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La classe operaia esiste ancora e sui salari intende farsi sentire

Venerdi si è svolta a Roma la prima assemblea nazionale delle delegate e dei delegati dell’industria dell’Usb. 150 delegati che hanno rappresentato con i loro interventi lo stato dell’arte di tutto settore manifatturiero italiano.

Un dibattito serrato che ha visto intervenire delegate e delegati di: Acciaierie D’Italia, Stellantis, Marcegaglia, ST Microelectronics, Piaggio, Toyota, JSW Steel, Corden-Pharma, Avio-Aero, Novitek, G.D. – Coesia, Leonardo, Wartsila, Ex-Fabio Perini, Titan, Magna Closures, C.S.O., Bonfiglioli, SanPolo Lamiere, Ocme, Elettra-Sincrotrone, Acciaierie Arvedi, Fives Oto, Caterpillar.

All’assemblea hanno portato il loro contributo i delegati USB del commercio, dei porti e della logistica, settori diversi della catena del valore, che si sono ritrovati sulla necessità di ricostruire intorno ad una piattaforma comune la forza contrattuale dei lavoratori.

Particolarmente apprezzati i saluti di Giorgio Cremaschi, di Guido Lutrario per il Confederale USB e degli studenti di Cambiare Rotta e OSA.

Al centro del dibattito il salario. Anche per l’assemblea dell’industria la rivendicazione del salario minimo a partite da 10 € legata all’inflazione, è un aspetto complementare alla lotta per aumenti salariali nei contratti collettivi nazionali e nella contrattazione di secondo livello, che USB ha posto al centro delle sue rivendicazioni, 300 € netti in paga base agganciati all’inflazione.

La classe operaia esiste ancora e dopo 30 anni di concertazione e patti sociali che hanno sposato precarietà e bassi salari, dall’assemblea è venuto forte l’impegno a costruire organizzazione sindacale e conflitto, senza i quali non esiste una contrattazione che redistribuisce la ricchezza ai lavoratori.

Dalla Piaggio, a Stellantis passando per le Acciaierie d’Italia i delegati hanno rivendicato la denuncia e la lotta quotidiana al sistema degli appalti, dei contratti a termine e dei CCNL come quello Multiservizi, quali strumenti di precarietà e di salari da fame. È in questo contesto che la ricerca del massimo profitto si trasforma in un sistema del lavoro che determina la strage di infortuni e omicidi sul lavoro. Da qui l’impegno dell’assemblea dell’industria nella raccolta di firme per l’introduzione del reato di omicidio nei posti di lavoro, che vede l’USB tra i promotori.

Operaie e Operai schierati senza sé e senza ma contro la guerra, specchio di una competizione internazionale che vede crescere le spese militari a danno delle spese sociali e degli spazi democratici. Diversi interventi hanno rimarcato il sostegno alla causa palestinese e confermato l’importanza della partecipazione dell’USB alla manifestazione contro la guerra del 4 novembre a Roma.

Di fronte a governi che uno dopo l’altro hanno privatizzato e svenduto il tessuto industriale e colpito lavoratori e ambiente, oggi nel binomio innovazione tecnologica e crisi economica, si rispecchiano le vicende di Stellantis e Acciaierie d’Italia, dove gli interessi dei lavoratori e territori si scontrano con quelli della speculazione e del profitto.

A questo riguardo la relazione e il documento conclusivo riprendono la centralità di un modello di sviluppo economico centrato su un intervento pubblico teso a definire le scelte industriali e dei settori strategici.

Emerge con chiarezza la necessità di affrontare il quadro delle transizioni in un contesto di investimenti utili alla salvaguardia dei posti di lavoro, per affrontare il tema della diminuzione della prestazione lavorativa e dello sfruttamento, compreso il contrasto agli omicidi sul lavoro.

Parte fin da subito nei settori dell’industria una grande campagna di insediamento, che andrà a definire la progettualità ed i percorsi destinati a sancire il protagonismo della categoria anche nei rinnovi della contrattazione nazionale: oltre agli aumenti salariali, è emerso con forza il tema della riduzione di orario a parità di salario ed anche quello del contrasto agli infortuni sul lavoro.

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