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Sicurezza: se anche il palco del concertone del 1° maggio è irregolare…

Disoccupazione in rapido aumento, centinaia di migliaia di lavoratori in cassa integrazione, precarietà dilagante, cancellazione del contratto nazionale e delle garanzie contro i licenziamenti arbitrari e per motivi economici. E potremmo continuare a lungo. Non mancherebbero certo i motivi per organizzare, in occasione del 1° Maggio, manifestazioni, presidi, convegni, momenti di lotta e denuncia. Ma non sarà così. Solo alcuni sindacati di base – e non in tutto il Paese – e una parte dei lavoratori del commercio che le grandi multinazionali vorrebbero obbligare a lavorare anche in una data simbolica come quella del 1° maggio saranno mobilitati in una giornata caratterizzata anche quest’anno dal grande evento musicale di Piazza San Giovanni. Buona musica, messaggi ecumenici e buoni sentimenti in una giornata in cui la classe lavoratrice dovrebbe mostrare i muscoli, come avviene in ogni altro paese del mondo. Ma in Italia no, il Primo Maggio va in scena una kermesse che alla mobilitazione sostituisce la canzone. Una vecchia polemica.

Che però una notizia battuta ieri da alcuni – pochi – media potrebbe riaprire. Visto che ieri i Carabinieri che si sono presentati a Piazza San Giovanni, a Roma, dove da alcuni giorni è in via di montaggio il megapalco che martedì ospiterà decine di artisti, hanno trovato molte cose che non andavano.
Il bilancio dei controlli è stato di otto denunce e 43mila euro di multa. Nel mirino sono finite le otto ditte responsabili dei lavori, sei delle quali impegnate nel montaggio dei tre palchi mobili e altre due nelle operazioni di facchinaggio. I Carabinieri non hanno trovato nessun lavoratore in nero all’opera nel cantiere – ed è già qualcosa – ma numerose irregolarità amministrative sui rapporti di lavoro di alcuni dipendenti, che hanno portato a sanzioni per un importo complessivo di circa 10mila euro. Per violazioni in materia di sicurezza sul lavoro, poi, sono state denunciati 8 responsabili per la mancata osservanza delle norme di sicurezza per i lavoratori. Per lo stesso motivo, le aziende coinvolte sono state multate per una cifra totale di 43mila euro. Non un bello spot per chi si riempie la bocca di belle parole sui diritti dei lavoratori e sulla necessità della sicurezza.
Naturalmente gli organizzatori del megaevento mediatico – i sindacati confederali in primis – si difendono, parlano di irregolarità «fisiologiche per un cantiere di tali dimensioni, con 180 lavoratori regolarmente contrattualizzati». Presi in castagna i portavoce dell’organizzazione promotrice minimizzano: «Dopo una lunga verifica i carabinieri hanno rilevato irregolarità tali da non dover comportare né il sequestro né il fermo del cantiere, neanche parzialmente». Marco Godano, il responsabile del concertine, durante una conferenza stampa realizzata ieri, aveva anche sottolineato che per tutelare i lavoratori e evitare altri incidenti come quelli avvenuti recentemente in altri tour «sono stati allungate a una settimana le operazioni di montaggio e smontaggio». Segno che le denunce dei lavoratori e i controlli nei cantieri dei concerti servono.

Ieri in Piazza San Giovanni è comparso uno striscione che recitava «Matteo: non una stella in cielo, solo un altro operaio morto», in riferimento a Matteo Armellini, l’operaio morto a marzo nel crollo del palco durante l’allestimento del concerto di Laura Pausini a Reggio Calabria. Pochissimi giorni fa gli “amici di Matteo” avevano indirizzato una lettera aperta agli artisti che il Primo Maggio si esibiranno in nome dei diritti dei lavoratori e della giustizia sociale. La riportiamo di seguito.
 

“Scriviamo questa lettera a chi tra una settimana salirà sul palco del 1° Maggio. Sappiamo che non siete i soli a cui dovremmo scrivere, ma ci sembra giusto rivolgerci per prima cosa a voi che avete scelto di partecipare alla festa dei lavoratori.
Specialmente in un momento come questo è molto facile rassegnarsi alla propria impotenza; le decisioni sembrano prese tutte in contesti inavvicinabili, guidate da criteri irragionevoli e interessi meschini. Il timore che dopo gli incidenti di Trieste e Reggio Calabria nulla cambi, ci spinge però a forzare questo senso di impotenza e a chiamare in causa chi invece ha la possibilità concreta di intervenire.
Suonare al concerto del 1° Maggio dovrebbe rappresentare qualcosa di più di una semplice esibizione tra le tante. Significa riconoscere la dignità di ogni lavoratore, celebrarne le conquiste e implicitamente considerarne le fragilità, specialmente in questo momento in cui va sbriciolandosi ogni diritto, ogni tutela, ogni certezza.
Durante la vostra esibizione centinaia di migliaia di persone guarderanno verso il palco senza vedere ciò che è “dietro” lo spettacolo.
Ci piacerebbe ricordare che anche questo palco voluto dai sindacati, sia frutto, come tutti gli altri, del lavoro invisibile di molte decine di persone alle quali questo sistema produttivo non riconosce, nella realtà dei fatti, diritti ormai considerati fondamentali. Non è la sede per entrare nello specifico, ma vogliamo comunque sottolineare che figure professionali quali rigger, scaffolder e facchini che rendono possibile ogni volta il funzionamento del gigantesco macchinario dello spettacolo, lavorano senza neppure un contratto specifico per la mansione che svolgono, senza un sistema di regole relative a turni e orari di lavoro e in condizioni di sicurezza spesso esistenti solo sulla carta. Sono molti gli aspetti che necessiterebbero di un serio intervento di riforma. Basti pensare che la formazione professionale in molti casi rimane a carico del lavoratore, così come la copertura assicurativa e l’attrezzatura di sicurezza. A questo si aggiunge la poca chiarezza nell’intreccio di responsabilità e competenze tra società di produzione, promoter, service e cooperative nella gestione di tour e spettacoli live.
E’ in questo scenario che chiediamo a voi artisti, vertice della piramide e in ultima analisi committenti di tutto questo macchinario spettacolare, di non sentirvi estranei.
Riteniamo che non si possa più far finta di nulla, pensando che gli incidenti siano casuali e non avvengano al contrario a causa di scelte finalizzate alla massimizzazione del profitto. Vi chiediamo espressamente di usare il potere che forse non sapete di avere: il potere di riappropriarvi della possibilità di una scelta etica, cambiando modello di business, selezionando con cura e in base a precise garanzie le aziende e le strutture a cui affidarvi, vigilando e tutelando le parti più deboli di questo processo. In particolare vi invitiamo a fermare la megalomania faraonica delle produzioni, garantendo ritmi lavorativi e turni più umani.
E’ necessario che alle dichiarazioni pubbliche seguano i fatti, ancor di più ora che con l’estate il numero degli eventi live raggiunge il suo apice. La nostra non è un’accusa, è solo un invito a liberarvi da una complicità morale che comunque si riflette sulla vostra immagine.
Dopo i fatti di Reggio Calabria e Trieste non si abbassi la guardia, non si può più fare finta di niente e aspettare un’altra morte”.

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