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Federalismo fiscale. Usb: a rischio finanziamento diritto alla mobilità

La trasformazione del Fondo nazionale per il trasporto pubblico locale in una compartecipazione regionale all’IRPEF non è un semplice intervento contabile, ma una modifica che rischia di rendere più incerto e diseguale il finanziamento del settore.

Nel nuovo impianto mancherebbero circa 240 milioni di euro stanziati per sostenere il rinnovo del CCNL degli autoferrotranvieri. Costi contrattuali permanenti verrebbero così affidati a risorse non strutturali, con il rischio che gli effetti ricadano sui lavoratori attraverso riduzione degli organici, aumento dei carichi di lavoro, maggiore flessibilità ed esternalizzazioni.

Ancora più grave è la possibile perdita del vincolo di destinazione. Le risorse del TPL confluirebbero nei bilanci generali delle Regioni, entrando in competizione con altre voci di spesa e rendendo il diritto alla mobilità dipendente dalle condizioni finanziarie e dalle scelte politiche dei singoli territori.

Anche i Comuni rischiano una maggiore incertezza. I finanziamenti per i servizi urbani potrebbero diventare oggetto di una contrattazione continua con le Regioni, con possibili ritardi nei trasferimenti, crisi di liquidità delle aziende, riduzione delle corse e peggioramento della manutenzione.

Per USB Lavoro Privato è concreto anche il rischio di un aumento delle disuguaglianze territoriali. Senza una perequazione integrale, le Regioni con minore capacità fiscale, a partire da quelle del Mezzogiorno, potrebbero essere penalizzate proprio dove il trasporto pubblico è più necessario e più difficile da garantire.

Il risultato sarebbe un TPL sempre più diseguale: più servizi nei territori più ricchi e meno collegamenti nelle aree interne, con aumento delle tariffe, riduzione delle corse e peggioramento delle condizioni di lavoro.

Il Coordinamento Nazionale USB Lavoro Privato, settore TPL chiede il mantenimento di un finanziamento nazionale strutturale e vincolato, il consolidamento dei 240 milioni per il rinnovo contrattuale, l’adeguamento delle risorse all’inflazione e ai costi del settore, una quota certa per i Comuni e una clausola di salvaguardia che impedisca riduzioni rispetto al sistema attuale.

Il trasporto pubblico locale è un servizio essenziale e un diritto universale. Non può dipendere dal reddito prodotto in una Regione né dalla capacità di un Comune di negoziare risorse.

Il Governo fermi l’accelerazione sul decreto e apra un confronto vero con Regioni, enti locali e organizzazioni sindacali.

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