Menu

Ora a Livorno. Bloccata una nave con rifornimenti diretta a Sigonella

Attivisti intervengono sia in mare che ai varchi portuali. Proclamato sciopero all’interno del terminal

614 tonnellate di esplosivi in transito e rifornimenti diretti alla logistica bellica della base di droni di Sigonella.

Fermiamo la logistica di guerra, smascheriamo il coinvolgimento dell’Italia in operazioni militari mai approvate dal parlamento. 30 ottobre sciopero internazionale dei lavoratori portuali contro guerra, riarmo e militarizzazione

In questi minuti decine di attivisti hanno dato avvio ad un’azione congiunta per bloccare la nave Sunaid X in arrivo nel porto di Livorno. Parliamo della nave che garantisce i rifornimenti alla base americana di Sigonella.

Diverse barche della Global Sumud Flotilla Italia sono impegnate in operazioni di disturbo in mare mentre attivisti e lavoratori si stanno recando presso l’ingresso del Terminal Darsena Toscana dove è diretta la nave. Non appena le operazioni di carico verranno avviate sarà proclamato sciopero in tutte le ditte coinvolte.

La DLA, l’agenzia logistica della Difesa degli Stati Uniti, utilizza la nave Sunaid X per collegare Livorno alla base militare di Sigonella, con trasporti che comprendono prodotti chimici sfusi, vernici, generi alimentari e batterie al litio destinate ai droni, oltre a batterie installate su apparecchiature la cui natura non risulta maggiormente specificata nelle informazioni in nostro possesso. Attraverso altre linee risultano inoltre spedizioni di Humvee (mezzi militari statunitensi) e di carichi non specificati verso Camp Darby.

Documenti ufficiali indicano un coinvolgimento di Sigonella nel supporto alle operazioni militari statunitensi collegate alla guerra contro l’Iran e in generale in Medio Oriente. Ufficiale anche la presenza di velivoli militari dell’esercito israeliano nel settembre dell’anno scorso, pochi giorni prima dell’abbordaggio alle barche della Flotilla diretta a Gaza. La base di Sigonella è la prova del coinvolgimento del nostro Paese nei recenti conflitti bellici e del genocidio Palestinese.

Ma non finisce qui. Da gennaio 2025 a maggio 2026, oltre 614 tonnellate di esplosivi di classe 1 dirette verso Paesi extra UE sono transitate nel nostro porto. Vogliamo sapere dove finiscono queste armi e chi si assume la responsabilità di farle transitare dalla nostra città.

I dati forniti dalla Capitaneria di Porto di Livorno in seguito alla richiesta della giornalista Linda Maggiori congiuntamente ai rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza del porto, parlano chiaro: tra gennaio 2025 e maggio 2026 sono transitate, per esportazioni verso Paesi extra UE, 614,15 tonnellate di esplosivi di classe 1, così suddivise:

* 234 tonnellate di motori per razzi con propellente.

* 0,45 tonnellate di articoli esplosivi classificati NOS, con informazioni non disponibili pubblicamente per la specifica natura della classificazione e i relativi vincoli di riservatezza.

* 379,8 tonnellate di cartucce per armi e proiettili.

Parliamo di centinaia di tonnellate di materiale esplosivo. E questi dati riguardano esclusivamente le esportazioni verso Paesi extra UE, smontando quindi la retorica delle esercitazioni interne o della NATO.

Quali criteri di sicurezza vengono applicati? Con quali verifiche si autorizzano carichi che, a detta delle informazioni fornite dalla capitaneria stessa, possono arrivare 20-30 tonnellate di materiale esplosivo per container? Quali controlli vengono effettuati sulle operazioni di movimentazione, sulle navi coinvolte e sulle destinazioni finali? E soprattutto: dove finiscono questi armamenti e per quali operazioni vengono utilizzati?

Non siamo di fronte a questioni astratte, abbiamo anche la contezza di collegamenti logistici tra il porto di Livorno e le infrastrutture militari statunitensi.

Vogliamo sapere quale ruolo svolge Livorno nella catena logistica della macchina bellica statunitense e nei conflitti attualmente in corso.

Un dato, in particolare, non può essere ignorato: nel settembre 2025 sarebbe avvenuta la spedizione più consistente tra quelle rilevate, pari a 142 tonnellate di esplosivi in sei container. Era il periodo in cui il genocidio del popolo palestinese continuava a provocare morte e distruzione.

La coincidenza temporale non dimostra, da sola, la destinazione di quel carico né un suo collegamento diretto con le operazioni militari in Palestina. Ma rende ancora più urgente conoscere i destinatari, gli utilizzatori finali e le autorizzazioni che hanno consentito queste spedizioni.

Da tempo denunciamo il coinvolgimento del nostro porto nelle dinamiche militari e nelle logiche sioniste e imperialiste degli Stati Uniti. Questi numeri rafforzano la necessità di quella denuncia e rendono inaccettabile ogni tentativo di liquidarla come allarmismo.

Ma non ci limitiamo a questo. Da tempo, portiamo avanti iniziative di sciopero sia nel porto di Livorno che in quello di Piombino ogni qualvolta riceviamo informazioni, attraverso la rete di lavoratori portuali, ferrovieri e operai di Piombino. Lo sciopero come strumento concreto per interrompere la catena del traffico di armi e la complicità con i bombardamenti e i genocidi in corso.

Presidi e blocchi, come quello del treno carico di armi tra Piombino e Pisa e sul ponte in via Mogadiscio per fermare l’uscita di una nave americana carica di mine proveniente dalla base di Camp Darby.

Un porto civile non può essere trattato come un semplice corridoio logistico, mentre si spostano armamenti e si alimentano apparati militari senza che la collettività possa conoscere le destinazioni e le responsabilità.

Noi lavoriamo in questo porto. Conosciamo i rischi, sappiamo cosa significa movimentare merci pericolose e non accettiamo che la sicurezza dei lavoratori, della città e del territorio venga subordinata agli interessi militari e ai profitti di pochi.

Non vogliamo essere ingranaggi di una macchina che produce guerra, devastazione e morte.

Per questo chiediamo trasparenza immediata sui carichi, sulle autorizzazioni, sui destinatari e sulle destinazioni finali degli armamenti già transitati, oltre allo stop completo del passaggio di esplosivi bellici nel nostro porto.

Non ci bastano risposte burocratiche e rassicurazioni generiche. Servono informazioni, responsabilità e scelte concrete per il futuro.

La guerra non può passare da Livorno

Il porto appartiene a chi ci lavora e alla collettività, non agli interessi dei padroni servi della guerra.

NON SAREMO VOSTRI COMPLICI.

NESSUN PORTO PER LA GUERRA. LIVORNO NON SI PIEGA!

- © Riproduzione possibile DIETRO ESPLICITO CONSENSO della REDAZIONE di CONTROPIANO

Ultima modifica: stampa
‹

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *