitate fino al 2% del PIL) e dei contingenti alla frontiera.

Queste scelte hanno già conseguenze sociali pesantissime sui lavoratori e sulle fasce più deboli della popolazione, già colpite duramente da due anni di una pandemia che, a dispetto del calo di attenzione mediatico, pare non avere fine.

A causa del carovita, nel primo trimestre del 2022 il potere d’acquisto dei salari è diminuito di almeno il 5%, in un quadro che vedeva i livelli salariali già peggiorati del 3% rispetto a 40 anni fa (unico caso in Europa); su alcune materie prime (gas, elettricità, ecc.) e generi alimentari (olio, pasta, ecc.) sono già in atto misure di razionamento. Anche in questa occasione, come per tutto il periodo della crisi pandemica, Draghi e i suoi maggiordomi possono contare sul sostegno pressochè unanime dell’intero parlamento e sulla sfacciata complicità dei vertici di Cgil-Cisl-Uil.

Ciò che abbiamo davanti è l’inizio di un periodo di miseria, di crisi energetica, di inflazione e ovviamente di guerra: un uragano che sta investendo le società occidentali e che porterà ad un’ulteriore intensificazione dei livelli di sfruttamento e a nuovi attacchi al salario diretto e indiretto, con migliaia di esuberi, una sequenza di nuove crisi e ristrutturazioni utili a ridisegnare la sopravvivenza stessa di questo sistema predatorio, e un ulteriore inasprimento delle misure repressive e dei dispositivi di controllo preventivo nei confronti delle lotte dei lavoratori e delle mobilitazioni sociali.

Lo sciopero del 20 maggio parte quindi dalla necessità di far sentire forte e chiara l’opposizione radicale, senza se e senza ma, alla guerra come strumento e momento-chiave della ristrutturazione capitalistica, la denuncia del ruolo antioperaio tutti gli schieramenti attivi nel conflitto (Usa, Ue, governo ucraino e Russia), a partire dalla denuncia e dal contrasto del militarismo di “casa nostra”, e la  ferma convinzione che solo una mobilitazione straordinaria dei lavoratori e delle masse oppresse potrà fermare la folle corsa verso il baratro di una nuova guerra mondiale

  • Basta spese militari e stop all’invio di armi in Ucraina.
  • Per una nuova scala mobile: aumento immediato dei salari in misura pari
    all’inflazione e adeguamento di tutti i CCNL per far fronte al caro-vita
  • Stop immediato agli aumenti delle tariffe di luce e gas e blocco dei distacchi
    delle utenze per tutti i casi di morosità incolpevole.
  • Per un salario garantito che permetta una vita dignitosa a tutti i lavoratori e
    i disoccupati.

 

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1 Commento


  • Pasquale

    Fermiamo questi criminali! Se non saremo capaci di fermarli, loro continueranno a distruggere e uccidere per poi ricostruire le città, tracciare nuovi confini e riempire di nuovo gli arsenali. Profitto per le multinazionali del cemento e delle armi. La guerra è il fine ultimo del capitalismo assassino e in questo ‘sport’ della guerra, gli americani sono ancora primi.

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