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La Germania studia la ristrutturazione del debito greco

È infatti ormai chiaro che quelle ricette non stanno producendo risultati. La Grecia affoga nella deflazione, le attività economiche si contraggono, la popolazione – con salari ridotti – non può alimentare i consumi e quindi le vendite, le aziende chiudono.

I più feroci nell’imporre il giogo erano stati i tedeschi della signora Merkel, triste massaia preoccupata soltanto di ridurre le perdite per le banche teutoniche (quelle che hanno in cassaforte la maggior quantità di titoli di stato ellenici). Ma ora bisogna arrendersi all’evidenza e preparare un “piano B”.

La Germania ha dunque messo a punto proposte per ristrutturare il debito sovrano della Grecia nel caso in cui le riforme economiche si rivelassero inefficaci per superare la crisi. Il Financial Times rivela che la Germania pensa di evitare il peggio «persuadendo Atene a offrire a chi detiene titoli una ristrutturazione volontaria attraverso strumenti usati in passato dal Fondo monetario internazionale».

E ci sono anche diversi scenari, «Un’idea è incoraggiarli a scambiare i rischiosi bond greci a prezzi di mercato con più sicuri titoli garantiti dalla zona euro, una soluzione simile ai ‘Brady bond’ emessi negli anni Ottanta», per convertire i titoli di stato di molti paesi latinoamericani in una nuova varietà di titoli dopo il crac dell’Argentina.

La seconda prevede invece che un «trust della zona euro, come l’European financial stability facility, acquisti i bond, ne estenda la scadenza o li ritiri; un sistema simile è stato usato in passato dall’Fmi per aiutare i paesei più poveri».

Nel cassetto ci sono anche altre possibilità, ma la Germania preferisce dare la priorità a soluzioni «market friendly»; che non sconvolgano improvvisamente le “quotazioni di mercato” dei titoli a rischio (sarebbe una soluzione traumatica per chi detiene quei titoli, come appunto le banche private tedesche). «Il governo da tempo ha cominciato a prepararsi per una ristrutturazione del debito della Grecia, ma nessuno di questi piani funzionerà se la Grecia non è d’accordo».

Il governo greco ha annunciato una manovra da 23 miliardi entro il 2015. Oltre agli interventi già attuati, il piano di risanamento prevede circa 50 miliardi di privatizzazioni nel settore delle telecomunicazioni (ridotta entro il 2011 la partecipazione pubblica del 20% in Hellenic Telecoms (OTE), già controllata da Deutsche Telekom con una quota del 30%), dell’energia (una quota della compagnia elettrica Dei, tramite la riduzione dal 51% al 34% della quota pubblica entro il 2012, con un incasso previsto da 12 a 16,5 miliardi) nonché la cessione nel 2012 di tutta la partecipazione (34%) in Opap, la più grande società di lotterie e scomesse d’Europa. L’obiettivo disperato è ridurre del 20% il debito pubblico entro il 2013 e uscire dalla spirale degli interessi.

Le altre misure (citando dall’ovviamente informatissimo Sole24Ore): “Il Demanio venderà beni demaniali per 15 miliardi nel periodo 2011-2013 comprese le faraoniche attrezzature costruite per i Giochi olimpici del 2004 e da allora inutilizzate. In programma poi il taglio nel 2011 della partecipazione del 34% nella società del gas (Depa) e la privatizzazione parziale degli acquedotti di Atene (Eydap) e di Salonicco (Eyath). Nel settore finanziario si prevede l’entrata di un socio strategico in Hellenic Post (Elta) nel 2012, la riduzione della partecipazione in Agricultural Bank (Ate Bank) e la vendita delle attività commerciali della Cassa Depositi e Prestiti. Sul fronte delle infrastrutture verrà rinnovata nel 2012 la concessione per l’aeroporto di Atene al consorzio guidato dalla tedesca Hochtief e si prevede la graduale riduzione della quota del Tesoro (che oggi ha il 55%). Verrà ceduta la Hellenic Railways (Trainose), la società di sviluppo dei treni oltre alle attività immobiliari di Gaiose (succursale della Trainose). Il Governo cercherà di formare aziende miste (pubblico-privato) per la gestione del porto di Atene, una roccaforte dei camalli ellenici”.

Mentre finora il premier George Papandreou ha escluso la necessità di ristrutturare il debito, come del resto chiedevano la Germania e le agenzie di rating.

Non ci poteva essere dimostrazione più chiara di chi sia a comandare il gioco del “rientro dal debito”, cercando di ridurre le proprie perdite (la Germania) o addirittura di guadagnarci sopra (le agenzie di rating). Ma anche del chi sia a pagare il prezzo di queste scelte.

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