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L’USB richiede un incontro al governo sulle motivazioni della manifestazione nazionale di sabato

A seguito della manifestazione nazionale di sabato 23 maggio a Roma, l’USB ha scritto alla Presidente del Consiglio Meloni, richiedendo un confronto con il Governo sulle motivazioni che hanno portato all’indizione della manifestazione, una mobilitazione resasi necessaria a causa delle condizioni in cui si trovano le lavoratrici e i lavoratori del Paese. 

I salari restano insufficienti, il potere d’acquisto continua a ridursi, il costo della vita pesa in modo crescente su famiglie e territori, mentre sanità, scuola, welfare e servizi pubblici subiscono anni di definanziamento e arretramento.

A questo quadro si sommano gravi crisi industriali aperte, precarietà strutturale, appalti e subappalti che frammentano il lavoro, comprimono i diritti e scaricano rischi e insicurezza su chi produce realmente la ricchezza del Paese. Su questa vera e propria emergenza sociale si innestano le misure che conformano una economia di guerra in cui spese militari e riconversione bellica delle industrie indicano un orizzonte inquietante.

È il momento che il lavoro torni ad essere centrale nelle scelte economiche, industriali e sociali del Paese, a cominciare dalla salute e dalla sicurezza e dal pieno esercizio del diritto di sciopero. 

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Qui di seguito il testo della lettera dell’USB al governo:

Richiesta di incontro sulle rivendicazioni poste dalla Manifestazione Nazionale del 23 maggio 2026

Onorevole Presidente, L’Unione Sindacale di Base richiede un incontro al Governo in merito alle rivendicazioni complessive poste dalla Manifestazione Nazionale convocata dalla nostra organizzazione a Roma per il 23 maggio prossimo.

La mobilitazione nasce da una condizione materiale sempre più grave per milioni di lavoratrici e lavoratori. I salari restano insufficienti, il potere d’acquisto continua a ridursi, il costo della vita pesa in modo crescente su famiglie e territori, mentre sanità, scuola, welfare e servizi pubblici subiscono anni di definanziamento e arretramento.

A questo quadro si sommano gravi crisi industriali aperte, precarietà strutturale, appalti e subappalti che frammentano il lavoro, comprimono i diritti e scaricano rischi e insicurezza su chi produce realmente la ricchezza del Paese.

La Manifestazione Nazionale del 23 maggio pone al centro una questione politica generale: il lavoro deve tornare a contare nelle scelte economiche, industriali e sociali del Paese.

Per USB questo significa intervenire direttamente sul salario, assumendo come riferimento la necessità di un salario di base contrattuale adeguato al costo reale della vita, capace di garantire dignità e autonomia materiale. Significa inoltre introdurre meccanismi effettivi di tutela del potere d’acquisto, affinché l’inflazione non continui a scaricarsi unilateralmente su salari e pensioni.

Riteniamo indispensabile aprire un confronto sulla riduzione dell’orario di lavoro a parità di salario, come misura redistribuiva, occupazionale e sociale. L’aumento della produttività, l’innovazione tecnologica, la digitalizzazione e l’introduzione dell’intelligenza artificiale non possono tradursi in maggiore sfruttamento, intensificazione dei ritmi, espulsione di forza lavoro e ulteriore concentrazione dei profitti.

Devono invece diventare strumenti per migliorare le condizioni di vita, aumentare l’occupazione, ridurre la fatica e rafforzare il ruolo dei lavoratori nei processi produttivi. La stessa politica industriale deve essere ricondotta a un indirizzo pubblico chiaro.

Le crisi aziendali, la deindustrializzazione, la dipendenza da multinazionali e fondi finanziari, la perdita di capacità produttiva e tecnologica richiedono un cambio di passo della regia pubblica ed istituzionale, non soltanto limitato agli incentivi alle imprese.

Le risorse pubbliche devono essere vincolate alla tutela dell’occupazione, alla sicurezza ed alla qualità del lavoro, alla continuità produttiva, alla transizione ambientale e sociale e alla salvaguardia delle filiere strategiche. Le imprese che ricevono fondi pubblici, commesse pubbliche, concessioni o garanzie dello Stato devono rispondere a obblighi sociali, occupazionali e industriali verificabili. È necessario intervenire anche sul sistema degli appalti e dei subappalti, che rappresenta oggi uno dei principali strumenti di compressione salariale, frammentazione contrattuale e indebolimento


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