La incolmabile distanza tra il paese reale materializzatosi nello straordinario sciopero generale del 30 ottobre e il governo, viene addirittura amplificata nei contenuti della legge di bilancio che inizierà il suo percorso in Parlamento.
Alla definitiva consacrazione di una economia di guerra certificata dagli oltre 14 miliardi di aumento delle spese militari che caratterizzeranno il biennio 2027/2028, si accompagnano una serie di interventi che accresceranno quelle diseguaglianze sociali contro le quali circa due milioni di persone sono scese in piazza il 30 ottobre.
Il taglio di 7000 posti di lavoro nelle scuole che porta nel triennio 2025/2027 a un taglio degli organici superiore a 15.000 unità, contestualmente ai 200 milioni di fondi per le scuole non statali, è uno schiaffo alla richiesta di investimenti nella scuola pubblica al centro delle oceaniche proteste studentesche.
Il nuovo freno del 25 % al turn over per le assunzioni nel pubblico impiego è l’ennesimo colpo al settore pubblico e alla sua funzione e rimarca il passaggio da uno Stato sociale a uno votato alla logica della guerra.
L’ennesimo intervento sulle pensioni, con il taglio delle rivalutazioni per le pensioni superiori a 2450 euro lordi, costituisce una ulteriore stangata sulla pelle dei pensionati.
I 2,4 miliardi stanziati per la sanità nel 2026, dei quali una parte a beneficio dei privati, rappresentano un terzo delle risorse allocate nello stesso anno per la guerra, a riaffermare, caso mai ce ne fosse bisogno, quali sono le priorità per questo Governo.
Poi vi sono i consueti miseri e dannosi interventi sul fronte fiscale.
La tassazione agevolata per gli aumenti contrattuali del settore privato fino a 28.000 euro per gli under 30 (1% su una quota di reddito non superiore a 2500 euro) e solo per il 2027 è una mancetta fatta ricadere sulla fiscalità generale che incentiverà comunque le imprese a tenere bassi i salari sapendo che il netto in busta paga sarà più alto grazie agli effetti della detassazione.
L’ estensione dell’aliquota del 33% solo per il 2027 sui redditi superiori a 50.000 euro porterà pochi spiccioli per chi guadagna 52.000 euro e tanto risparmio fiscale per chi ne guadagna 300.000.
L’ estensione della flat tax a 100.000 euro per i lavoratori autonomi contribuirà a scassare ulteriormente il principio di progressività dell’imposta.
La richiesta rivolta a banche, assicurazioni e imprese di 5,9 miliardi nel 2027 (ma ê in corso lo scontro con l’Abi, quindi la misura potrebbe essere ridimensionata) anche attraverso l’innalzamento di 3 punti percentuali dell’Ires attualmente per questi settori al 27,5%, rappresenta comunque una aliquota ben al di sotto dell’aliquota media di un lavoratore dipendente e verrà comunque attutita dalla previsione di un sistema di detrazioni fino a 200.000 euro.
Dinanzi a queste misure, l’unica risposta ê il consolidamento di quella alleanza sociale tra generazioni e tra settori lavorativi che oggi sono accomunati dal peggioramento delle condizioni imposte dal binomio guerra riarmo/ carovita e attacco ai salari.
Questo governo non ha alcuna risposta da dare al paese se non quella repressiva.
Noi invece dobbiamo continuare il percorso intrapreso con lo sciopero generale del 30 ottobre contro la guerra, contro il carovita e per il salario, fino alla definitiva cacciata del governo Meloni.
12 dicembre: manifestazione nazionale a Roma!
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