Abbiamo lasciato passare un paio di giorni per mettere in fila idee, impressioni ed emozioni sulla grande giornata di sciopero internazionale dei porti del 30 ottobre, indetta da USB e sostenuta da diversi sindacati di base. Ora possiamo dirlo senza esitazioni: è stata una giornata di lotta importante, una mobilitazione riuscita, un segnale forte che nessuno può permettersi di ignorare!
Giovani lavoratori e giovani studenti, fianco a fianco, ancora più uniti, consapevoli e determinati delle mobilitazioni dello scorso autunno per la Palestina e per la Flotilla. Insieme siamo scesi in piazza anche il 19 luglio, non per limitarci a commemorare il G8 di Genova, ma per raccogliere e rilanciare il filo di quelle lotte, che a 25 anni di distanza continua ad attraversare le nostre vite.
Oggi siamo qui, più forti nella consapevolezza delle nostre ragioni, più lucidi di fronte agli inganni dei governi e agli interessi dei padroni.
Il 30 ottobre siamo rimasti al blocco del varco Albertazzi dal mattino fino al pomeriggio. Abbiamo mangiato nel piazzale, respirato il fumo delle torce e dei copertoni in fiamme, tenuto duro nei cordoni, senza arretrare. Ore di presidio, fatica e determinazione. Perché quando si decide di lottare, non si molla alla prima difficoltà.
Nelle prime ore del pomeriggio ancora una volta la città è entrata in porto. Ancora una volta abbiamo dimostrato, soprattutto alle multinazionali del mare, che il porto non è una proprietà privata nelle mani di pochi: il porto appartiene anche alla città, ai suoi lavoratori, a chi ogni giorno lo fa vivere e a chi non accetta che venga utilizzato contro i popoli e per alimentare le guerre!
Il corteo ha attraversato il porto e poi le strade della città, fino a piazza De Ferrari. Ci siamo arrivati portando con noi la memoria della grande battaglia del 30 giugno 1960 contro il governo Tambroni. E, accompagnati come sempre dalle note di “Stalingrado”, abbiamo ribadito da che parte stiamo: l’antifascismo non è una ricorrenza da celebrare, ma una pratica quotidiana, una linea di demarcazione, una bussola che continua a indicare la nostra strada.
Le giornate di lotta non sono mai prive di contraddizioni, discussioni e polemiche. Ma non permetteremo che qualche mugugno ci faccia perdere di vista ciò che conta davvero. La battaglia che Genova sta portando avanti contro il traffico di armi e contro il coinvolgimento dei nostri porti nell’economia di guerra è troppo importante per essere indebolita da polemiche di giornata. Qui è in gioco qualcosa di molto più grande.
I giovani ci stanno dicendo chiaramente che non hanno intenzione di regalare la propria vita alle guerre dei governi e dei padroni. Ci stanno dicendo che non vogliono un futuro fatto di riarmo, militarizzazione e precarietà. Vogliono scuole, sanità, salari dignitosi, diritti e possibilità di costruirsi una vita. Vogliono un futuro, non una guerra!
E noi saremo al loro fianco. Non a parole, ma nelle piazze, nei porti, nei luoghi di lavoro e in ogni spazio in cui sarà necessario organizzare il conflitto e costruire opposizione. Non faremo un passo indietro. Non lasceremo soli i giovani che stanno scegliendo di alzare la testa e di lottare per il proprio futuro.
Intanto, dall’altra parte, i padroni e le loro organizzazioni fanno i conti con i danni subiti. E sono danni pesanti. Perché il 30 ottobre abbiamo dimostrato che la forza del lavoro organizzato, quando incontra la determinazione di una generazione che non si rassegna, può fermare gli ingranaggi e mettere in discussione interessi che sembravano intoccabili.
Questo è il messaggio che lasciamo dopo il 30 ottobre: non ci siamo fermati quel giorno e non ci fermeremo domani. A chi era in strada con noi e a chi si unirà alle prossime mobilitazioni diciamo una cosa sola: la lotta continua, con ancora più determinazione.
Come ha gridato un ragazzo durante il corteo:
FIERI DELLA NOSTRA CITTÀ, SEMPRE FIERI DI GENOVA!
WORKING CLASS COMBAT!
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