Lunedi 18 maggio sarà sciopero generale. Il rischio di una guerra generalizzata diventa ogni giorno più concreto.
Il Governo Meloni, l’Unione Europea e la NATO sono corresponsabili: sostengono Israele, scelgono la sudditanza agli Stati Uniti e trasformano la guerra in politica industriale, riarmo, spesa militare e sacrifici sociali scaricati su lavoratori e lavoratrici.
La guerra produce morte e distruzione nei territori colpiti, ma entra anche nelle nostre vite: salari che perdono valore, sanità svuotata, scuola impoverita, welfare tagliato, affitti e prezzi che aumentano, benzina che pesa sempre di più sulle famiglie.
Ogni euro destinato al riarmo viene sottratto a salari, pensioni, sanità, scuola, casa, welfare e sicurezza sociale.
Siamo dentro una nuova fase dell’ultraliberismo: più feroce, più autoritaria, più armata. Guerra, riarmo, repressione e impoverimento sociale fanno parte dello stesso disegno: una società più povera, più diseguale, più controllata e più obbediente.
Per questo fermiamo il Paese contro genocidio, guerra, riarmo, repressione e complicità del Governo italiano e dell’Europa.

Saif Abukeshek, portavoce della missione internazionale Global Sumud Flotilla, recentemente fermato e trattenuto illegalmente da Israele dopo l’assalto alla flottiglia diretta verso Gaza e Maria Elena Delia, attivista e referente italiana della Global Sumud Flotilla, saranno a Roma insieme lunedi 18 maggio in Piazza Gaza (già Piazza dei Cinquecento) assieme a USB, nella giornata dello sciopero generale proclamato contro guerra, genocidio, riarmo e repressione.
Ma Roma non sarà l’unica piazza. Saremo in tutto il Paese, nei luoghi di lavoro, nei territori, nei porti e nelle città, per affermare una posizione chiara: per la guerra e per il genocidio dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo.
Chiediamo la rottura immediata di ogni rapporto diplomatico, economico, commerciale, militare, industriale, tecnologico e accademico con Israele. Chiediamo l’embargo definitivo delle armi verso Israele e verso tutti gli scenari di guerra, il ritiro dell’ambasciatore, l’espulsione dei rappresentanti diplomatici dello Stato genocida.
Le lavoratrici e i lavoratori devono poter rifiutare produzione, trasporto, movimentazione e gestione di materiali, tecnologie, servizi e infrastrutture destinati alla guerra.
Per la guerra dalle aziende non deve uscire nemmeno un chiodo.
E quel chiodo riguarda tutti: fabbriche, porti, logistica, ricerca, scuola, università, sanità, uffici, servizi e territori.
Il 18 maggio fermiamo il Paese.
Le piazze di lunedi 18 maggio
Genova: Prefettura, Largo Lanfranco 1, ore 10:00
Bologna: Piazza Gaza (ex Piazza Maggiore) ore 10:00
Pisa: Piazza Gaza (ex Piazza) XX Settembre ore 9:00
Firenze: Prefettura, Via Cavour 1, ore 10:00
Massa: Palazzo del Comune, ore 9:00
Trieste: Colle di S.Giusto, ore 10:00
Roma: Piazza Gaza (ex Piazza dei Cinquecento) ore 10:00
Torino: Piazza Gaza (ex piazza palazzo di città) ore 9.30
Napoli: Piazza del Gesù ore 10:00
Pescara: Piazza Unione (palazzo Regione Abruzzo) ore 9:30
Milano: Piazzale Loreto ore 9:00
Brescia: Piazza Duomo, ore 18:00
Rimini: Piazza Cavour, ore 9:00
Bari: Piazza Libertà (Prefettura), ore 9:30
Perugia: Piazza Italia ore 9:00
Livorno: Varco Valessini, ore 6:00 – Piazza del Municipio, ore 9:00
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